Autismo, cellule della microglia alla base del disturbo

Va sotto il nome di Autismo quel disturbo neuro-psichiatrico che sfocia nella diminuzione dell’integrazione relazionale sociale. Si manifesta entro il terzo anno di età e la sua incidenza sembra essere aumentata nel corso dell’ultimo decennio. Le statistiche informano che ne soffre circa 1 bambino su 200 e che colpisce prevalentemente soggetti maschi circa tre volte di più rispetto ai soggetti di sesso femminile. La causa di questo disturbo non è ancora chiara ma si sono fatti grossi passi avanti grazie a studi multidisciplinari in grado di darne un quadro completo ed esaustivo.

Uno studio condotto su topi geneticamente modificati, pubblicato recentemente su “Nature Neuroscience”, in collaborazione con l’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Monterotondo, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Rovereto e l’Università La Sapienza di Roma, ha provato a spiegare la causa del disturbo puntando l’attenzione sullo sviluppo embrionale neurologico.

Rappresentazione 3D delle cellule gliali

È possibile, infatti, che la causa possa essere una non corretta ottimizzazione nelle connessioni tra le diverse aree cerebrali durante lo sviluppo neurologico.

Durante lo sviluppo neurologico vi è un processo chiamato “pruning” (letteralmente –  potatura) durante il quale particolari formazioni cellulari, chiamate cellule della microglia, hanno il compito di diminuire e ridurre il numero dei neuroni e delle sinapsi eliminando le connessioni inutili e rafforzando quelle coinvolte nei processi comunicativi. Un deficit a questo livello sembra lasciare effetti permanenti che potrebbero essere coinvolti non solo nell’autismo ma anche in altri disturbi neuropsichiatrici quali la schizofrenia o l’epilessia.

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By | 2014-02-06T11:45:39+00:00 06/02/2014|Categories: Scienza&Ricerca, Università|Tags: , , , |0 Comments

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