A Pordenone tornano le Voci dell’inchiesta

Omaggi ai grandi maestri del giornalismo e alle voci storiche dell’inchiesta, protagonisti del teatro civile, pluripremiati documentari italiani e internazionali, spesso in anteprima italiana: torna da mercoledì 10 a domenica 14 aprile a Pordenone il festival “Le voci dell’inchiesta”, organizzato da Cinemazero con l’Università degli studi di Udine (un progetto di Marco Rossitti, che firma anche la direzione artistica, con il coordinamento di Riccardo Costantini). La settima edizione del festival sarà ancora ricca di spunti sull’attualità, ma anche di approfondimenti sulla storia del giornalismo d’inchiesta, incrociando alle grandi inchieste di oggi e di ieri il tema sempre attuale della censura.

Il giornalista Sergio Zavoli.

Le “Voci negate” del giornalismo militante, le libertà di stampa e di espressione vilipese e calpestate percorrono trasversalmente il cartellone, che quest’anno ripercorrerà quasi settant’anni di giornalismo d’inchiesta, a partire dagli storici reportage di Sergio Zavoli – attesissimo ospite del festival, testimone di oltre mezzo secolo di giornalismo a cui sarà dedicata un’ampia retrospettiva – fino all’analisi del rapporto tra inchiesta e nuovi media (giornalismo on-line, social network), grazie a documentari sul tema, workshop e l’incontro con Marco Pratellesi, già direttore di Corriere.it.

Il festival dell’Inchiesta non poteva quest’anno non soffermarsi su alcuni importanti omaggi e ricordi, a partire dai 50 anni di TV7, storico rotocalco del TG1, fino alla ricorrenza dei 50 anni dalla tragedia del Vajont: due capisaldi del programma di questa edizione, con numerosi filmati e reportage dell’epoca affiancati dalla viva voce di alcuni prestigiosi testimoni.
50 VOLTE TV7. MEZZO SECOLO DI GIORNALISMO D’INCHIESTA”, è il titolo dell’ampia retrospettiva dedicata ai 50 anni della più longeva rubrica settimanale di approfondimento giornalistico della RAI (data di nascita: 20 gennaio 1963), palestra del miglior giornalismo televisivo nazionale. Un logo essenziale – una “V” incorniciata da una “T” e da un “7” – e una sigla indimenticabile (i ritmi sincopati del brano jazz Intermission Riff di Stan Kenton) TV7 poté contare, negli anni, su una schiera di “illuminati” direttori e autorevoli giornalisti-autori: alcuni di loro, come Sergio Zavoli, Furio Colombo, Emilio Ravel, Nino Criscenti e Silvia Samaritani saranno al centro della serata inaugurale del festival in un incontro pubblico (mercoledì 10 aprile ore 21.00) condotto dal giornalista Riccardo Iacona, ‘erede’ di quella fortunata pagina di giornalismo d’inchiesta in Rai.
Tra le Voci di quest’anno non poteva mancare quella di Damiano Damiani, eclettico regista, scrittore e pittore pordenonese recentemente scomparso, che ha dedicato un’intera esistenza al cinema d’inchiesta: giovedì 11 aprile, nell’ambito dei matinèe realizzati all’Università per la sezione “Legality Coop: educare alla legalità” (la campagna di comunicazione e sensibilizzazione sul tema della Legalità rivolta agli studenti delle scuole secondarie e delle università realizzata in collaborazione con Coop Consumatori Nord Est), in programma la proiezione di uno dei suoi film più intensi, Un uomo in ginocchio, con Giuliano Gemma e Michele Placido.

