A Udine è sempre Di Natale, sommersa l'Inter

«La dura legge del gol» è un ritornello che suonerà con insistenza nello spogliatoio interista durante la prossima settimana, quando Cassano e soci proveranno a dimenticare la pesante e dolorosa, a giudicare dal stato d’animo e dalle parole del dopo partita di Stramaccioni, sconfitta subita nel lunch match dell’ultima  giornata d’andata. Al Friuli l’Udinese, dopo un primo tempo gestito con maggior brillantezza ma poche concrete opportunità, soffre terribilmente il determinato avvio di ripresa dei nero-azzurri, ma esce alla distanza grazie alla qualità e alle capacità realizzative della coppia d’assi Di Natale-Muriel, un sicuro investimento sul futuro prossimo della storia del campionato friulano.

Andrea Stramaccioni, la sua Inter non è stata convincente

Andrea Stramaccioni, la sua Inter non è stata convincente

VORREI MA NON POSSO – Sembra lo spirito di chi vorrebbe esser grande ma è costretto a scontrarsi con i propri limiti, quello con cui l’Inter scende in campo a Udine alla ricerca di punti che possano dare nuova linfa alla personale rincorsa alla Juventus padrona del torneo. Stramaccioni è l’architetto di un progetto tattico in cui Zanetti e compagni alternano confusamente soluzioni propositive, come l’avvio dell’azione palla a terra dalla difesa, ad atteggiamenti remissivi, come la timidezza della fase difensiva, già mostrata, in quell’occasione con successo, nella sfida di San Siro contro il Napoli. Di certo, riprendendo le parole degli 883, quello dell’Inter non è stato «un gran bel gioco», ma anzi è stata la squadra padrona di casa a mostrare qualche geometria in più, pur rimanendo legata, anch’essa, al proprio consueto stile di gioco altrettanto prudente. Nei primi 45 minuti ogni emozione si è concentrata in due singoli episodi. A far sobbalzare dai seggiolini e dalle poltrone gli interisti, l’episodio tanto contestato da Stramaccioni: al 25′ Cassano, unica luce nel deserto nero-azzurro, scarta un cioccolatino per Palacio che, a tu per tu con Brkic, viene sfiorato da Domizzi, e decide di lasciarsi cadare, fin troppo platealmente. Ammonizione per simulazione e occasione sprecata. Risponde l’Udinese; sale in cattedra Di Natale, che lancia un avvertimento agli Strama Boy: il minuto è il 27, Handanovic sfida Totò con un barriera povera di uomini e fin troppo accentrata, il fuoriclasse bianco-nero risponde con un missile terra-area che impatta sulla traversa, lasciando immobile l’ex compagno di squadra. «Non scherzare con il fuoco» è il messaggio di Di Natale, Inter avvisata.

LA LEGGE SONO IO – L’avviso del numero 10 friulano non viene metabolizzato come dovrebbe dai nero-azzurri, che nella prima parte del secondo tempo premono maggiormente ma peccano di freddezza e determinazione nei momenti topici. La prima nitida, clamorosa dovrei dire, occasione capita al minuto 5 della seconda frazione, sul piede destro di Jonathan, che, potendo beneficiare del saggio appoggio di Palacio, il quale aveva a sua volta ricevuto un illuminante invito di Cassano, calcia, a porta praticamente sguarnita, incredibilmente a lato. Il secondo tappeto rosso, direzione gol, viene disteso da Guarin per Palacio, che in precario equilibrio, certifica la sua giornata no sparando alto. Due incertezze, di tale gravità, sono fin troppo, a questi livelli, per non dover passare alla cassa. A riscuotere il pagamento, l’uomo la cui legge viene fatta valere ai danni di qualunque squadra e qualsivoglia portiere, sia pure un amico come Samir Handanovic: Totò Di Natale. Quando il cronometro segna il 63′, il funambolo bianco-nero decide che è scoccata l’ora delle tasse, e servito al bacio dal mancino di Lazzari, trafigge il portierone sloveno e punisce l’Inter. Il vantaggio friulano è un macigno, troppo pesante da sorreggere, sulle spalle degli undici interisti, che da lì a poco si fletteranno fino piegarsi. Primo scatto di Muriel, Juan Jesus lo ferma con le cattive: secondo giallo e Inter che in 2′ si ritrova sotto e con un uomo in meno. L’Udinese non commette lo stesso errore di ingenuità dei rivali, e massimizza le occasioni a disposizione e la superiorità numerica. Basta scorrazza nella metà-campo offensiva, carica la scoccata di Muriel, a cui basta tanta potenza per mandare il pallone a gonfiare la rete: al minuto 75 è 2-0. La ciliegina sulla torta, per un’epifania da ricordare per i colori friulani, è sempre quella di Antonio Di Natale, che sul secondo assist di Lazzari, attacca la porta come pochi al mondo, anticipa Cambiasso, e mette fine, al 79′, alla contesa.

LIMBO – L’Udinese conquista tre punti in una gara dalle due facce, manifestando ancora qualche limite, e una rosa che, seppur competitiva, sembra distante da quelle delle due scorse annate. Ciononostante, riempe di orgoglio lo spirito con cui gli uomini di Guidolin affrontano, senza timori e senza pietà, compagini blasonate come quella nera-azzurra, la quale ormai sembra aver perso anche l’ultimo treno per la vetta. Ora i friulani, raggiunta quota 27, si ritrovano nella terra di mezzo, tra la lotta per la salvezza e quella per le coppe europee. Se, come si suol dire, l’appetito vien mangiando, la speranza è che la “pancetta” di Muriel, svuotata dai panettoni, si riempi di fame di gol.

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By | 2017-05-21T12:15:55+00:00 06/01/2013|Categories: Sport|Tags: , , , , |0 Comments

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