Al Rossetti Galileo torna protagonista

Una scena dello spettacolo "Galileo"

Nelle stagioni recenti lo Stabile regionale ha proposto una sorta di itinerario dedicato a Galileo Galilei, avviato nel 2007 dall’allestimento del capolavoro brechtiano Vita di Galileo, a firma dello stesso Stabile, per la regia di Antonio Calenda e l’interpretazione – molto applaudita ­ di Franco Branciaroli. Nell’ottobre 2011 la figura del grande scienziato è ritornata alla ribalta, oggetto delle riflessioni e dell’affascinante monologare di Marco Paolini cui è andato l’onore dell’inaugurazione della Stagione… E ora tocca a un’autrice donna, contemporanea, indagare su Galileo, sulle mille sfaccettature di un personaggio del passato, che sembra continuare a suscitare profonda attenzione.

Daniela Nicosia sceglie un’ottica particolare per guardare al Galilei e per portarlo in scena in un progetto che la coinvolge anche come regista e scenografa e che approda ora alla Sala Bartoli, da martedì 21 febbraio fino a domenica 26.

A Daniela Nicosia interessa l’uomo-Galileo: l’eredità di Brecht lascia di esplicito, nel suo spettacolo, poco più che una citazione.

[pullright float=”alignright”]Le dichiarazioni di Daniela Nicosia. È la grande umanità dello scienziato a conquistarla e a commuoverla come lei stessa ci confida nelle note di regia: «Mi ha commosso la sua umana vulnerabilità – scrive la regista – il suo voler mettere ogni cosa a posto, seppur goffamente, nel suo privato, il suo disinvolto rapporto col denaro, la sua generosità istintiva, il piacere del dubbio, il piacere di porsi sempre nuove domande, di non accontentarsi, il piacere per il sapere».[/pullright]

«Mi ha commosso – spiega la regista – la sua fiducia bambina negli altri, la sua caparbietà, l’ostinazione nel perseguire le sue idee, la rinuncia apparente a se stesso, che è perdita e vittoria insieme. Galileo ha vinto e ha perseguito sempre il suo scopo che poi era anche il suo piacere. Il sensuale piacere del pensiero, cosi vivo in lui, come il piacere dei sensi. Egli sembra dirci «non c’è scissione tra spirito e materia» e, in ciò, è ancora profondamente rivoluzionario. Ma più di ogni cosa mi ha commosso il suo assoluto, devastante amore per la vita. Questa commozione ho voluto raccontare».  La aiutano, in scena, in un essenziale perimetro di proiezioni e fasce bianche, due soli attori: Somalino Pontarollo – che è Galileo – e Piera Ardessi, interprete, invece, delle quattro donne che, nella vita dello scienziato, si sono rivelate figure fondamentali. In un avanzare diacronico, per flashback e ricordi, Galileo infatti incontra la madre Giulia Ammannati, la figlia Virginia, l’amante Marina Gamba, con cui ebbe tre figli ma che non sposò mai, e la governate che gli restò accanto fino alla fine. Se la prima, con i suoi eccessi di follia, ha pesantemente segnato l’infanzia del giovane Galileo e, in seguito, tutta la sua esistenza, nel rapporto con le altre possiamo scorgere gli aspetti più umani dello scienziato, le sue debolezze, la passione amorosa mai paga, il bisogno d’amore, la necessità di un interlocutore femminile acuto, quale solo la figlia seppe essere.

Galileo va in scena a Trieste, alla Sala Bartoli, ospite del cartellone altripercorsi dello Stabile regionale da martedì 21 a domenica 26 febbraio 2012: la replica pomeridiana si tiene alle ore 17 di domenica.

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By | 2012-02-20T12:45:06+00:00 20/02/2012|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , , |0 Comments

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