#Australia101 – Home sweet home

Il nostro super appartamento!

Come promesso, eccoci finalmente in diretta da una casa vera. Nella scorsa puntata ci siamo lasciati con incoraggianti prospettive lavorative e una settimana in ostello ad aspettarmi. Ebbene, durante il mio soggiorno al Nomads Hostel di Melbourne sono venuto a contatto con un ampio assortimento di individui con differenti background lavorativi in giro per l’Australia (e tutti i loro germi, viste le condizioni igieniche del posto). Una caratteristica comune più o meno a tutti i possessori di Working Holiday Visa è la saltuarità degli impieghi e la casualità con cui si passa da un lavoro all’altro: c’è chi si trova in ostello solo come soluzione momentanea in vista di un possibile lavoro nella zona e finisce per essere assunto tra lo staff dell’ostello in cambio di un posto dove dormire. C’è chi trova lavoro solo per poter proseguire il viaggio in giro per il continente e proprio non si sogna di stare fermo in una città per più di una settimana. C’è chi, invece, in ostello ci si trova dopo 8 mesi di duro lavoro in una fattoria fuori città e tra una settimana prenderà un volo per tornare in Europa. Il visto è pensato appositamente per queste situazioni e si può dire che incoraggia i viaggiatori ad accettare tutti quei lavori che i locals non vogliono fare, come i lavori notturni, i lavori pesanti e faticosi o quelli poco qualificati. In questo modo il governo si assicura manodopera in continuo ricambio e offre la possibilità di visitare l’Australia anche a chi non ha un buon rapporto col cambio tra la propria valuta e il dollaro. Decisamente tutto un altro modo di trattare gli immigrati!

Dopo essermi districato tra gli incomprensibili accenti della popolazione indigena (e non), sono partito in spedizione-lavoro scortato dai miei due fedeli compagni di viaggio, inizialmente selezionando con attenzione i posti in cui lasciare il mio prezioso curriculum e, successivamente, saltando solo i negozi di abbigliamento femminile e le banche (proprio non mi ci vogliono a vendere scarpe col tacco). Ma la svolta è arrivata con i consigli di una immigrata italiana di seconda generazione, il cui padre, cinquant’anni fa, era nella nostra stessa situazione: lei ha preso in mano i nostri dettagliatissimi curricula e ci ha suggerito di tagliare via tutto, lasciando la prima pagina per foto, dati anagrafici e contatti, tipo di visto e lingue parlate, e la seconda pagina per le esperienze lavorative. Questo ci aiuterà a trovare un lavoro soprattutto nell’immediato, per poi concentrarci sulla ricerca di impieghi un po’ più qualificati e utilizzare gli insegnamenti della cara Units, che andrebbero altrimenti nel dimenticatoio a fare compagnia alle nozioni di matematica e fisica del liceo.

Federation Square – Melbourne.

Tra una spedizione e l’altra c’è stata occasione di fare un po’ i turisti col naso all’insù: tra i grattacieli a specchio e le piazze affollate abbiamo preso il sole e la pioggia (più pioggia che sole), ci siamo fatti coinvolgere negli spettacoli degli artisti di strada, Anna ha rimediato un bacio da un cabarettista di Federation Square e Ferdinando si è beccato l’influenza e il mal di gola che lo tengono a letto da tre giorni. Durante una visita al famoso Queen Victoria Market (un mercato coperto dove si trova veramente di tutto, dai boomerang al sushi, dai pomodori freschi alle pelli di canguro, dalle scarpe all’ultima moda alla frutta biologica) abbiamo assaggiato alcuni prodotti veramente tipici della zona: la carne di canguro e di coccodrillo. Il mio Roo-burger (hamburger con carne di canguro) aveva un sapore un po’ più dolce del solito panino del Burger King, ma è decisamente un’opzione da considerare nella dieta proteica di uno sportivo. Il coccodrillo alla griglia invece aveva una consistenza tipica della carne bianca e un sapore piacevolmente salato: un must nel tour enogastronomico australe!

La poderosa!

Adesso che ho una casa e tutte le attività commerciali del centro di Melbourne hanno una copia autografata del mio curriculum, ho deciso di espandere la ricerca professionale ai quartieri limitrofi. Per farlo mi sono procurato un efficientissimo mezzo di trasporto, degno di una vera esploratrice scout col fiocco rosa: una bici da donna con dei bellissimi fiori sul sellino! Nella prossima puntata vi racconterò delle esplorazioni per la città in sella alla mia Poderosa! See ya mates!

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By | 2013-12-11T10:51:54+00:00 11/12/2013|Categories: Mondo|Tags: , , , |0 Comments

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