Anonymous, quando gli hacker sono minorenni

Il loro viso richiama quello di Guy Fowkes, personaggio storico inglese che ormai i più conoscono non per le sue azioni da vivo ma grazie a V per Vendetta. I loro ideali sono quelli dell’uguaglianza, della libertà d’espressione e della giustizia sociale. Per promuoverli hanno deciso di impiegare quella che loro chiamano cyberguerriglia, una sorta di guerra digitale combattuta da soldati che hanno deposto le spada in favore di più moderni computer e si fanno chiamare hacktivisti. Il loro nome è Anonymous.

Giovani hacker commettono crimini in cambio di videogiochi.

Fin qui la loro battaglia sembra legittima, anche se espressa in forme che violano la legge. Poi però si scopre che in Canada, tra i membri di Anonymous, si nascondono diversi giovanissimi hacker, anche di 10 anni, come un caso salito recentemente alla ribalta per attacchi a siti come quello della Polizia di Montreal, dell’Istituto della Sanità pubblica del Quebec e del Governo del Cile avvenuti nel 2012.

È evidente che questi bambini, nonostante le incredibili doti informatiche, non siano in grado di capire quale danno provocano. Ci si chiede dunque, perché lo facciano. Ebbene, pare che il compenso che chiedono per le loro scorribande digitali siano videogiochi e console, che gli verrebbero consegnati a lavoro compiuto. Usare dei giovani di dieci anni o poco più per questo genere di attività, sapendo che vanno incontro, senza nemmeno rendersene conto, a mesi di carcere minorile per dei videogame, fa traballare la posizione e i principi fondanti di Anonymous.

di Matteo Macuglia

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By | 2013-10-31T10:19:40+00:00 31/10/2013|Categories: Mondo, Tecnologie|Tags: , , |0 Comments

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