A Parigi una sublime collezione per raccontare la moda dagli anni '90 ad oggi.

Raccontare gli anni novanta e la prima decade del ventunesimo secolo non è un’impresa affatto facile, soprattutto se si cerca di farlo attraverso i cambiamenti che oltre alla società, hanno cambiato anche il costume e la moda. Ci prova in tal senso la mostra “Les années 1990 & 2000 – histoire idéale de la mode contemporaine vol. 2”, allestita nel suggestivo palazzo del museo delle arti decorative di Parigi, visitabile fino all’8 maggio 2011.

Il ventennio appena trascorso è stato dunque un periodo di forti cambiamenti storici, politici e soprattutto culturali, che gli stilisti hanno cercato di tradurre a modo loro, nelle loro collezioni, attraverso i loro abiti e  soprattutto attraverso la sperimentazione, grande ispiratrice dei nuovi talenti del fashion design.

La mostra si apre proprio con uno di questi sperimentatori dello stile, ovvero Martin Margiela, che dalla giacca fatte di parrucche bionde all’abito fatto in lacci da scarpe, ha rotto gli schemi della tradizione sartoriale. Lo stilista, d cui tuttora non si conosce l’identità si è formato alla scuola di Anversa, fucina di grandi talenti contemporanei, che, ognuno a modo suo, hanno segnato il passaggio alla modernità, con un pizzico di ponderata trasgressione. Tra questi a seguire troviamo gli abiti in bianco e nero di Ann Demeulemeester, che sovverte le geometrie e introduce materiali e forme innovative. Della scuola belga non manca l’eclettico Dries Van Noten e i suoi abiti che sono una sfavillante palette di colori nostalgici, che guardano verso oriente, con casacchine patchwork e intrecci di argenti. Gli accostamenti sono bizzarri, ma mai casuali.

Le luci dell’esposizioni si fanno scure e da un’ampia vetrina nera spuntano i lunghi e castigati paltò carbone di Veronique Braquinho, che evocano una misteriosa sobrietà.

L’ultimo ventennio ha visto scendere in passerella anche tantissimi creativi del Sol Levante, che dall’Oriente hanno portato una ventata di modernità nei materiali e nelle forme, come Issey Miyake, che ha creato lunghi abiti plissettati e metallici, in nero e argento, con improbabili copricapo a forma di moderne pattumiere.

Rei Kawaboko, per la linea Comme des Garçons, ha creato negli anni delle vere e proprie opere d’arte. Indimenticabili gli abiti che si gonfiano come chewing gum, che trasformano le modelle in eleganti statue futuriste.

Tra i nipponici non può mancare Yoshij Yamamoto e non possono mancare i suoi abiti classici e d’ispirazione ottocentesca, destrutturati e rivisti in chiave moderna. I colori prediletti da Yamamoto sono il rosso, il beige e il nero, senza molte fantasie, ma lasciando gran spazio al taglio e alle simmetrie, ovviamente scomposte.

A rappresentare l’Italia ci pensa il rigore di Prada, con i suoi cappottini lineari, le sue fantasie anni sessanta, che a tratti ricordano le tappezzerie di austeri uffici. Tutte le modelle indossano austeri calzettoni e per i pezzi più audaci, la maison milanese non ha lesinato piume o fronzoli in plexiglass. Direttamente da Milano, anche i pezzi unici di Dolce & Gabbana, che fanno riassaporare in pieno gli anni ’90 con i body tempestati di pietre colorate e ciondoli in oro, simbolo di un’opulenza sintetica ed eccesiva, molto in voga i quegli anni.

L’esposizione, ben organizzata e arricchita da schermi al plasma, su cui è possibile vedere le sfilate originali per ogni stilista, prosegua al piano superiore, dove a farla da padrone sono per lo più i francesi. Si parte però con una casa di moda, E2, che amava ridare vita a pezzi storici di tante grandi maison, reinventa doli con nuove forme ed usi. Troveremo pertanto top e vestitini realizzati con gli intramontabili foulard di seta griffati Chanel, Hermes o Dior, ma anche cappotti patchwork e vestitini impreziositi da bottoni e passamanerie.

Tra gli artisti più rivoluzionari e scenicamente efficaci, non manca il duo olandese Viktor & Rolf e il compianto Alexander McQueen. Per i primi sono stati scelti abiti neri e monocromatici con linee esageratamente maschili, come la maxi cravatta e i pantaloni a vita alta, portati con camicette in similpelle con rouges e volant barocchi. Il pezzo forte della collezione è l’abito in stile vittoriano, rigorosamente nero, ton sur ton. Per Mc Queen invece un unico pezzo, che vale però tutta l’esposizione. Un abito di ciniglia grigia, tempestata di ricami in perline, pailettes e brillanti, dove fiocchi e geometrie si perdono in un sogno onirico, per scemare sul fondo, dove un tripudio di piume marabù nere completa l’opera.

Per John Galliano, il trionfo della creatività è doppio. Due infatti le teche dedicate allo stilista. Per quella della sua linea personale, lo stilista britannico propone due fantastici abiti in shantung di seta, che sono un tripudio di balze in nero e arancio, gonne gonfie e cappelli d’ispirazione orientale, come del resto le calzature, delle vere e proprie geta giapponesi, che creano quasi vertigini. Da anni Galliano disegna anche per Dior. Per il marchio francese a colpire su tutti un importante abito scultura di shantung color panna, con fiori dipinti a mano. Una vera e proprie tela titanica con soffici pennellate di colori pastello.

Per Vivienne Westwood i curatori della mostra hanno scelto di esporre i bizzarri tailleur scozzesi, dai tagli irregolari, con variopinti fagiani come copricapo. Per la sera invece un luminosissimo abito con bustier in diamanti e un lungo strascico di piume color cipria.

L’ecletticità c’è anche per Jean Paul Gaultier e i suoi abiti che sono vere e proprie rivisitazioni sul tema, come il completo gessato, le cui maniche come per magie si trasformano in colorate piume di pappagallo. Gaultier usa poi il jeans decontestualizzandolo completamente, creando lunghi cappotti da sera intrisi di perline nere o lunghi ed eleganti abiti tempestati di piume e brillanti (nella foto).

Chanel è disegnato da Karl Lagerfeld, che negli anni è riuscito a mantenere il rigore e l’elegante sobrietà di madmoiselle coco, con i classici tailleur panna, impreziositi da micro brillanti, perle e catenine.

I più grandi della moda contemporanea insomma hanno trovato il loro spazio all’interno di questa stupefacente mostra, che non è solo un defilé di grandi abiti, ma una vera e propria raccolta di sublimi opere d’arte.

L’inviato da Parigi, Enrico Matzeu
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By | 2011-02-05T01:46:03+00:00 05/02/2011|Categories: Panta Rei|0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.