Roll over Beethoven. Chuck Berry, la chitarra che ha cambiato la musica e ha rivoluzionato le performance live

Si è spento domenica 19 marzo, all’età di 90 anni Chuck Berry, cantante e chitarrista americano, animale da palcoscenico, performer a tutto tondo e vera leggenda del rock’n’roll. È morto a casa, nel suo Missouri tanto amato e odiato al tempo stesso, che lo ha cullato in giovane età facendolo crescere a pane (poco) e musica bianca del luogo (tanta), che lo ha visto acclamato, ripudiato sia da bianchi che da neri, perché un nero che suona musica da bianchi faceva offendere tutti, e perfino in galera nel suo periodo di maggior successo, giudicato più severamente di un qualsiasi bianco. Se essere liberi vuol dire osare oltre il lecito, Chuck Berry, ultima leggenda del rock’n’roll ancora in vita, ha vissuto i suoi 90 anni osando ed è stato libero sino all’ultimo minuto, spegnendosi serenamente tra le braccia dei cari.

Proprio a lui, e a Elvis Presley, si deve la nascita del rock’n’roll per come lo intendiamo adesso, un’evoluzione del rockabilly (cioè il rock degli hillbilly, il nome dispregiativo che negli stati uniti viene attribuito ai “cafoni di campagna”) e del country, vale a dire generi bianchi, e del rhythm and blues, a tinte esclusivamente nere: dalla fusione di questi generi, operata in un senso da Elvis, il bianco che cantava come un nero, e nell’altro da Chuck, il nero che faceva canzoni da bianco, è nata la storia della musica moderna.

La sua storia è la storia dei suoi grandi successi che infiammavano i jukebox e che hanno dato un nuovo significato alle classifiche musicali, a partire da Maybellene, suo primo singolo risalente al 1955 e considerato uno dei primi brani rock in assoluto, che rimase al primo posto delle classifiche di R&B per nove settimane.

La comunicazione inviata a Chuck Berry che la sua Johnny B. Goode sarebbe stata mandata nello spazio

La comunicazione inviata a Chuck Berry che la sua Johnny B. Goode sarebbe stata mandata nello spazio

Berry , anche soprannominato ‘crazy legs‘ per il suo modo di ballare muovendo le gambe mentre suonava, ha influenzato generazioni di musicisti. La rivista Rolling Stone, inoltre, lo ha inserito nella lista dei 100 migliori artisti di sempre dopo i Beatles, Bob Dylan, Elvis e i Rolling Stones. Ma la sua Johnny Be Goode viene considerata la 7a miglior canzone di sempre dalla stessa rivista, tanto da essere spedita nello spazio con la navicella spaziale Voyager come uno dei tre esempi della musica degli States e come rappresentazione del rock & roll fra le imprese culturali dell’umanità.

Si può dire quindi che Chuck Berry sia uno dei principali responsabili della nascita dei Beach Boys, dei Beatles e degli Stones, e di tutti gli altri grandi nomi che si sono susseguiti in seguito nella storia del rock, ma anche che sia stato una delle figure principali all’interno del panorama musicale per far ottenere ai neri americani i pari diritti che ogni uomo dovrebbe avere garantiti. Negli anni 50 infatti la musica, divenuta fenomeno pop, si erge improvvisamente a primo mezzo in grado di attraversare le barriere razziali e il merito è principalmente del rock’n’roll e dei gusti del futuro re Elvis che rispolvera e reinterpreta degli standard blues fino a venire etichettato come un bianco che canta come un nero. In quegli anni però Chuck Berry fa il percorso esattamente contrario, partendo dalle radici country, da un genere esclusivo dei redneck, i bianchi razzisti zotici e schiavisti del sud est degli States, si afferma come un nero che canta come un bianco, venendo anche lui inizialmente discriminato e malvisto per questa sua scelta artistica.

Lasciando da parte i meriti storici e sociali, di Chuck Berry nella cultura pop si ricordano principalmente una chitarra virtuosa, che affondava la sua base nel country, spiccava il volo con il blues ed echeggiava da ogni jukebox grazie a versi diretti, brevi e accessibili, diventando l’inno imperituro di una generazione di adolescenti;  la celebre ‘duck walk‘ e più in generale il suo modo di stare sul palco, molto più irrequieto, dinamico ed eccentrico di quanto mai nessuno avesse fatto fino ad allora; e innumerevoli citazioni, rimandi e canzoni presenti in serie tv, film e persino in videogiochi: due delle scene più conosciute del cinema moderno sono ritagliate costruite ad hoc su una canzone di Chuck Berry, Johnny B. Goode in Ritorno al Futuro e You Never Can Tell in Pulp Fiction.

Riportando le parole del New York Times: “Mentre Elvis Presley era la prima pop star del rock, beniamino delle adolescenti, Chuck Berry ne era il teorico e genio concettuale, l’autore che capiva cosa i ragazzi volevano ancor prima che loro stessi lo sapessero”. E da allora, in effetti, è avvenuto quello che si augurava nei versi di una sua celebre canzone: “Dacci un taglio con sto Beethoven, dacci dentro con il Rhythm and Blues!”

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By | 2017-03-20T11:23:03+00:00 19/03/2017|Categories: Focus on (Magazine), Musica, Musica leggera|Tags: , , , |Commenti disabilitati su Roll over Beethoven. Chuck Berry, la chitarra che ha cambiato la musica e ha rivoluzionato le performance live

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Traduttore (di Football Manager, ma anche di cose più serie), germanista, ex scout (ma "scout una volta, scout per sempre"), ama guidare l'auto ma anche spostarsi in bicicletta e fare trekking in montagna. Appassionato di astronomia, calcio, formula 1 e soprattutto di musica. Per radioincorso.it conduce Tribute, cura maniacalmente la scelta musicale dei programmi che lo vedono in conduzione, ha un debole per i programmi tematici e recensisce concerti, ma dei gruppi che piacciono a lui perché il suo motto è #SomeSongsAreBiggerThanOthers