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Boston, l’attentato che macchia di sangue lo sport

Written by on 16 aprile 2013

Attentato Boston 15 aprile 2013

Mentre il mondo intero si domanda il perchè di una nuova strage che ha colpito l’America e l’amministrazione Obama, è lecito porsi un’altra domanda, perchè durante un evento sportivo? Perchè durante un momento di gioia e rispetto come una corsa sportiva dovrebbe essere?

E così, mentre tutti sorridono davanti alle immagini del falegname di 78 anni che viene scaraventato al suolo dall’esplosione del secondo ordigno, si rialza e conclude la gara, noi ci interroghiamo sulla scelta dell’attentato o degli attentatori di cui ancora non si conoscono nè nomi nè volto ma che il presidente ha promesso di individuare e punire difronte alla legge.

“Lo sport elemento essenziale dello sviluppo umano” come canta la Carta Europea dello Sport, diritto che ieri, a Boston, è stato negato a tutti colori che si apprestavano a tagliare il traguardo, un traguardo che per molti non ha un vero significato ma che per chi fa sport e dedicata parte, o quasi, della sua esistenza all’attività fisica, era un obbiettivo da raggiungere, un obbiettivo costruito in mesi di duro lavoro, mesi che sono stati spazzati via in pochi attimi.

Un oltraggio alla vita dell’uomo, un oltraggio al mondo dello sport, ma forse è inutile pensarci, inutile fare riflessioni di questo tipo perchè chi ha organizzato una simile carneficina, non aveva certamente in testa i valori dello sport ma ha visto in quegli atleti un obbiettivo più appetibile, una massa di persone e quindi più vittime per colpire l’America.

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