Under 35, quasi sette milioni ancora a casa con mamma e papà

Ce lo aveva già detto il ministro del governo Prodi II, Tommaso Padoa Schioppa,  lo aveva ribadito un altro ministro, Renato Brunetta, pochi anni più tardi: i giovani italiani sono dei mammoni. Oggi è arrivata, implacabile e deprimente, come di consueto, la conferma dell’ISTAT. I numeri parlano chiaro. Ben il 61,2% dei giovani under 35 non sposati vive con i genitori, una somma di due punti superiore a quella registrata nel 2012. Con l’ultimo aumento, pari a 31mila ragazzi, la cifra totale è arrivata a toccare i 7 milioni, con due grandi schieramenti che usano i 24 anni come spartiacque. La fascia 18-24 contiene3 milioni 864 mila mammoni, mentre quella 25-34 ha l’onore di ospitarne 3 milioni 100 mila. Il fenomeno sembra comunque più accentuato al Sud, dove le percentuali sulla popolazione totale di amanti della casa paterna e materna si alzano di quasi 10 punti. I maschi sembrano primeggiare nell’amore del “nido”; 7 su 10 preferiscono non allontanarsi dalla famiglia (e se lo fanno in media la loro nuova dimora dista 30 minuti a piedi dall’ex abitazione) mentre le ragazze si attestano su un valore pari al 53%.

Tommaso Padoa Schioppa, fu lui a coniare il termine “bamboccioni” per i giovani che ancora vivono con i genitori.

Mettendo da parte le incoraggianti stime dell’ISTAT, sembra doverosa una riflessione più accorta su questo fenomeno che ci riguarda così da vicino. Va tenuto presente che probabilmente la gran parte dei giovani dei quali si parla in queste cifre non si sente a suo agio quando si sente definito mammone o banboccione da politici e società. Sarebbe forse preferibile per loro andare via di casa e cominciare a costruirsi una nuova famiglia o una nuova casa, cominciando a lavorare, smettendo così di pesare sulle spalle e sulle tasche dei genitori. Peccato che questo risultato non sia così facile da ottenere. Pur non considerando la crisi economica degli ultimi anni, il nostro paese è sempre stato contraddistinto da un mercato del lavoro estremamente statico, con fenomeni di baroneria generalizzata che hanno sempre impedito un naturale ricambio generazionale, fino ad arrivare alla drammatica situazione odierna. Gli stessi ministri che hanno coniato questi infelici epiteti sono i primi che avevano il potere per fare qualcosa e nulla hanno fatto.

È impossibile chiedere ai giovani di crescere e diventare autonomi se prima non si creano i presupposti perchè ciò avvenga. Siamo il fanale di coda in Europa per spesa nell’Istruzione, nella ricerca e nella cultura ma ancora ci stupiamo che tutte le nostre migliori menti emigrino all’estero e anzi, studiamo arguti piani per il rientro dei cervelli che puntualmento restano lettera morta. Per creare i posti di lavoro che servono ai giovani per uscrire da questo empasse generazionale ci voglioni dei seri investimenti e profonde riforme del sistema nel suo complesso, non gli “apprezzamenti” di ministri che poi si limitano a stare a guardare.

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By | 2014-02-10T09:55:57+00:00 10/02/2014|Categories: Politica|Tags: , , , , |0 Comments

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Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.