Cuba-USA, il disgelo che farà bene ai giovani

Il legame che unisce la storia di Cuba a quella degli Stati Uniti d’America affonda le radici in un passato tutt’altro che prossimo. Ma è la storia contemporanea a portare così tanto interesse per questi due paesi che, a prima vista, sembrerebbero avere poco da spartire. Siamo in piena Guerra Fredda, USA e URSS si spartiscono il mondo in un tentativo continuo di ampliare la propria sfera d’influenza. L’isola di Cuba gioca un ruolo marginale finché, nel 1959 il movimento rivoluzionario guidato da Fidel Castro, riesce a portare a termine la rivoluzione cominciata sei anni prima. Le misure di stampo comunista che seguirono, portarono ad un’inasprimento dei rapporti con gli States a causa dei loro forti interessi economici nell’isola, fino al punto in cui il presidente Eisenhower pose, nel 1960, l’embargo commerciale e il congelamento dei rapporti diplomatici con il regime instauratosi.

Da questo momento in avanti non c’è molto da aggiungere, a parte il fatto che il blocco commerciale ha lasciato Cuba indietro di 50 anni rispetto al resto del mondo. Ancora oggi le auto che si incrociano per le strade hanno un gusto retrò e sui muri in giro della città si continua ad inneggiare alla revolution(!). Guardando la situazione con un occhio più disincantato non si può non accorgersi che l’isola vive una situazione economica molto depressa e tira avanti basandosi su turismo e prostituzione. Non poteva quindi giungere in un momento migliore la decisione del presidente USA, Barack Obama, di riallacciare i rapporti con l’Avana ed alleggerire l’embargo.

Dopo l’annuncio della notizia tuttavia, l’opinione degli esuli cubani negli Stati Uniti è apparsa subito divisa. Da un lato ci sono gli esuli di prima generazione, ormai tutti anziani, fuggiti dall’isola come unico modo per manifestare in sicurezza la propria opposizione al regime castrista. Dall’altro lato ci sono i figli degli esuli, i quali vedono finalmente l’occasione per poter tornare nella propria terra d’origine e costruirsi un futuro economicamente più simile a quello che fino ad oggi Miami (che vanta la comunità di cubani più ampia del paese) ha saputo offrirgli. Posizioni molto diverse quindi, che vedono nel primo caso un tradimento dei principi professati per 50 anni dagli americani, una sorta di schiaffo alle sofferenze patite lasciando Cuba e che sembrano non aver portato a nulla, soprattutto se si considera che Raoul Castro ha chiaramente affermato che l’isola rimarrà politicamente comunista. Dall’altro lato ci sono i giovani, immigrati per lo più per ragioni economiche, i quali guardano con nostalgia alla propria terra natia e non vedono l’ora di farci ritorno. Tantissime sono le storie di una Cuba che coltiva talenti, in ambito musicale, sportivo, artistico, e che fino ad oggi non sono riusciti ad emergere a causa della povertà e della mancanza di prospettive per i giovani. Una generazione insomma che vede una nuova land of opportunities, pronta a scrollarsi di dosso il proprio passato di stereotipi (sigari, rumba e mojito) ed a lanciarsi verso la modernità.

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By | 2014-12-22T10:55:47+00:00 22/12/2014|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , , , |0 Comments

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Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.