Cenerentola di Branagh: un classico ai giorni nostri

Nelle sale in questi giorni è arrivato Cenerentola, una rivisitazione del cartone animato che da sessant’anni ha fatto sognare generazioni di bambini. La regia è stata assegnata a Kenneth Branagh che ormai collabora con la Disney da tempo (ha firmato, inoltre anche il film Disney- Marvel Thor) è che ha desiderato riproporre la fiaba di Perrault in una chiave meno sentimentale e più affascinante approfondendo i caratteri di quei personaggi che, nella storia della principessa e della fata madrina sono ovviamente stereotipati per definizione. Per creare un forte (ed ironico) contrasto tra i sentimenti moderni che vediamo muovere i protagonisti e invece il fascino antico di questa storia ha deciso di mantenere intatta non solo l’ambientazione ed i costumi ma anche di dare una sonorità decisamente classica alla colonna sonora. Il compositore che da 25 anni ormai accompagna il regista nelle sue opere, Patrick Doyle, ha voluto utilizzare una sonorità più che classica, quasi da manuale, per raccontare in musica questa storia.

Si passa da momenti rossiniani a richiami a Mendelssohn e valzer alla maniera di Strauss, tutto riporta ad una magica atmosfera viennese, dove luci e colori si mescolano nelle ampie sale di una reggia imperiale. Archi vaporosi e ottoni ritmati si fanno portavoce di quella che sembra più la musica di un balletto vero e proprio che non di un film Disney anche se vengono sempre sapientemente sporcate da momenti dove gli strumenti si fanno impossessare da caratteri più contemporanei, per accompagnare i momenti più briosi del film (come ad esempio le scene con la fata madrina). Oltre alle musiche originali ci sono due riprese delle musiche più importanti del “vecchio” film: I Sogni Son Desideri e Biddidi-Bodddidi-Bu che nella versione originale sono cantati dalle due attrici (deliziosa la versione di Helena Bonham-Carter). C’è poi l’inedita canzone Strong nella versione originale cantata da Sonna Rele e in quella italiana (Liberi, testo di David Poggiolini) interpretata molto bene da Arisa. Un nuovo modo di rifare un classico dunque che da ampio respiro a ciò che si può chiamare “rivisitazione consapevole”, anche dal punto di vista musicale.

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By | 2015-04-14T12:03:27+00:00 14/04/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.