Benedetta Tobagi: "Politica è decidere insieme come uscirne"

Benedetta Tobagi, collaboratrice di Repubblica, conduttrice di Caterpillar A.M. su RadioDue, e autrice del libro “Come mi batte forte il tuo cuore”, è appena stata nominata dalle associazioni incaricate dal Partito Democratico come candidata per il Cda della Rai. Noi l’abbiamo incontrata due giorni prima, alla “Repubblica delle idee”, festival organizzato dal quotidiano Repubblica, in cui ha tenuto la conferenza dal titolo “Politica è decidere insieme come uscirne”.

Uscire da cosa e soprattutto in che modo?
Nel mio intervento mi sono occupata delle problematiche legate al mondo del lavoro, in particolare di soggetti che non godono di una rappresentanza sindacale e che non possono fare ricorso allo sciopero: autonomi, giornalisti precari, stagisti, eccetera. Poi ho voluto focalizzarmi su un sistema più piccolo e concentrarmi su cases studies, cioè tre esempi di soggetti collettivi costruiti dal basso che hanno elaborato delle azioni rivendicative, interloquendo con la società civile e con le istituzioni, e ottenendo dei primi piccoli grandi risultati. Ciò che per me è fondamentale è la diagnosi. Mi spiego. Il “Collettivo di giornalisti precari romani”, ad esempio, ha fatto un auto-censimento per vedere quanti sono, che contratto hanno e come vengono pagati i giornalisti precari. Poi ha chiesto alla Regione Lazio di farlo a livello istituzionale. Se tu infatti non conosci le dimensioni del problema come fai a contrastarlo? Ad esempio, si hanno pochi strumenti per capire quante sono le partite iva. Se non sai quanta gente è coinvolta in un problema non puoi pensare di accedere ai tavoli governativi.

Nell’ultimo periodo si parla spesso di fare politica, tuttavia senza la mediazione delle istituzioni, cadendo in una sorta di pericoloso populismo. Lei cosa ne pensa di questo fenomeno?
Sicuramente una reazione di sconforto è facile perché si viene investiti da cose negative. Tuttavia, in una prospettiva del genere si resta fermi non andando da nessuna parte. Secondo me ci vuole un enorme sforzo per distinguere. Se tu guardi all’oceano di problemi da cui siamo investiti, come questa crisi economica così tremenda, ne vieni travolto, ne vieni paralizzato. Hai la sensazione che non cambierai mai l’oceano con un cucchiaino. Quando tu invece circoscrivi, allargando però lo sguardo e cerchi di ragionare insieme agli altri, con chi poter collaborare e per chi tu puoi fare qualcosa, si innesca un meccanismo che oltre a produrre risultati concreti, produce un cambiamento di visione del mondo e anche un forte cambiamento psicologico. C’è sicuramente bisogno anche di questa cosa.

Si è anche parlato di una possibile candidatura di una lista formata da giornalisti di Repubblica.
Ma è stata smentita da tutti.

Benedetta Tobagi al festival di Repubblica

Benedetta Tobagi al festival di Repubblica

Ma secondo lei un giornalista può fare politica o è meglio che continui il suo mestiere?
Ognuno fa quello che ritiene opportuno. Credo che ci sia libertà totale. Ad esempio ci sono tanti avvocati in Parlamento, sicuramente c’è anche qualche giornalista. La politica è sicuramente molto assorbente, però richiede competenze molto particolari. Quest’ultima cosa mi pare si sia persa di vista. Bisogna fare una certa pratica, partendo dal livello locale ed essere in grado di saper usare gli strumenti legislativi. La perdita di queste conoscenze la trovo molto grave. Manca una scuola politica che invece i partiti tradizionali davano in passato, pur con tutti i loro difetti.

Un ultima domanda. Lei ha parlato di giornalisti precari, di stagisti, ma pure di giovani. Qual è la strategia migliore che un giovane dovrebbe intraprendere per fare del buon giornalismo?
Preciso che sono solo una collaboratrice di un grande quotidiano per cui scrivo di cultura e di quello che conosco direttamente. Detto questo, penso sia molto importante strutturarsi intellettualmente, avere una grande preparazione e leggere e studiare molto di più di quello che è richiesto. E’ sicuramente uno sforzo enorme, perché non solo manca il tempo, ma può esserci anche una grande frustrazione da parte di un giovane molto preparato a cui invece vengono chieste cose molto piccole. Però credo che in un periodo in cui si sta anche abbassando il livello dell’informazione, se un giovane cresce in profondità può trovarsi in questo “mercato” con degli strumenti in più per farsi notare, ma anche per avere l’accortezza di trovare una notizia o scrivere su di un argomento non ancora studiato a fondo. E’ necessario essere una persona che abbia importanti cose da dire.

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By | 2012-06-20T22:36:59+00:00 20/06/2012|Categories: Cultura e spettacoli, Politica, The Most|Tags: , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.