Applausi e psicanalisi per Il Visitatore

Crisi mistica, dubbio esistenziale, depressione, blocco dello scrittore o curiosità culturale. Qualora una delle situazioni precedentemente elencate vi descrivesse, siete sicuramente tra gli spettatori adatti ad apprezzare Il Visitatore, spettacolo in scena al Rossetti dal’11 marzo.
La storia del pluripremiato drammaturgo Éric-Emmanuel Schmitt, è ambientata nel 1938, in un’Austria che stava divenendo teatro della follia nazista. Protagonisti: un ormai anziano professor Freud, interpretato da un sempre eccellente Alessandro Haber, e un misterioso individuo, con le fattezze di Alessio Boni.
Lo spettacolo si sviluppa principalmente in un lungo dialogo tra il vecchio psicanalista e il personaggio dall’identità ambigua. Quest’ultimo sembra sapere tutto del suo interlocutore, anzi, sembra sapere tutto su tutto. Potrebbe forse essere Dio? Il Dio a cui tutti si appellano nel momento del bisogno, ma che dimenticano il resto del tempo?

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In uno scambio di battute al limite della sagacia più fine, Freud e Dio si confrontano sulle idee sulla vita, sul suo senso e sulla difficoltà nel capire certe dinamiche. Da essere umano, Freud accusa la divinità, o la presunta tale, di tutte le nefandezze che, soprattutto in quel periodo storico, stavano colpendo la razza umana, chiedendo come mai Dio ha permesso che tutto ciò accadesse. Come risposta, Dio adduce il fatto che lui voleva lasciare l’uomo libero, perché innamorato della sua creazione, che è stato proprio l’amore e non l’odio a spingerlo a creare la vita. Però, il più grande difetto dell’essere mortale è la sua voglia di sostituirsi a Dio. Guidato dalla superbia, l’uomo sente che tutto ciò che vede gli appartiene, ma non è così. Nemmeno il suo corpo è di sua proprietà. La magnifica opportunità che è la vita rischia dunque di venire sprecata e fraintesa per pura stupidità, per l’incapacità dell’uomo di capire che tutto ciò che gli viene concesso è puramente un prestito, un’occasione per l’appunto. In un monologo di incredibile fervore, Dio mette la realtà di fronte a Freud, facendogli capire come l’uomo vorrebbe un Dio maligno, un Padre terribile, che detta e comanda, anziché un Padre amorevole, che comprende le difficoltà degli esseri umani.

Spettacolo che non dimentica momenti di comicità, Il Visitatore riesce a far riflettere molto sulla nostra natura effimera e fragile. Risposte esistenziali, ovviamente, non vengono date, ma tutto il pubblico avrà potuto sicuramente trarre ispirazione per un’inchiesta spirituale più profonda.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.