Big Eyes, occhi aperti per il film di Tim Burton

Se questo articolo fosse relativo al film Big Eyes e non alla colonna sonora a questo punto mi troverei in una forte difficoltà: dal mio punto di vista la pellicola potrebbe essere considerata la migliore del regista Tim Burton o la prima, dopo il suo Batman, in cui sperimenta qualcosa di significativo. Questo attirerebbe su di me immediati attacchi da parte di quei fan del regista più gotico del mondo che non accetterebbero una critica nei confronti di ogni film in cui è presente la coppia Depp/Bonham Carter. La loro assenza ha permesso al regista di uscire un po’ dal gotico onirico e ritornare al grottesco e di trattare dei temi così importanti e trascurati come la fruizione dell’arte, la funzione della critica e la riproducibilità delle opere, da meritare una menzione speciale.

Purtroppo otterrò comunque lo stesso effetto di indignate risposte anche parlando della colonna sonora di Danny Elfman. Il compositore più pazzo del mondo ha infatti lasciato molto spazio alla vista e alle immagini limitando i propri interventi a pochi e delicati passaggi nei momenti più emozionali della pellicola. Elfman ha in realtà collaborato con numerosi registi con i quali ha dato prova della sua versatilità ma la sua cifra stilistica quando collabora con Tim Burton è così riconoscibile che questa volta ha certamente lasciato perplessi molti spettatori che si aspettavano (le solite) inquadrature alla Big Fish e musiche alla Nightmare Before Christmas. Sarebbe opportuno invece ricordare che, nonostante il blocco Tim Burton/Johnny Depp/Denny Elfman sia inconfondibile, i singoli artisti (si, persino i compositori delle colonne sonore) hanno il diritto di sperimentare, di rinnovare il proprio linguaggio e di offrire al pubblico un prodotto meno commerciale e più personale.

Se dovessi dire una buona regione per andare a vedere questo film, insomma, la colonna sonora non sarebbe la prima cosa che mi viene in mente, ma sarebbe una di quelle che contribuiscono a rendere la motivazione centrale (che per me è il tema dell’onestà nel mondo dell’arte) vivida e appassionante.

Commenti Facebook
By | 2015-01-07T12:35:39+00:00 07/01/2015|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

About the Author:

Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.