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Copenaghen, incontro-scontro tra formule e umanità

Written by on 12 marzo 2018

MONFALCONE- Il 7 marzo al teatro comunale di Monfalcone, tre attori di grande portata hanno calcato i loro passi sul palco scosceso della scenografia di Copenaghen, pièce di Michael Frayn, diretta da Mauro Avogadro.

Le linee di gesso bianco tracciate sulle pareti creano un forte contrasto con la scenografia dominata dal nero. Le scritte impresse di fretta sembrano quasi misteriosi geroglifici che soltanto un fisico potrebbe decifrare. L’attenzione ricade su piccoli dettagli, come le pareti che come enormi lavagne riportano a scuola lo spettatore. Non soltanto le formule si proiettano sui pannelli neri, ma anche la polvere che sembra prodotta da un’esplosione: la bomba atomica. L’attenzione, quindi, non ricade sulle nozioni ma sull’evento e sul contesto storico vissuto da tre personaggi non irrilevanti.

Ci troviamo in un Paese del nord, precisamente in Danimarca; come mai il centro dell’attenzione si concentra in questo luogo se il tema principale sono la fisica e una tragedia? La domanda da porsi è chi si trovava a Copenaghen e perché si rifugiava nella capitale danese. Niels Bohr, interpretato da Umberto Orsini, era di origini ebraiche e riuscì a sfuggire alla minaccia nazista con sua moglie, interpretata da Giuliana Lojodige, riuscendo a garantire a entrambi una vita modesta. Tuttavia, la posizione politica e lavorativa del grande fisico non era chiara al suo ex allievo Karl Heisenberg, interpretato da Massimo Popolizio, che andò alla ricerca del suo vecchio maestro. Il vero scopo di quella visita non era però limpido nemmeno per il fisico tedesco, essendo le questioni politiche segrete ed essendo loro implicati in direzioni differenti (uno operava per la Germania, l’altro per l’America) ma con lo stesso fine, quello di comprendere meglio le formule fisiche della realizzazione della bomba atomica.

Meno di quanto si crede, o conosciamo, la fisica e i loro studiosi hanno avuto un ruolo di alta responsabilità che a volte è stato sottovalutato, soprattutto nello studio dell’epoca storica tema dello spettacolo. La scelta di tornare dal suo ex maestro dopo un litigio che li separò per anni non fu una decisione facile, ma Heisenberg scelse di farlo; si trovava in una posizione nei confronti dello stato tedesco di alta responsabilità con le sue dovute implicazioni. Nello spettacolo, non si comprendono fin da subito le sue mire, ma una cosa che traspare nel testo e nei suoi significati è certa: l’America stava realizzando la bomba atomica e la Germania era indietro. Bohr collaborava con l’America all’oscuro di Heisenberg.

Ne consegue in questa dinamica un insolito gioco delle parti tra i due fisici, tra i quali il ruolo della moglie di Bohr, Margrethe, è quello di mediare una situazione scomoda per il marito che è implicato moralmente in quella che sarà una catastrofe umana e ambientale. La storia si svolge attraverso i ricordi dei fantasmi che sono e saranno sempre i tre personaggi, ripercorrendo così l’incontro tra loro avvenuto nel 1941, per poter comprendere realmente cosa ci facesse Heisenberg a Copenaghen e, allo stesso tempo, per fornire una ricostruzione dei fatti che rimane tuttora un grande dilemma. L’incontro tra i due uomini e la donna avviene prima dello scoppio della bomba e la rappresentazione è un sogno onirico che appare attraverso una scenografia deformata con un’inevitabile distorsione dei fatti e dei ricordi.

Una recitazione che i tre attori riescono a creare agendo in un istante, come un bagliore o un ricordo; facendoci vivere una mirabile esperienza ormai nostra. La professionalità dei tre viene vissuta con estrema leggerezza e intensità: equilibrio dato da un testo capolavoro e dalla qualità attoriale.

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