Con subita ispirazione, Svevo e i contemporanei

Se le statistiche affermano che Trieste è la città con la percentuale più alta di lettori in Italia, non si potrà negare un’altra verità: nemmeno la bora e le temperature siberiane fermano i triestini e la loro voglia di sapere. In molti infatti hanno partecipato alla vivace tavola rotonda intitolata “Con subita ispirazione” – Italo Svevo e gli artisti contemporanei, svoltasi nei giorni scorsi a palazzo Gopcevich nell’ambito del 150° anniversario della nascita dello scrittore con la conduzione del coordinatore del Museo Sveviano Riccardo Cepach. L’obiettivo? Dimostrare la vitalità ancora oggi attuale delle opere sveviane. A rammentarcelo sono stati tre intellettuali: Sergia Adamo, docente all’Università di Trieste, il regista triestino Alberto Guiducci e lo scrittore americano Nathaniel Rich, che hanno condiviso originali interventi, esponendo proprie riflessioni ed esperienze.

Statua di Italo Svevo in Piazza Hortis a Trieste

“Quando mi è capitato per la prima volta vent’anni fa di leggere ‘La Coscienza di Zeno’, avevo trovato particolarmente avvincente l’evocazione di Trieste: una città provinciale, abbastanza disperata, ai margini dell’impero, lontano dal centro del mondo reale”: il breve commento, piuttosto pungente, ha rappresentato l’inizio del percorso sveviano di William Kentridge, artista multimediale sudafricano di fama internazionale, che è stato, assieme al connazionale e premio Nobel per la letteratura del 2003, J M Coetzee, protagonista dell’intervento dell’Adamo. Quest’ultima ha infatti voluto sottolineare l’attualità di Svevo attraverso un intreccio peculiare tra i due autori. “Oltre ad avere la pelle chiara e lo stato di nascita simili”- racconta l’Adamo – i due autori hanno in comune anche Ettore Schmitz e le sue tematiche: l’inettitudine, il gusto letterario, l’alter ego, i giochi di specchi e ancora la vecchiaia declinata proprio in termini di senilità, il confronto con la storia, che bisogna raccontare in modo non banale.
I romanzi di Coetzee “Waiting for the Barbarians”, “Life and times of Michael K” e “Summertime” ne sono un esempio, come, tra i vari, il film “Felix in exile” del ’94 di Kentridge, in cui lo stesso autore si guarda allo specchio attraverso un cannocchiale, gioco estremamente sveviano, e vi vede una figura di una donna di colore, ovvero l’alter ego per eccellenza: non un uomo, ma una donna, non un bianco, ma un nero. Il fil rouge che accomuna questi due autori e Svevo non inizia e non termina qui, perché i due si incontrarono metafisicamente più volte. Come nel ’99, quando Kentridge pubblicò una serie di monografie accompagnate da un testo sveviano, di cui Coetzee fu chiamato a scrivere un commento.
L’autore di “Una vita” colpisce ancora e questa volta lo fa con “L’assassinio di via Belpoggio”, da cui il giovane regista Alberto Guiducci, che ironicamente si autodefinisce inetto per natura, ha tratto spunto per il cortometraggio dal titolo omonimo, un kolossal girato in pellicola, dai tratti noir e dal gusto espressionista tedesco degli anni ’30.
Ancora ulteriori ispirazioni e spunti. Questa volta da Svevo a Nathaniel Rich, giovane romanziere, che dall’America venne anni fa a Trieste per scrivere la tesi di laurea e che più tardi avrebbe scelto parzialmente la nostra città come set per il suo libro d’esordio “La voce del sindaco”, in cui l’autore propone stile e palesi riferimenti ai personaggi sveviani: un romanzo avvincente che, al contrario delle prime opere del grande scrittore triestino, è stato promosso immediatamente dalla critica.
Svevo dunque seduce ancora e, forse, sempre di più. Un’ulteriore prova ne è il secondo novel, che Rich sta scrivendo “con subita ispirazione” sveviana.

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By | 2017-02-12T16:31:30+00:00 12/02/2012|Categories: Cultura e spettacoli|Tags: |0 Comments

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