Don Giovanni: i colori di una storia di passione e violenza

La stagione 2015/ 2016 del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si è aperta il 30 ottobre con una delle opere più conosciute e controverse di Wolfgang Amadeus Mozart, Il Don Giovanni, o il dissoluto punito.

Nella regia di Allex Aguilera tuttavia sembrerebbe che ogni controversia sia stata risolta, almeno per quanto riguarda la dissolutezza del protagonista. Il Don Giovanni di Aguilera infatti non ha quasi niente dell’eroe romantico innamorato della propria libertà, ma viene caratterizzato come un libertino – con tanto di barba incolta e orecchino nella versione un po’ piratesca di Nicola Ulivieri, baritono per il cast della prima – bugiardo, immorale e manipolatore. Sviluppandosi automaticamente da tale figura, l’atmosfera generale della rappresentazione è dunque piuttosto cupa, ad eccezione di alcuni sprazzi di colore nelle scene da operetta – come quelle fra Zerlina e Masetto – che le valgono la classificazione di dramma giocoso.

Le scenografie sono essenziali e quasi monocromatiche ma ricche di elementi mobili. Sui toni del grigio politonale delle mura e davanti e dietro al nero della cancellata assumono grande risalto le scelte cromatiche dei costumi di William Orlandi. Il Don Giovanni veste un viola scuro licenzioso e – in teatro – piuttosto arrogante; Donna Anna (Raquel Lojendio ­ soprano) e Don Ottavio (Luis Gomes ­ tenore) portano il nero, simbolo della innocenza da lei perduta ma anche del lutto di lei che lui ossequiosamente subisce. Donna Elvira, la cui passione per Don Giovanni sovrasta in diversi momenti un’intelligenza altrimenti lucida e razionale, è vestita di un rosso acceso.

Una nota di colore sensibilmente più luminosa quella del tableaux di sapore impressionista del primo atto in cui è rappresentata la tipica scena di festa popolare nella piazza del paese. Le contadine sedute ai tavolini di un’osteria festeggiano la promessa sposa e i contadini assiepati intorno al carretto della fioraia comprano mazzetti da offrire alle loro donne. I costumi del coro sono nei toni allegri dell’arancio, e in mezzo a tutti come una margherita fra le gerbere spicca la bionda Zerlina (Diletta Rizzo Marin ­ soprano) dal vestito bianco candido.

Gli elementi mobili della scenografia hanno più di una funzione. Oltre ad indicare il cambio di ambientazione delle scene, muovono i cantanti nella profondità del palco nei diversi momenti dell’opera dando di questi una rilettura emotiva a seconda che si tratti di vendette, complotti, menzogne o burle.

Quella di Don Giovanni è però l’unica “punizione” che avviene, in modo volutamente ambiguo, sul fondo del palco e seminascosta da elementi scenici. In linea con l’interpretazione di Aguilera del finale aperto del libretto, mentre nel proscenio gli altri cantanti, convinti da Leporello della morte del suo padrone, intonano il coro conclusivo dell’opera: “Questo è il fin di chi fa mal/ e de’ perfidi la vita/ alla morte è sempre ugual” trasformando anche la morte del libertino in una farsa.

Unica pecca di questi troncamenti della profondità scenica è il fatto che penalizzino le voci dei cantanti, che non raggiungono in modo omogeneo l’intera platea ma vengono sovrastate in alcuni momenti dall’orchestra o da chi canta in posizioni più favorevoli al pubblico. Curiosa la scelta di due baritoni di registro diverso per la parte del protagonista nei due cast, che sicuramente daranno all’intera opera una sfumatura diversa nelle diverse rappresentazioni. Particolarmente interessante poi la performance della soprano barocca Raffaella Lupinacci, che nella sua interpretazione di una Donna Elvira forse in alcuni momenti un po’ troppo ricca di pathos, dà prova di una grande tecnica eseguendo diverse arie virtuose con grande precisione e pulizia e senza mai perdere il personaggio.

Il cast convince dunque in generale per la voce e la presenza scenica, la recitazione ed i movimenti nello spazio di tutti gli elementi sono curati per una regia quasi televisiva, che intrattiene l’occhio e non solo l’orecchio del pubblico. Le comparse sono numerose ma ben gestite e la scelta di utilizzare statue umane in diversi momenti della rappresentazione è rischiosa ma di grande effetto.

Per quanto riguarda la musica, Mozart non delude mai le tre ore del Don Giovanni non pesano all’ascolto. L’orchestra del Teatro Verdi, magistralmente diretta da Gianluigi Gelmetti, si esibisce in un’ottima performance con due momenti di particolare interesse nelle scene dei festeggiamenti per Zerlina e Masetto e della cena per il Commendatore, nelle quali alcuni elementi prendono posto in palcoscenico e seguono una direzione che si sdoppia senza forzature fra la buca e la scena. Nel suo Don Giovanni, Aguilera riesce a combinare elementi tradizionali a tecniche e scelte di regia moderne nel loro stile essenziale, mettendo in primo piano i cantanti e lasciando a tutto il resto il ruolo di un contorno strumentale ma non intrusivo.

di Costanza Manca di Villahermosa

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By | 2015-11-10T12:22:27+00:00 10/11/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , , , |Commenti disabilitati su Don Giovanni: i colori di una storia di passione e violenza

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