Daft Punk e Macklemore trionfano ai Grammy

Byoncé e Jay Z hanno aperto la cerimonia dei 56° Grammy Awards.

Un’altra delle sfiziosissime cerimonie americane si è tenuta ieri sera. Sto parlando proprio di loro: i Grammy Awards 2014, noti anche come gli Oscar della musica, giunti alla 56° edizione.
Una serata assolutamente indimenticabile, con tutte le sue performance sempre più esagerate e d’effetto. Poco da fare, dall’altra parte dell’oceano sanno come mettere su uno spettacolo fatto bene. Complici anche i numerosi fondi.

La prima star ad esibirsi sul palco è stata la sola ed unica Beyoncé, accompagnata dal marito Jay Z, che ha subito messo in chiaro chi è la vera regina. Gli anni ’80 sono finiti Madonna, siamo nel 21° secolo. Ciononostante anche la signora Ciccone ha avuto il suo momento la scorsa notte, riportando in scena Open Your Heart.
Sul palco per una delle più grandi reunion della storia anche il restante 50% dei Beatles: Paul McCartney e Ringo Starr, che hanno finalmente ricantato insieme. Tra il pubblico, ad una certa distanza, c’era anche Yoko Ono, scatenata sulle note di Get Lucky insieme al resto della platea.

I grandi protagonisti di quest’anno sono stati proprio i Daft Punk. Il duo parigino si è conquistato

I Daft Punk sul palco mentre ritirano uno dei numerosi premi vinti.

ben cinque Grammy, tra cui il premio Record of the Year per Get Lucky.
A seguirli a ruota con quattro statuette sono stati Macklemore e Ryan Lewis, vincendo come migliori nuovi artisti, miglior rap album (“The Heist”), miglior canzone rap con Thrift Shop e miglior performance rap, sbaragliando la concorrenza rappresentata dal signor Beyoncé/Jay Z e Eminem, che invece era uscito vittorioso dagli ultimi EMA.

La diciassettenne neozelandese Lorde è stata la vera rivelazione della serata. Alla sua giovine età è riuscita ad aggiudicarsi il premio per la canzone dell’anno e quello per la migliore performance pop con Royals.

Ryan Lewis e Macklemore hanno sbaragliato la concorrenza per la musica rap.

Tra i grandi esclusi figurano Katy Perry, riuscendo però a fare una figura di tutto rispetto esibendosi nei panni di una strega, cantando il suo nuovo singolo Dark Horse, e Kanye West, che ormai è abituato a tornare a casa a mani vuote. Forse la mancata vittoria di West è dovuta a certe sue uscite pubbliche riguardo all’auto-decantata capacità di comandare i gusti del pubblico e di influenzarlo. Personalmente non mi sono sentita mutata nel profondo quando ho sentito Bound 2 (ho preferito di gran lunga la versione di James Franco e Seth Rogen).

Un riassunto dei vincitori:
Album of the Year: Daft Punk – Random access memories
Record of the Year: Daft Punk – Get lucky
Song of the Year: Lorde Royals
Best New Artist: Macklemore & Ryan Lewis 
Best Country Album: Kacey Musgraves – Same trailer different park
Best Pop Vocal Album: Bruno Mars – Unorthodox Jukebox
Best Rap/Sung Collaboration: Jay Z e Justin Timberlake – Holy grail
Best Pop Solo Performance: Lorde – Royals
Best Rock Song: Paul McCartney, Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear – Cut me some slack
Best Rock Album: Led Zeppelin – Celebration
Best Pop Duo / Group Performance: Daft Punk – Get lucky
Producer of the Year: Pharrell Williams
Best Alternative Album: Vampire Weekend – Modern vampires of the city
Best Metal Performance: Black Sabbath – God is dead
Best R&B Album: Alicia Keys – Girl on fire
Best Urban Contemporary: Rihanna – Unapologetic
Best R’n’B Song: Justin Timberlake – Pusher love girl
Best Rap Album: Macklemore & Ryan Lewis – The heist
Best Rap Performance: Macklemore & Ryan Lewis – Thrift shop
Best Rap Song: Macklemore & Ryan Lewis – Thrift shop
Best Reggae Album: Ziggy Marley – Ziggy Marley In Concert
Best Traditional Pop Vocal Album: Michael Bublé – To be loved
Best World Music Album: Gipsy Kings – Savor Flamenco
Best Engineered Album: Daft Punk – Random access memories
Best Song Written For Visual Media: Adele e Paul Epworth – Skyfall
Best Compilation Soundrack: Butch Vig – Sound City – Reel to reel

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.