Artefatto 2015: «Parla come dipingi»

Non capita spesso di ricevere già alle scuole superiori dei utili suggerimenti su come utilizzare al meglio le proprie capacità di presentazione per far fruttare al massimo i propri talenti artistici in ambito lavorativo. Due classi del Liceo Artistico Enrico e Umberto Nordio hanno potuto riceve degli utili suggerimenti su come entrare nel mondo del lavoro senza perdere delle occasioni preziose da Federica Manaigo, cofondatrice di Creaa ed esperta in innovazione creativa e potenziale artistico. Potete trovare qui e qui lo streaming della conferenza, intanto noi abbiamo incontrato Federica per parlarci un po’ di lei.

Ci Puoi raccontare in breve la tua formazione?
Io ho avuto sia una formazione artistica al Conservatorio (ho studiato Sax) e ho frequentato la Facoltà di Comunicazione all’Università, poi ho potuto seguire un Master in Progettazione Artistica a Roma e, naturalmente, ho avuto la fortuna di fare molta esperienza e molta faticosa gavetta in ambito di organizzazione di eventi culturali; dopo tanto impegno e sfruttamento sono riuscita a sviluppare un progetto con la mia attuale socia, un Convegno dedicato alle collaborazioni fra arte e impresa dal titolo Business Meets Art di Economia della Cultura che abbiamo ripetuto per tre anni (e che per nme è diventato ormai un vero e proprio campo di specializzazione), che è andato bene e ora abbiamo aperto una società (“Creaa” n.d.r.) e ci occupiamo, appunto di innovazione di impresa attraverso il potenziale creativo delle arti; un compito complesso ma che dà molte soddisfazioni.

Quanto è difficile per un artista al giorno d’oggi collaborare con il mondo imprenditoriale?
Tanto, sicuramente, perché è una lunga tradizione culturale ha tenuto gli artisti lontani dal mondo produttivo portandoli ad avere poca capacità di declinare il loro sapere in maniera più elastica e, oltre fare i propri percorsi di ricerca culturali ed estetici, mettere a disposizione la propria bravura per un’azienda.

Spesso si trova un muro anche da pare di chi si occupa dell’educazione culturale necessario per apprezzare possibilità del genere..
Sicuramente manca un dialogo comune tra artisti e realtà produttive amministrative, perché mondi che sono stati per anni trincerati nei reciproci elitarismi non si muovono più come anni fa. Manca in generale un linguaggio comune e un reciproco interesse da parte di realtà artistiche e aziendali a cercarsi a vicenda e a collaborare e questo succede perché da entrambi i lati non si conosce il potenziale che può mettere a disposizione l’altra metà che può favorire il nostro percorso. Ora, infatti, nel lavoro che facciamo, oltre alla progettazione culturale, ci siamo prefissi di fare un lavoro per certi versi opposto: proponiamo alle aziende stesse delle idee artistiche più complesse che possano essere interessanti per il loro business, e, una volta spiegato il progetto molti lo trovano interessante e si apre tutto un nuovo modo di percepire la realtà artistica non più come una semplice cornice ma come una vera e propria risorsa.

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By | 2015-06-12T17:58:31+00:00 12/06/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.