I 10 miti della scienza da superare

La storia della scienza è fatta di dogmi che crollano. Abbiamo sempre più nozioni e mezzi migliori per indagare e mettere alla prova quello che crediamo di sapere. A volte capita che alcune idee consolidate diventino obsolete. Questi sono 10 esempi di cognizioni scientifiche da mandare in pensione.

1- Il QI non dice quanto sei intelligente. “Non c’è alcun motivo per credere – e molti motivi invece per non credere – che la misura del cosiddetto QI rifletta una qualche capacità cognitiva” – Scott Atran, antropologo al National Center for Scientific Research di Parigi.

Già da tempo si diffidava dei test per calcolare il quoziente intellettivo, ora è davvero arrivato il momento di buttarli via. Rimarranno per il divertimento di chi vorrà provare a battere il 160, il QI di Einstein, Bill Gates e di Stephen Hawking.

2- Il mondo non è in 3D. “La teoria delle stringhe predice che il mondo abbia più di tre dimensioni spaziali” – Gordon Kane, fisico delle particelle e cosmologo alla University of Michigan.

Quante sono dunque? Forse 10. Secondo altre teorie (teoria bosonica) potrebbero essere anche 26.

3- L’infinito. “Diciamolo: nonostante il loro fascino seducente, non abbiamo alcuna evidenza osservazionale per l’infinitamente grande né per l’infinitamente piccolo” – Max Tegmark, fisico al Mit.

Della serie “se non vedo non credo”.

4- Scienza non equivale a dire tecnologia. “L’espressione – scienza e tecnologia – presuppone un’inseparabilità che potrebbe non essere così certa come pensiamo. Ci può essere scienza senza tecnologia e ci può essere tecnologia senza scienza” – George Dyson, storico della scienza. Pensiamo alle scienze umanistiche, spesso discriminate.

5- I robot non possono sostituire le persone. “Affinché un amico artificiale diventi la nostra nuova normalità, dovremmo cambiare noi stessi, i nostri valori e le connessioni umane – Sherry Turkle, psicologa al Mit.

Non solo il mondo fantascientifico, ma anche la cultura popolare sono ricchi di esempi di amicizia fra robot e umani, come nel noto cartone “Futurama”.

Non ci sarà quindi un cuore per l’uomo di latta. (La cinefila che è in me non può non consigliarvi la visione dell’ “Uomo Bicentenario”, uno dei film migliori di Robin Williams e “Almost Human”, nuovissima serie tv americana ispirata a “Io, Robot”).

6- La scienza non si misura nelle risposte che sa dare, ma nelle nuove domande che pone.  “Lasciateci misurare il progresso non in base a cosa viene scoperto, ma piuttosto attraverso la lista crescente dei misteri che ci fanno presente quanto poco sappiamo” – Paul Saffo esperto di tecnologia e professore a Stanford.

7- La selezione naturale non è l’unico motore dell’evoluzione. “Negli ultimi anni abbiamo evidenze dell’ereditarietà epigenetica attraverso un’ampia gamma di tratti morfologici, metabolici e anche comportamentali” – Athena Vouloumanos, psicologa alla New York University.

Lamarck alla riscossa. Prima di Darwin questo evoluzionista sosteneva che una creatura poteva acquisire dei tratti durante la sua vita e passarli alla prole. Questa teoria era stata accantonata con sopravvento Darwin, ma recentemente si è visto che in realtà le due teorie convivono, che sono entrambe dei fattori da considerare nella sopravvivenza di una specie e che si possono applicare alla genetica.

Dulcis in fundus, dedicato a chi ancora suda freddo al pensiero di fisica e matematica.

8- I misteri dell’entropia. “No, non dobbiamo rimuovere il concetto di entropia, ma forse dovremmo darle meno importanza e riconoscere il paradosso che crea” – Bruce Parker, professore al Center for Maritime System.

Il paradosso in questione è noto come paradosso di Gibbs e, la faccio molto molto breve, viola il secondo principio della termodinamica, prevedendo una diminuzione di entropia in un sistema isolato. Scandalo.

9- I limiti della statistica. “Dovremmo essere attenti a non legarci troppo a statistica e scienza dei dati abbandonando i metodi classici per scoprire le eccezionali verità della natura”- Emanuel Derman, professore di finanza alla Columbia University.

I politici ne sanno qualcosa a proposito di fare troppo affidamento su dati statistici raccolti male.

10-E quelli della geometria. “Continueremo a usare la geometria come utile branca della matematica, ma è ora di abbandonare l’idea che essa sia la descrizione dello spazio fisico” – Carlo Rovelli, fisico alla Aix-Marseille University.

Se questo articolo vi ha incuriosito la discussione su preconcetti e idee scientifiche superati continua su edge.org con il contributo di 176 menti brillanti.

Commenti Facebook
By | 2014-01-22T09:35:29+00:00 22/01/2014|Categories: Scienza&Ricerca|Tags: , , , , , , |0 Comments

About the Author: