David Byrne non appoggia i servizi di streaming musicale

Il cantante dei Radiohead, Thom Yorke, aveva definito i siti quali Spotify, come “l’ultimo rantolo della vecchia industria discografica”.

Sono molti gli artisti che hanno rivolto diverse lamentele verso i servizi gratuiti di streaming musicali. Uno dei più noti dei suddetti servizi è il recentissimo Spotify, insieme a Deezer o Pandora.
Tra gli ultimi musicisti che si sono innalzati contro questi flussi di musica non a pagamento, figurano il leader dei Radiohead Thom Yorke, e il frontman dei Talking Heads, David Byrne.
Per quest’ultimo tali siti non sono proprio i posti più adatti per rendere giustizia al lavoro di chi ha dedicato un’intera vita alla musica.

“Io ho tolto tutto il catalogo che potevo da Spotify” ha dichiarato Byrne su un recente articolo del Guardian. L’ex leader delle “teste parlanti” ha inoltre espresso una certa perplessità, mista a preoccupazione, nei confronti degli artisti emergenti: “Io, come Thom Yorke e gli altri artisti possiamo sopravvivere senza basarci  sull’elemosina  che ci viene elargita dalla vendita della nostra musica in streaming,  ma i nuovi e prossimi artisti non avranno il nostro vantaggio, molti di loro non sono ancora arrivati al punto in cui possono vivere di musica grazie ai concerti e ai diritti d’autore, quindi cosa pensano loro di questi nuovi servizi?”.

Parrebbe un quesito degno di riflessione, soprattutto tenendo in considerazione che David Byrne ha anche

David Byrne sostiene che Spotify non contribuisce ad aiutare gli artisti emergenti nel farsi conoscere.

accusato Spotify di non permettere di conoscere i nuovi artisti in circolazione.
Che sia il caso di tornare alla vecchia usanza di perdersi per ore all’interno dei negozi di musica, con la possibilità di scovare delle vere chicche?

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By | 2013-10-21T09:42:44+00:00 21/10/2013|Categories: Musica|Tags: , , , |0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.