Beppe Severgnini: "Berlusconi non rappresenta più un pericolo"

E’ stata una serata importante quella di lunedì 10 dicembre 2012 all’Università degli Studi di Trieste. A renderla tale ci ha pensato il giornalista del Corriere della Sera, Beppe Severgnini, intervenuto per presentare il suo nuovo libro: “Italiani di Domani”. L’incontro si è tenuto presso l’aula magna dell’edificio H3 dell’ateneo triestino. Davanti ad una sala gremita di studenti, di genitori e di professori, Severgnini ha affrontato i temi dell’università, della politica e della società, dialogando con la sua caratteristica ironia. Incalzato dal moderatore Beniamino Pagliaro, autore del libro “Trieste, la bella addormentata”, e dalla curiosità del Rettore dell’Università di Trieste, Francesco Peroni, Severgnini ha saputo regalare momenti esilaranti, sempre però affiancati da una lucida riflessione. Radioincorso ha quindi colto l’occasione per fargli alcune domande.

 

L'inizio dell'intervista con Beppe Severgnini

Un’immagine dall’intervista con Beppe Severgnini(Foto di Daniela Smarrella)

Durante le elezioni americane aveva dichiarato che la pancia le diceva una cosa e la testa un’altra. Ha vinto Obama. Ha vinto la testa. Se pensa agli ultimi avvenimenti politici che riguardano l’Italia, cosa le dicono la pancia e la testa, e quale delle due prevarrà alle prossime elezioni?

Interessante. Innanzitutto devo dire che il “Movimento 4 stelle”, come lo definisco io, avrà un grande successo al prossimo turno elettorale. A questo seguirà però una rapida disillusione da parte dell’elettorato, come già accaduto in movimenti simili, sia in Italia che in altri paesi. La seconda cosa che mi sento di dire riguarda Berlusconi. Non credo rappresenti più un pericolo. Gli italiani hanno mangiato la foglia e non penso ci possano cascare di nuovo. Quello che veramente non so è se Monti accetterà o meno di candidarsi. Non lo conosco benissimo, ma credo che la politica gli sia piaciuta, pur essendo stata per lui molto faticosa. Probabilmente si candiderà in una coalizione di centro, ma se lo facesse dovrebbe dire addio alla presidenza della repubblica. Io gli suggerirei, invece, di aspettare qualche mese e di sostituire Napolitano, un ruolo che bene o male tutti gli riconoscono. Tuttavia non credo lo farà. Questo mio giudizio credo sia più di pancia che di testa. Sicuramente nei prossimi mesi dovremo spiegare al mondo che l’Italia non è impazzita di colpo, e dimostrare di non voler buttare via quanto di buono si è fatto nell’ultimo anno.

Nel suo libro incita i giovani ad avere la forza di cambiare. Italia ed Europa, però, sembrano avere molta difficoltà nel farlo, soprattutto pensando al futuro. Questi soldi per l’Erasmus non ce li vogliono più dare. Cosa ne pensa?

Penso che i soldi spesi per l’Erasmus siano i soldi meglio spesi dall’Unione Europea in assoluto. Quando uno compie 25 anni – come appunto l’Erasmus – bisognerebbe fargli un regalo e non portargli via i soldi. In Italia a un venticinquenne può certamente accadere di tutto, ma non gli porti via di certo il denaro. Però vedi, nel libro ho dato molta importanza alle grandi riforme pubbliche, ma senza una piccola rivoluzione a livello privato, anche a livello di comportamento, le cose non cambiano, né in università, né nel mondo del lavoro. Non voglio essere un semplicista. So che ci sono delle situazioni più grandi di me e di voi. Però sono convinto che un banalissimo modo di dire come “Aiutati che il ciel t’aiuta” è vero. Io dico “Aiutati anche con un libro, che al cielo poi ci pensiamo. Magari lo votiamo. Votiamo il cielo giusto”. Perché anche questo è importante.

Beppe Severgnini con i suoi ammiratori (Foto di Daniela Smarrella)

E un giovane quanto si deve preoccupare di questo momento?

La risposta è molto. Niente di più.

Nel suo libro parla anche dell’importanza di buoni insegnanti, di buoni maestri. A questo non si potrebbe aggiungere un diverso metodo d’insegnamento che coinvolga di più lo studente, anziché basarsi sul classico rapporto frontale?

Innanzitutto distinguerei gli insegnanti e i Maestri, con la “m” maiuscola. Un insegnante può essere anche un Maestro, però anche un fruttivendolo veramente intelligente e saggio può esserlo. Maestro quindi è una categoria che con l’accademia non c’entra. Certo, un insegnante del liceo deve provare ad essere un po’ Maestro. Io nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare persone come Ida, una maestra elementare; Tilde, una professoressa di italiano alle medie; Paola, una professoressa di greco e latino al liceo classico; e infine Montanelli. Queste persone hanno saputo convincermi ad avere un talento piuttosto che un altro e la maggior parte erano docenti. Io credo che ad un insegnante, quando entra in un aula, debbano tremare le gambe dalla responsabilità. Non dentro tutti i ragazzi c’è l’oro, ma un insegnante deve saper sempre tirar fuori qualcosa da ciascuno, che sia argento, ferro o rame. Conosco comunque tantissimi docenti che utilizzano metodi di lezione decisamente diversi dall’insegnamento frontale.

Ripensando ai suggerimenti del suo libro, ce n‘è uno che darebbe a lei stesso, perché non lo ha applicato durante la sua vita?

Si, forse fare meno cose e farle meglio. Anche se non ho molti pentimenti. Credo sia una frase di Mark Twain quella secondo cui “Di solito, con l’andare degli anni, ci si pente più delle cose non fatte, che di quelle fatte”. Quindi non credo di avere grossi rimpianti. Soprattutto perché credevo di avere un talento, su cui ho poi investito, e ho fatto ciò che mi piaceva. Immagino sembri una frase retorica, però alle volte mi stupisco davvero di essere pagato per fare il lavoro che adoro. Mio padre era un notaio e credeva che chi non facesse quella professione, facendo invece il giornalista, fosse condannato a una vita di stenti. Ora, siccome il mio reddito si avvicina a quello di un piccolo notaio, mio padre è molto turbato.

Gli ultimi autografi della giornata di Beppe Severgnini (Foto di Daniela Smarrella)

Un’ultima domanda. Se lei fosse ancora uno studente universitario, su cosa scriverebbe la sua tesi di laurea?

Su qualcosa con cui mi posso vendere dopo. Mi spiego. Non scriverei una tesi di laurea fine a se stessa come ho fatto io. La mia tesi era sui diritti fondamentali nella Comunità Europea. Per scriverla sono andato a Bruxelles. Mi sono bastati quattro giorni per capire che i diritti fondamentali stavano benissimo e allora mi sono dato alla pazza gioia. Certo, avevo deciso quell’argomento perché volevo andare all’estero e il mio scopo l’avevo raggiunto. Però oggi proverei a scrivere una tesi che diventi la prima pietra di una costruzione. Qualcosa da poter presentare ad un colloquio di lavoro. Magari una tesi sperimentale. Qualcosa che non sia l’ultima operazione di un corso universitario, ma la prima di un corso post-universitario.

Un’ultima cosa: viva Trieste, una città che mi piace moltissimo. Credo mi rivedrete e mi riascolterete molto presto.

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About the Author:

Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.