Addio (forse) al numero chiuso nelle università

Pochi giorni fa il Tar del Lazio, le cui sentenze hanno efficacia in tutto il territorio nazionale, ha ammesso con riserva centinaia di studenti esclusi, per non aver raggiunto il punteggio minimo, dai test d’ingresso per l’anno accademico 2012/2013.

La bandiera dell’Unione degli Universitari.

L’Unione degli universitari, cioè il sindacato studentesco, a cui fanno riferimento tra l’altro tutti i ragazzi riammessi, si è rivolta alla giustizia amministrativa non ritenendo giusto che a parità di punteggio in alcune facoltà si venisse ammessi ed in altre no. Ad esempio coloro che hanno ottenuto 44 non si sono potuti iscrivere alla facoltà di Medicina a Milano mentre con 37 si passava a Roma, ma solo alla Sapienza e non alla facoltà di Medicina di Tor Vergata. Per il Tar del Lazio quindi sussistono i presupposti per l’ammissione con riserva di gruppi di studenti di Milano, Firenze, Parma e Messina. La riserva fa riferimento alla sentenza, attesa dalla Corte Costituzionale, sulla costituzionalità del “numero chiuso”. Il Ministro Profumo aveva tentato di far fronte ai ricorsi dell’Udu introducendo il test di ammissione valevole per un intero raggruppamento di atenei e non più per una sola università.

La pronuncia del Tar riconosce, dunque, un vulnus nel sistema del “numero chiuso” e questo potrebbe provocare anche delle class action da parte degli studenti respinti ai test di ammissione negli ultimi 10 anni. Nell’immediato ha certamente l’effetto di delegittimare la funzione di questo sistema d’accesso. Di questo parere è il sindacato universitario che così scrive nel suo sito: «con questa vittoria al TAR di questi giorni il numero chiuso è messo KO in modo inesorabile e definitivo» e nelle dichiarazioni ufficiali il coordinatore nazionale Udu, Michele Orezzi così commenta: «E’ stato fatto il più grande passo in avanti di sempre verso un’università libera, senza ostacoli d’accesso». Gli ostacoli d’accesso vanno sicuramente eliminati, ma quelli di tipo economico e non quelli meritocratici. La diversità di valutazione dei punteggi da ateneo ad ateneo è un fatto di disuguaglianza, nessuno lo mette in dubbio, anche se sarebbe legittimo che ogni Università, nel pieno della sua autonomia, indichi una “personale” soglia minima di ammissione.

Si attende ora la sentenza della Corte Costituzionale che potrebbe mettere fine al numero chiuso. In attesa di questo verdetto si apre il dibattito sull’utilità o meno dell’accesso programmatico all’istruzione universitaria italiana, che per certi versi da’ la possibilità a tutti di seguire un percorso formativo e dall’altra però pone il rischio che i più meritevoli vengano penalizzati.

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By | 2017-03-13T14:51:02+00:00 15/01/2013|Categories: Università|Tags: , , |0 Comments

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