E se fossimo tutti forti come Superman?

E’ arrivato ai cinema l’attesissimo remake di Superman, “L’uomo d’acciaio” di Zack Snyder. Il film vanta un cast di tutto rispetto, dai premi Oscar Russel Crowe e Kevin Costner ad Amy Adams, nominata agli Oscar ben 4 volte. E non dimentichiamo Henry Cavill, che dopo aver perso il ruolo di Clark Kent nel 2006 per il film “Superman Returns”, questo giro sarà lui a salvare il mondo nell’iconica calzamaglia firmata S.
E mentre Cavill per raggiungere un fisico da super eroe ha seguito una dieta da 5000 calorie al giorno e 7 mesi di allenamento fisico che lui stesso ha definito “estenuanti”, al “vero” superman è bastato un sole giallo per attivare le sue super abilità.

Il poster de “L’uomo d’acciaio”, il nuovo film su superman.

Il professor Paul Zehr della University of Victoria, non estraneo all’uso dei supereroi come metafore per divulgare concetti scientifici, ha colto quest’occasione per discutere di un meccanismo molecolare responsabile della “super forza”.

Sappiamo che per aumentare la forza occorre aumentare il numero e la dimensione delle cellule muscolari, ma andiamo un po’ indietro per capire la biologia che sta dietro a questo processo.
Nei primi anni di vita il corpo cresce rapidamente, ma completato lo sviluppo la proliferazione cellulare subisce un brusco rallentamento. Responsabili del meccanismo di controllo sull’eccessiva crescita cellulare sono i fattori “chalones”, come miostatina e activina A.
Un gruppo di ricerca della Charité–Universitätsmedizin di Berlino ha studiato la delezione ( cioè perdita) del gene per la miostatina. Il case report riguardava un bambino che presentava una crescita muscolare esagerata. Secondo le stime, a 4 anni questo super bambino avrebbe potuto tranquillamente sollevare pesi da 3 chili, tenendo le braccia tese.

Abbiamo visto come il corpo naturalmente freni la crescita muscolare, ma se uno scienziato pazzo assoldato da Lex Luthor volesse creare in laboratorio un degno avversario per Superman, cosa dovrebbe fare? Dovrebbe ricorrere alla follistatina, che spegne i geni degli “chalones”. In breve, aumentando l’espressione della follistatina si spegne la miostatina e si riaccende la crescita delle cellule muscolari. Più cellule muscolari belle grosse, più forza. E a dirla tutta dovrebbe anche trovare il modo di potenziare tutto questo per un centinaio volte o giù di lì. Non siamo pignoli e ignoriamo completamente la questione volo.

Attualmente alla Ohio State University e Center for Gene Therapy at Nationwide Children’s Hospital in Ohio stanno studiando la possibilità di usare la follistatina come terapia per malattie muscolari degenerative. I soggetti di ricerca sono delle scimmie. Provate a immaginare scimmie super forti. Io vedo già il titolo del prossimo block-buster estivo: “Superman vs. Il Pianeta delle Scimmie”.

Questo è il link per chi volesse leggere l’articolo originale del Professor Zehr : http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/2013/06/14/the-man-of-steel-myostatin-and-super-strength/

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By | 2013-06-21T09:08:11+00:00 21/06/2013|Categories: Cinema, Scienza&Ricerca, Tecnologie, Università|Tags: , , , |0 Comments

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