A Trieste scoperto il castrum più antico al mondo

Un team di ricercatori italiani ha scoperto un accampamento di epoca romana non lontano da Trieste, sul Monte Grociana. Se le ulteriori ricerche lo confermeranno, molto probabilmente il castrum ritrovato è il più antico al mondo e potrebbe trattarsi dell’accampamento di cui Tito Livio parla nel suo “Ab Urbe Condita”.

L’immagine di un castrum romano.

La struttura individuata è costituita da una doppia cerchia muraria di forma rettangolare: quella esterna, orientata nord-sud, ne contiene una più piccola orientata in maniera leggermente diversa. Attualmente il più vecchio castrum scoperto si trova in Germania, a Hermeskeil, che risale alle guerre galliche. L’accampamento triestino invece potrebbe risalire al periodo tra il 181 a.C. e il 177 a.C., anni in cui i Romani intrapresero una guerra contro gli Istri, una tribù che popolava la penisola istriana e che minacciava l’esistenza di Aquileia, neonata colonia romana. Nella raccolta di Tito Livio, Ab Urbe Condita, troviamo il racconto di questa battaglia e un particolare potrebbe confermare l’identità del castrum ritrovato. Lo storico latino descrive infatti la flotta romana che si mosse dal Lacus Timavi, cioè il mare di fronte a Monfalcone, per dirigersi verso il primo porto delle coste istriane. Da lì due legioni consolari si sarebbero accampate più all’interno, a circa sette chilometri dalle navi. Il Monte Grociana si trova proprio a quella distanza. Una ricognizione archeologica ha poi confermato l’età romana del sito, avendo trovato sul luogo frammenti di orli di anfore risalenti ad un periodo tra la fine del II secolo a.C e l’inizio del I secolo a.C..

Non solo la scoperta del castrum è sorprendente ma anche la tecnica utilizzata. L’accampamento è stato individuato grazie alla rielaborazione dei dati Lidar acquisiti a bordo di un elicottero. Ma cos’è questo Lidar? E’ una tecnica di telerilevamento che grazie all’uso di un fascio laser, montato su un elicottero o un aereo, permette di ottenere delle mappe altimetriche tridimensionali del terreno anche attraverso la copertura degli alberi. Un metodo che potrebbe rivoluzionare l’archeologia del futuro.

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By | 2013-01-25T12:32:57+00:00 25/01/2013|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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