A tournèe già conclusa, approda al festival come evento speciale, lo spettacolo di teatro civile “E’ stato la mafia”, firmato da Marco Travaglio, affiancato in scena dall’attrice Isabella FerrariVenerdì 12 aprile al Teatro Verdi di Pordenone (ore 20.45) il festival di Cinemazero offrirà al pubblico l’ultima occasione per assistere allo spettacolo prodotto da Promomusic che denuncia una delle colpe più oscure e orrende delle istituzioni italiane, la trattativa tra i rappresentanti della legalità e quelli della criminalità organizzata: una replica ideata e pensata appositamente per la manifestazione pordenonese con alcune rivisitazioni e attualizzazioni inserite per l’occasione. Nello spettacolo Marco Travaglio racconta la storia della trattativa fra Stato e Mafia, avviata dallo Stato nel 1992 e proseguita fino a oggi: com’è suo costume, il giornalista narra fatti drammatici in forma tragicomica, sottolineando gli aspetti grotteschi e ridicoli delle campagne di stampa negazioniste e giustificazioniste scatenate da giornali e televisioni.

Un frame del documentario “Broken camera”.

LE STRADE DEL DOCUMENTARIO è l’importante sezione che anche quest’anno riserverà al pubblico del festival la visione, spesso in prima nazionale, di alcuni tra i più recenti e applauditi documentari d’inchiesta, italiani e internazionali, pluripremiati nei più prestigiosi festival del mondo.

«I documentari sono il nuovo giornalismo d’inchiesta», ha affermato di recente il regista americano Michael Moore, cui va il merito di aver dato nuova legittimazione al documentario, imponendolo come prodotto appetibile per il mercato. In linea con le considerazioni di uno dei massimi rappresentanti del film-inchiesta internazionale, “Le voci dell’inchiesta” spalanca ancora di più le porte quest’anno al grande “cinema della realtà”, attraverso un’ampia e variegata proposta di reportage e documentari d’inchiesta di rilievo internazionale. Una ventina di titoli in calendario, provenienti da altrettanti paesi del mondo, selezionati tra le migliori realizzazioni dell’ultima stagione e sottotitolati per l’occasione. I lavori toccheranno tematiche che vanno dalla salute all’ambiente, passando per la legalità fino all’importante tema della censura, che percorre tutto il festival nelle diverse declinazioni del programma.
Nel percorso “Voci negate” spicca un’attesa anteprima nazionale, reduce dall’ennesimo premio vinto

Un frame del documentario “Total control zone”.

poche settimane fa al festival di Ginevra (dopo aver toccato i festival di Toronto, Locarno, Tallin, Stoccolma, Amsterdam, San Paolo, ..). La sconvolgente la testimonianza del ragazzo nord-coreano Shin Dong-Hyuk è al centro dell’intenso docu-film “Camp 14. Total control zone”, di Marc Wiese. Il noto documentarista tedesco, riporta la drammatica e toccante testimonianza di Shin, figlio di due prigionieri politici nord-coreani, e per questo trovatosi costretto a vivere la sua infanzia e adolescenza in un campo di lavoro del regime. Il film è arricchito dalle visualizzazioni in animazione dell’iraniano Alireza Darvish.

Da segnalare tra i titoli in programma anche “Five broken cameras”, il primo documentario palestinese ad essere candidato al premio Oscar, firmato dal palestinese Emad Burnat che narra per immagini la resistenza nonviolenta del villaggio palestinese di Bil’in in West Bank al di l’à del muroAncora, da segnalare il film sulle donne-blogger “Forbidden voices – come iniziare una rivoluzione con un portatile” dove la regista Barbara Miller, ospite del festival, sottolinea l’impatto di Internet sulla libertà di informazione attraverso la vita di tre coraggiose donne blogger provenienti da Iran, Cuba e Cina. A chiusura di festival, domenica 14 aprile, saranno presentati alla presenza dei registi due importanti lavori selezionati quest’anno. The Iran job è film documentario realizzato dal regista Till Schauder con il giocatore di basket americano Kevin Sheppard in occasione della sua permanenza in una squadra di basket in Iran: un film per raccontare attraverso lo sport le profonde contraddizioni del paese di Ahmadinejad
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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.