Al Rossetti la pesca si trasforma in metafora

I tre attori durante una scena dello spettacolo.

Quando andare a pesca diventa filosofia. Con il suo debutto al Rossetti martedì 6 novembre, la commedia “Trote”  mostra come Edoardo Erba, autore del testo, e i due registi e attori Paolo Triestino e Nicola Pistoia, abbiano utilizzatouno dei passatempo preferiti dall’uomo come metafora e occasione per parlare di alcuni degli argomenti più seri che la vita propone.

Il sipario si alza e il pubblico si trova nell’ora di punta a Roma, dove una donna, interpretata da Elisabetta De Vito, sta aspettando il marito Maurizio (Paolo Triestino) andato a ritirare i risultati delle analisi. Una volta arrivato, i due aprono insieme la busta contenente i referti, e subito si diffonde il panico per l’esito disperatamente negativo. Tuttavia, dopo una più attenta osservazione, la coppia si rende conto di aver letto male il nome del paziente scritto sui risultati, e si scopre così che Maurizio è in salute. Quest’ultimo, meccanico arricchito, egoista e dongiovanni incallito, dopo la paura appena presa, si sente cambiato, e confessa i propri peccati alla moglie; inoltre, prende la decisione di trovare l’uomo, Luigi, interpretato da Nicola Pistoia, a cui sono destinate quelle analisi, per comunicargli la triste notizia. I due si incontrano sulle rive del fiume Aniene, luogo ameno e isola di pace per il burbero Luigi, operaio a due anni dalla pensione e con piccoli grandi progetti per il futuro, dove è solito pescare trote e stare da solo per godersi un po’ di tranquillità, ascoltando solo il canto del fiume.

“Trote” mette in risalto le differenze che esistono nella società, i diversi caratteri delle persone e l’importanza della semplicità, che il popolo moderno sta forse perdendo di vista. Con dialoghi veloci e calzanti, recitati in un irresistibile dialetto romano che sdrammatizza ulteriormente la situazione, il pubblico si trova di fronte un binomio di caratteri sufficienti a rispecchiare un’intera comunità. Soprattutto il personaggio di Maurizio, egocentrico e noncurante del male che arreca alle altre persone con le sue azioni, può essere considerato un po’ il modello dell’uomo contemporaneo.
I tre attori ritornano sul palco del Politeama, con cui avevano già familiarizzato con “Ben Hur” di Giovanni Clementi, con una commedia di una semplicità rassicurante e commovente, che offre diversi spunti di sottesa e personale riflessione.

Alla fine della rappresentazione, che verrà replicata al Rossetti fino a giovedì 8 novembre, è possibile acquistare il libro dello spettacolo, contenente i testi e le foto di scena, al prezzo di 10 euro, e metà del ricavato andrà devoluto all’ANT (Associazione Nazionale Tumori).

Commenti Facebook

About the Author:

Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.