Arte senza limiti: l'esperimento Private Spaces

Venezia, che rimane sospesa come per miracolo sull’acqua, si articola in labirintici percorsi tra case d’epoca e monumenti che la rendono un museo a cielo aperto.
Oggetto di contesa tra i milioni di turisti, ogni anno la città si popola, si sovraffolla, e nel mostrare prepotentemente i propri suntuosi palazzi e suggestivi scorci, cela agli sguardi disattenti il “dietro le quinte” dello scenografico teatro: le abitazioni dei veneziani, gli spazi privati, i luoghi in cui si svolge la vita vera, quella dei cittadini.  È proprio dall’esigenza di rimettere in discussione la dicotomia pubblico/privato, di capire qual è il limite che separa i due aspetti e dalla curiosità di capire cosa accade quando questi limiti vengono meno, che nasce il progetto Private Spaces.
Silvia Basso e Giuliana Tammaro, artiste che studiano al corso di laurea in comunicazioni visive e multimediali di Venezia, hanno curato un curioso progetto, in equilibrio tra arte e sperimentazione.
Si sono tuffate tra i turisti in visita a Venezia dando loro la possibilità di visitare un’abitazione privata, l’appartamento in cui vivono, e di condividere dei momenti altrimenti preclusi a qualsiasi cittadino non residente nella città. Un caffè e quattro chiacchiere immortalati in fotografie che sono diventate poi parte dell’allestimento di lunedì 11 gennaio 2010 presso il CleanWunderKammer Studio di Mara Ambrozic, un luogo espositivo privato aperto al pubblico unicamente su invito.
Spazi e limiti tradizionali sono stati abbattuti per allargare l’ottica e la percezione di una città come Venezia. Durante la serata, però, tutti hanno contribuito a dare la propria visione di questa città: a parlare non sono state solo le foto dei turisti appese alle pareti come ritratti di famiglia, ma gli stessi ospiti rappresentanti delle diverse realtà che a Venezia convivono.
Roberto Cesaro, scrittore che ha vissuto la città come pendolare durante gli studi, ha aperto la serata proponendo un interessante reading composto da un’estratto del romanzo “Occhi sulla Graticola” di Tiziano Scarpa, noto scrittore veneziano, ed un proprio racconto scritto in occasione di Private Spaces.
Nel primo, in modo abile e curioso, Scarpa paragona la città lagunare nei suoi molteplici aspetti a quelli della sfera sessuale, rappresentando con forti evocazioni sinestetiche le similitudini che ricorrono tra i due ambiti. Roberto ha invece raccontanto la propria personale esperienza della città, tra studi e skateboarding, pensieri che hanno trasformato Venezia in qualcosa di nuovo ed inaspettato.
Attraverso l’immaginazione di questi due scrittori la storica città appare ai presenti ancora più viva, reale e, a tratti, addirittura surreale.
A completare  la serata il rinfresco che, senza rispettare il tradizionale buffet di un qualsiasi vernissage, ha visto il coinvolgimento di due cuochi curdo-iracheni, ristoratori a Venezia, i quali hanno preparato, secondo la loro tradizione, carne e verdure speziate abbinate al riso. Un modo per suggerire la partecipazione al progetto di chi vive il capoluogo veneto da straniero che, con il proprio lavoro, contribuisce all’economia della città al pari di un qualsiasi altro cittadino.
Numerosi, dunque, gli ambiti coinvolti in questo progetto, in cui l’arte si è mossa a 360° e che, nel ribaltare gli schemi tradizionali sovvertendo i suoi stessi limiti, è riuscita nel difficile tentativo di aprire la mente e abbattere i confini spaziali ed intellettuali.

Enrico Matzeu

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By | 2010-02-07T23:14:48+00:00 07/02/2010|Categories: Magazine|0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.