Addio a Mandela, l’ultimo grande del Novecento

Nonostante il suo popolo non si volesse rassegnare, le sue condizioni di salute erano molto gravi ormai da mesi. Nelson Mandela è morto così il 5 dicembre, dopo essere stato ricoverato l’8 giugno scorso in seguito al complicarsi di un’infezione polmonare connessa ad una tubercolosi subita durante il periodo di prigionia e dopo un continuo dentro e fuori dagli ospedali.  Si è spento così l’ultimo grande del ‘900, come lo ha definito anche l’arcivescovo di Città del Capo Thabo Makgoba.

Nelson Mandela è scomparso il 5 dicembre 2013.

«Non c’è nessuna strada facile per la libertà.», Mandela lo sapeva già nel lontano 1942, quando da giovane studente di legge aveva preso parte all’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana. Lotta che prosegui anche negli anni seguenti, dando assistenza legale ai più poveri, subendo continui processi e finendo in carcere nel 1964. L’accusa era cospirazione contro il Governo e la condanna l’ergastolo. Per tutti i successivi 26 anni, Mandela fu sempre maggiormente coinvolto nell’opposizione all’apartheid, e lo slogan “Nelson Mandela Libero” divenne l’urlo di tutte le campagne anti-apartheid del Mondo.

La liberazione avvenne solo nel 1990, in seguito alle crescenti pressioni della comunità internazionale, e nel 1993 gli venne assegnato il Premio Nobel per la pace, che si aggiunse al Premio Lenin per la pace del 1962 ed al Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 1988. Nel 1994 vinse le elezioni, diventando il primo Presidente di colore del Sud Africa e durante il suo mandato  continuò ad impegnarsi per la scomparsa dell’apartheid, accrescendo ulteriormente il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale. Chiave di questa transazione fu l’istituzione, da parte dello stesso Mandela, di un tribunale speciale, la cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Nel 1999 lasciò la vita politica, proseguendo il suo impegno e la sua azione di sostegno alle organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani fino al 2004, anno del completo ritiro dalla vita pubblica.

Ad attendere il Maliba, morto a 95 anni, sfinito da una vita difficile ma meravigliosa, ed il cui messaggio ed esempio è vivo nonostante il ritiro dalla vita pubblica, una piccola tomba nel cimitero di famiglia, con una lapide su cui ci sarà scritto solo “Mandela”, come da lui richiesto.

La paura più grande del suo popolo è che svanisca l’incantesimo che ha tenuto il loro Paese unito e prospero. La speranza e la consapevolezza del resto del mondo è che di lui non resteranno solo i fiori, gli auguri ed i disegno lasciati sui muri del Mediclinic Heart Hospital, ma anche la forza di combattere un sistema fondato sull’ingiustizia, un esempio di forza morale e integrità.

«L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra».
(Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà, 1995)

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By | 2013-12-06T00:46:41+00:00 06/12/2013|Categories: Mondo|Tags: , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa