Ennio Fantastichini è Beniamino sul palco del Miela

Beniamino con Ennio Fantastichini in scena dall’11 al 13 dicembre al Teatro Miela rappresenta il secondo appuntamento realizzato in sinergia dal Teatro Stabile regionale (nel cui cartellone altripercorsi l’appuntamento è inserito) e Bonawentura/Teatro Miela.

Ambiguità, solitudine, ferocia, c’è tutto questo nel monologo in cui, nel 1976, Steve J. Spears decideva antesignanamente di affrontare i temi dell’omofobia e della pedofilia. Una scelta coraggiosa e difficile, premiata da un successo clamoroso per l’autore australiano, che deve proprio a questo lavoro – il cui titolo originale è The elocution of Benjamin Franklin – la sua fama: l’esito della sua messinscena a Londra lo rese infatti un cult internazionale, che arriva in Italia grazie alla sensibilità di un regista come Giancarlo Sepe.

Ennio Fantastichini in Beniamino.

Nel ruolo del protagonista ha voluto un attore carismatico, potentemente fisico ma capace di notevoli profondità: Ennio Fantastichini. Il pubblico dello Stabile lo ha apprezzato l’ultima volta dal vivo nel 1999, nel testo di Koltès La solitudine nei campi di cotone, ma è impossibile non averlo ammirato in una delle tante prove cinematografiche, fra cui ricordiamo almeno i film di Ferzan Ozpetek Saturno contro e Mine vaganti. In Beniamino, monologa nel ruolo del maturo protagonista un professore di eloquenza shakespeariana che a Toorak, il paesino dell′Australia dove si svolge la vicenda, offre lezioni di dizione alle signore ed ai giovani afflitti da difetti di pronuncia.

Il professor O’Brien è un anziano omosessuale, ma ha sempre mantenuto il più stretto riserbo rispetto alla propria vita e alle proprie inclinazioni: nel privato sfoga qualche eccentricità indossando a volte capi femminili, esprimendo le sue passioni per Shakespeare e Mick Jagger, confidandosi al telefono con l’amico Bruce, anche lui gay. Ma nulla trapela all’esterno.

A scardinare questa situazione giunge un giorno Beniamino, un dodicenne di chiare tendenze omosessuali, che la madre affida al professore peché gli sia curata la balbuzie: O’Brian se ne innamora. Nel racconto di Fantastichini-O’Brian autoironia e tragedia s’intrecciano sempre più indissolubilmente a denunciare il dramma – attualissimo – della difficoltà di vivere autenticamente e (ha un valore metaforico, sicuramente, il fatto che il professore curi proprio difetti di parola) di comunicare sé stessi al mondo. È uno spettacolo contro l’omofobia, che continua tutt’oggi a mietere vittime, uno spettacolo in cui il protagonista tratteggia non solo il proprio profilo ma anche l’eco delle voci e delle figure degli altri personaggi di Toorak: personaggi che decreteranno il terribile epilogo dell’esistenza di O’Brian. Accusato – ingiustamente – di pedofilia spenderà i suoi giorni rinchiuso in manicomio.

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By | 2013-12-10T11:38:56+00:00 10/12/2013|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , |0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.