Arte: Femi Vilardo, colta autodidatta, chiude la sua personale

Femi Vilardo - tecnica mista su tela

Si è chiusa nei giorni scorsi la mostra “Another place, another code” della pittrice triestina Femi Vilardo, inauguratasi negli affascinanti e originali spazi del coiffeur “Luana Riccobon Hair & Boutique” e introdotta sul piano critico dall’architetto Marianna Accerboni. Tale luogo, solitamente utilizzato come salone di bellezza e di moda, segue particolarmente la corrente attuale di coniugare più ambiti nello stesso spazio: differenti attività e settori si uniscono per offrire molteplici servizi a un pubblico esigente.

In quest’occasione lo special guest è Femi Vilardo, che ha esposto una ventina di opere realizzate dal 2009 a oggi a tecnica mista, soprattutto acrilico, smalti e bitume, in cui si esprimono il personale, accurato e gentile stile di quest’artista triestina, colta autodidatta, che è cresciuta sul piano pittorico andando a bottega dai maggiori maestri triestini: da Nino Perizi a Marino Cassetti, da Paolo Cervi Kervischer a Roberto Tigelli, alla Scuola dell’Acquaforte “Carlo Sbisà” con Mirella Schott Sbisà e Franco Vecchiet. E continua a farlo tuttora.

Femi Vilardo - Dittico

“Le opere in mostra non sono staccate l’una dall’altra” ha precisato il critico Marianna Accerboni “ma formano un corpus coerente e sintonico, proprio perché la Vilardo lavora su di esse contemporaneamente, come se dipingesse un’opera unica o un’installazione totale” . Gli oggetti rappresentano spesso il ritorno al silenzio e alla pace, due elementi essenziali di cui l’artista intride sempre il messaggio contenuto nei suoi lavori e che lei stessa ritrova nel luogo in cui s’ispira, la Croazia.

Come lavora la Vilardo? Alle spalle di queste tele si nasconde un percorso mentale, concettuale e fiabesco. La pittrice si reca spesso durante i weekend nel suo “favorite place”, una vecchia casa di pietra circondata da tanto verde, appunto in Croazia. Lì scatta diverse fotografie, che poi rielabora al computer e stampa su tessuto. In seguito interviene con la pittura: acrilico, bitume, smalti, ma anche tessuti e carte sprimacciati, per dare quel senso di matericità, che tanto le piace. Il senso di luce, pace e introspezione rappresentano il percorso e il fine che la pittrice vuole esprimere attraverso i suoi lavori.

Due gli orientamenti stilistici che la caratterizzano, ha spiegato Accerboni: uno ‘figurativo-espressionista’ (“L’urlo di Munch” è un quadro emblematico di questa corrente), che emerge dalle pennellate e dall’intreccio con la fotografia, e l’altro invece ‘informale’, che rappresenta la base e l’essenza delle sue opere, ovvero un linguaggio pittorico nato subito dopo gli anni ’50 in Europa, America e Giappone in seguito alla sfiducia nella ragione e nella forma, sorto dagli orrori della seconda guerra mondiale. Pollock fu un esponente di quest’ultima tendenza con il ‘dripping’, ovvero facendo gocciolare la pittura sulla tela.

Per raccontare la pittura di Femi Vilardo infine bisogna accennare ancora a un particolare importante: i “solchi di drago”. Si tratta delle direzioni di propagazione dei meridiani energetici della terra, i cui punti d’intersezione rappresentano una fonte di energia positiva, nota alle più antiche civiltà.

A questo proposito lo studioso alternativo Marko Pogacnick colloca nel suo sistema a Montona la maggiore fonte di energia in Istria, dove l’effetto positivo è calmante, riposante e rinvigorente e sviluppa la creatività e la tolleranza. E la Vilardo percepisce tali emanazioni che appartengono a un altro mondo, quello che poi ritroviamo nei suoi quadri un po’ sognanti, introspettivi e, a loro modo, fiabeschi.

Commenti Facebook
By | 2017-02-12T16:31:13+00:00 11/08/2012|Categories: Cultura e spettacoli|Tags: , , |0 Comments

About the Author: