Disconnect, il rapporto vita-web raccontato in un film

Dal 9 gennaio è sbarcato anche in Italia Disconnect, il film di Henry Alex Rubin, di fatto il debutto al cinema di fiction per un regista che prima d’ora ha già riscosso un notevole successo nel campo documentaristico. La sceneggiatura invece, è stata affidata al veterano Andrew Stern. Ciò che ne viene fuori è un film drammatico corale dalla struttura circolare, che strizza l’ occhio al cinema di un maestro come Altman.

Una scena del film “Disconnect”.

Il titolo di per sé suona come una esortazione, una provocazione con la pretesa di porre un interrogativo in merito alle conseguenze del mondo informatico moderno dei “social”, in cui, volenti o nolenti, ci ritroviamo tutti a vivere. Si tratta di una pellicola già presentata lo scorso anno sia al Toronto Film Festival che alla Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia, dove ha trovato un discreto consenso in fatto di critica e pubblico.

Ambientato nella periferia di una moderna New York, il film racconta attraverso una serie di episodi drammatici, i risvolti che può comportare la teconologia moderna sulle nostre vite. Pur non brillando certo per l’ originalità delle tematiche trattate, il lavoro di Rubin riesce a convincere per la realtà cruda e senza fronzoli dei personaggi e delle situazioni messe in scena. Vengono presi a pretesto fatti di cronaca che vanno dal cyber bullismo alle chat erotiche con minorenni, dai risvolti della difficoltà comunicativa causata dai social network sino alle truffe telematiche. Gli attori finiscono quindi gettati dentro le conseguenze causate dal lato oscuro del web e sono costretti a viverle ed affrontarle malgrado le proprie debolezze. Nonostante un ventaglio di storie e personaggi piuttosto variegato vi sono comunque dei fattori che fanno da filo conduttore a tutte le storie raccontate, su tutti lo spaesamento e la paura che si provano una volta che le situazioni virtuali vissute diventano “reali”. Complice un po’ anche il passato documentaristico, il lavoro del regista fa in modo che estetica e simbolismo vengano volutamente messi da parte, con l’ intento di creare un’ ancora maggiore immedesimazione da parte di ciascuno spettatore con i fatti messi in scena.

Si ha a che fare quindi con un film di critica dove tutti i fenomeni figli dell’ era moderna quali alienazione, indifferenza e sconforto scendono in campo. A questi Rubin contrappone però il tema della speranza, intesa come quella sensibilità umana che si ritrova nei rapporti reali, molto spesso dimenticata ma ancora non del tutto perduta.

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By | 2014-01-13T10:10:55+00:00 13/01/2014|Categories: Cinema, Cultura e spettacoli|Tags: , , , |0 Comments

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