#Australia101 – Arrampicare in tutta (troppa) sicurezza

Come ogni mercoledì, ben ritrovati al nostro appuntamento con le mirabolanti avventure di Matteo e della sua vita da immigrato a sud del mondo!

Diversamente da ciò a cui mi ero abituato di recente, questi giorni sono stati piuttosto pieni: a seguito di un weekend non troppo impegnativo al bar di St. Kilda, ho iniziato la settimana sostenendo l’ultimo colloquio prima dell’apertura del ristorante in cui comincerò a lavorare fra meno di 7 giorni! Sebbene la settimana sia iniziata nel verso giusto, la mattina dopo mi sono dovuto recare a una riunione di tutto lo staff del bar per una lavata di capo senza fine sulla qualità del lavoro di alcuni bartender, con occasionali riferimenti ad insignificanti e minuscole mancanze del floor staff (noi camerieri-tuttofare). Nessuno si è fatto male, per fortuna, ma il capo ci ha dato un simpatico ultimatum di due settimane: «la prossima volta che sentirete la mia voce sarà per lodare il vostro impegno o per invitarvi ad uscire e non tornare mai più in questo bar». Gli australiani non scherzano mica e io non vedo l’ora che sia venerdì.

La giornata ha comunque avuto modo di dimostrarmi che non tutto era perduto. In Australia c’è un sito nazionale che permette di postare gratuitamente annunci delle più svariate tipologie: cerchi lavoro? Puoi controllare su Gumtree. Vuoi vendere la tua bici? Postalo su Gumtree. Hai comprato un modem che non funziona? Vendilo a tre italiani su Gumtree, così anche loro potranno divertirsi rivendendolo su Gumtree. Insomma, grazie a questo sito ho trovato un partner di allenamento per andare in palestra ad arrampicare. Così, poche ore dopo la ramanzina, ero imbragato in palestra a sfogare il mio stress stritolando coloratissime prese in plastica nel tentativo di raggiungere il soffito. Nonostante la realizzazione di un sogno (riprendere ad arrampicare dopo mesi e mesi di nullafacenza) sono rimasto insoddisfatto a causa dell’eccessiva sicurezza australiana: se credevate che un nodo ben fatto alla fine della corda potesse essere sicuro, vi sbagliavate. Gli australiani esigono il nodo e un moschettone di sicurezza legato alla corda. E una cintura ancorata al pavimento. E un altro moschettone per la persona che rimane a terra. E una firma col sangue su un paio di moduli. Non si sa mai.

Io e Tiffany, pronti ad arrampicare!

Tuttavia la mia compagna di arrampicata, una ragioniera ventisettenne australiana di origini polinesiane, sembra apprezzare tutte queste misure preventive e sostiene che siano il motivo per cui è riuscita a vincere la sua terribile paura delle altezze.

Sulla cresta di quest’onda di sportività, oggi ho deciso di dare una seconda chance alla waterline (una slackline fissata sopra l’acqua). Se l’ultima volta il vento gelido ci aveva fatto demordere quasi subito, questa volta ci ha congelati e spazzati via all’istante. Ma almeno ho incontrato Davide: un ragazzo milanese arrivato in Australia due anni fa con uno Skilled Migrant Visa (un visto rilasciato solo a persone con esperienza lavorativa d’eccellenza).

Io e Davide, determinati a combattere il vento gelido

Davide mi ha parlato della sua esperienza in Tasmania (dove ha vissuto per gran parte del tempo), avvertendomi che i paesaggi e la natura laggiù sono fantastici, ma che è pur sempre un’isola semi-deserta in cui c’è ben poco da fare oltre agli sport immersi nella natura. Mi ha anche dato un interessante punto di vista sulle interazioni con la popolazione locale e la loro definizione di individuo all’interno della società, aprendomi gli occhi su alcuni comportamenti riscontrati in questo mese a Melbourne: ogni australiano è, ai propri occhi, un individuo. Al di là dell’accoglienza nei confronti delle persone, che è caratteristica dei locals, la coesione come gruppo e il sentimento di appartenenza sono molto più limitati rispetto ai sentimenti che uniscono gli italiani. Sarà la vicinanza ai poli, ma a me questa descrizione ha ricordato molto le dinamiche all’interno della società islandese…

Dopo avermi guidato attraverso i migliori fast-food nel cuore della città, ho salutato Davide in vista della prossima sessione di slackline, per tornare a casa e scoprire che da venerdì avrò un nuovo collega a lavorare al mio fianco nel bar a St.Kilda: il mio coinquilino Ferdinando! Cosa ci riserva il futuro più prossimo? Ce la faranno Matteo e Ferdinando ad essere colleghi? O questa esperienza professionale si concluderà in un bagno di sangue? Per le vostre puntate potete mandare una email al servizio scommesse di Radioincorso.it!

See ya mates!

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By | 2014-01-08T15:12:28+00:00 08/01/2014|Categories: Mondo|Tags: , , , , |0 Comments

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