Boyhood, una colonna sonora lunga una vita

Supponendo che questo articolo sia letto principalmente da studenti universitari, possiamo consigliare con particolare vigore a tutti di andare a vedere immediatamente il film Boyhood. La pellicola, girata in dodici anni a partire dal 2002, è la storia di un bambino di 6 anni che racconta la propria esperienza nel crescere e diventare un adulto, o per lo meno un maggiorenne, nel corso dei successivi dodici anni. Il lavoro lunghissimo è stato preteso dal regista Richard Linklater, che ha voluto utilizzare la stessa troupe per tutte le età del protagonista,  girando un paio di settimane ogni anno per dodici anni è ha dato dei frutti inaspettatamente interessanti. La possibilità di questo esperimento permette di raccontare al protagonista con maggior forza e maggior realismo i propri cambiamenti e le proprie esperienze, come ad esempio il divorzio dei genitori e  le relazioni con parenti e amici, ma permette a noi di avere un’interessante panoramica sull’evoluzione di oggetti e cultura nell’arco del primo decennio del nuovo millennio.

Similmente a film come Forrest Gump, anche qui abbiamo diversi oggetti che cambiano col passare degli anni e delle epoche, e soprattutto differenti canzoni che rappresentano i diversi anni di vita del bambino. La differenza rispetto agli altri film, però, è che, essendo girato anno per anno, si riesce a capire ogni anno quali sono i brani che più avrebbero colpito la mente e la fantasia di un ragazzo che stava crescendo durante  quegli anni; e così si trovano non solo canzoni di Lady Gaga (Telephone), Tweedy (Summer Noon), i Colplay (Yellow) o Gnarls Barkley (Crazy) ma anche meteore più o meno trash amate tanto dai ragazzini, come ad esempio We’re all in this together del celeberrimo film High School Musical e colonne sonore dei film che hanno caratterizzato quegli anni, Harry Potter ad esempio. Ma anche canzoni che non passeranno mai di moda e che contribuiscono a formare generazioni di adolescenti del passato e (si spera) del futuro come Beyond the Horizon di Bob Dylan e Band on the Run di Paul Mccartney e Wings. Un film, insomma che oltre a far riflettere sul tema della crescita nel mondo di oggi, ci permette di rivivere la maturazione dei nostri gusti musicali e del panorama nel quale li abbiamo formati senza farci sentire troppo in colpa con noi stessi.

Commenti Facebook
By | 2014-12-04T10:06:21+00:00 04/12/2014|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

About the Author:

Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.