16 minuti di applausi a Venezia per "Bella addormentata" di Bellocchio: un film non ideologico ispirato al caso Englaro

Mentre a Roma in via Tuscolana, 230 lavoratori di Cinecittà continuano lo sciopero, a Venezia, nell’ultimo giorno della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, la favola del cinema italiano continua ancora nonostante si sia sentita anche lì la conseguenza della spending review già iniziata autonomamente anni fa dal presidente della Biennale, Paolo Baratta.

C’era una volta una bella addormentata…una, che poi invece sono diventate molte nell’ultimo film di Marco Bellocchio dal titolo appunto “Bella addormentata”, uno dei tre film italiani in concorso.

In un articolo di Maurizio Caverzan, apparso su Il Giornale nei giorni scorsi, sembrava che il Festival non fosse ancora decollato, anzi addirittura “un mortorio”. La speranza era riposta in Bellocchio. Già da due giorni nelle sale, al Festival veneziano il film ha ricevuto infatti 16 minuti di applausi.

Questo nuovo lungometraggio del regista piacentino introduce quattro protagoniste o forse cinque, dipende dai punti di vista. C’è Maria (Alba Rohrwacher), attivista contro lo stop delle terapie: è la figlia del senatore Beffardi di Forza Italia (Toni Servillo), indeciso se seguire la propria etica o quella del partito; c’è un’attrice (Isabelle Huppert) con la figlia in coma e poi, colei che ha dato il titolo al film, Rossa (Maya Sansa), la tossicodipendente, che cerca di essere dissuasa dal suo medico (Pier Giorgio Bellocchio) dal suicidarsi.

Al centro della trama, dunque, quattro storie diverse, che galleggiano nel mare aperto della domanda esistenziale, ma non dogmatica: “qu’est-ce qu’on fait de la libertè, même si on nous donne la possibilitè de mourir?” (“cosa ce ne facciamo della libertà, anche se ci viene data la possibilità di morire?”), spiega in conferenza stampa una delle attrici protagoniste, la parigina Isabelle Huppert.

Una questione che ha fatto rumore e che si ricollega a un fatto recente, avvenuto in Italia: il caso Englaro. Però, tra le varie protagoniste, l’unica che non compare mai veramente è colei che rivive gli ultimi giorni di Eluana Englaro, la ragazza di Lecco, morta nella clinica “La Quiete” di Udine il 9 febbraio 2009 dopo 17 anni di “vita” allo stato vegetativo a seguito di un incidente stradale. Un soggetto preso non a caso da Bellocchio, che tuttavia il regista inserisce nel suo nuovo film con ponderazione. Lo stesso padre di Luana, in una lunga intervista uscita ieri sull’Espresso, ha detto  al giornalista Tommaso Cerno che non si tratta di un “lavoro ideologico”, ma piuttosto di “un grido di libertà che poteva essere di mia figlia, se al suo posto ci fossi stato io”.

La quinta bella addormentata, che riposa sotto gli uncinetti di questa intricata maglia al contempo metaforica e reale, è la nostra Italia. Il quadro politico che emerge dal film tira fuori un paese ancora bloccato, il quale non lascia respirare quell’articolo della Costituzione che dichiara l’Italia un paese laico. In occasione di questa vicenda, la Cassazione ha dovuto riconoscere la carenza, nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano, di un’organica disciplina normativa destinata espressamente a regolamentare la materia dell’ “interruzione volontaria della vita”. In quel clima di continue lotte, che attraversarono dal 1992 al 2009 non solo la vita della famiglia Englaro, ma l’Italia intera, portando una svolta decisiva nell’ambito giuridico, emerse anche l’opinione cattolica, l’altra parte della medaglia, che anche appare nel film.

Esponente di quest’altra sponda del fiume risulta Adriano Pessina, professore di Filosofia della persona all’Università Cattolica di Milano, oltre che direttore del Centro di Ateneo di bioetica, intervistato da Paolo di Stefano negli scorsi giorni su Il Corriere. Pessina afferma infatti che per far convivere in una società spirito laico e fede “C’è una religiosità non confessionale, ma umana, che può aiutare a creare una vera dialettica”.

Un fermo immagine del trailer di "Bella addormentata"

Entrambi i punti di vista emergono in questo probabile capolavoro “bello e necessario”, come hanno affermato molti critici cinematografici, che hanno anche ringraziato Marco per le emozioni suscitate. Un lungometraggio in cui “Marco Bellocchio – commenta con determinazione l’inviato del Tg2 Festuccia – sembra usare un cannocchiale al contrario: ci fa vedere le cose grandi piccole, le cose piccole grandi. Un suo affresco straordinario di un’Italia fatta di tanti piccoli pezzi, che ci da un solo unico ritratto di una grandissimo problema che ci è sembrato del passato, invece era solo 4 anni fa, un’Italia di ieri che quasi non c’è più”.

Oggi la scelta finale spetta alla giuria composta da un solo membro italiano, il regista Garrone e da Michael Mann (presidente), Marina Abramovic, Laetitia Casta, Peter Ho-Sun Chan, Ari Folman, Ursula Meier, Samantha Morton, Pablo Trapero.  Tra i film favoriti compaiono “The master” di Paul Thomas Anderson, ispirato a Scientology con Philip Seymour Hoffman e “Pietà”, dramma coreano di Kim Ki-duk, e anche “Bella addormentata”.

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By | 2012-09-08T17:00:41+00:00 08/09/2012|Categories: Cinema|Tags: , , , , , |0 Comments

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