ESCLUSIVO – Le Femen a Radioincorso: «Ci spogliamo per affermare un nostro diritto"

Uno scatto della mostra fotografica di Armando Casalino a cui hanno partecipato anche tre esponenti di Femen Italia

Beatrice Senese è esponente del movimento Femen Italia, un gruppo neo-femminista nato da poco nel nostro Paese che prende origine dal movimento di più grandi dimensioni dell’Ucraina. In Italia il movimento deve ancora strutturarsi a livello territoriale, ma ha già fatto parlare di sé: domenica 24 febbraio 2013, infatti, giorno delle elezioni, tre attiviste straniere si sono spogliate in topless davanti agli occhi di Silvio Berlusconi, mentre usciva dal suo seggio elettorale. Beatrice non le conosce direttamente, ma ha comunque avuto modo di entrare in contatto con le sue colleghe ucraine per scambio di informazioni e di materiale. L’abbiamo contattata perché assieme ad altre due sue compagne era a Trieste per posare alla mostra fotografica di Armando Casalino – Donna – che verrà inaugurata venerdì 8 marzo all’Atelier Working Art del capoluogo giuliano. Ai nostri microfoni, Beatrice ci ha raccontato qualcosa di più del suo movimento.

«A far parte di Femen Italia saremo una quindicina di ragazze in tutto, viviamo in città diverse, e siamo studentesse – lavoratrici. Sarà un annetto che esistiamo come gruppo. Siamo quindi ancora in una fase organizzativa dove stiamo cercando di delineare i nostri obiettivi e cosa vogliamo portare avanti. Per ora abbiamo fatto molta informazione e traduzione [dai documenti di Femen Ucraina], e scritto articoli per spiegare quali sono le motivazioni del topless».

Ce le puoi spiegare? Qual è il suo significato?
«Io non direi che il topless ha un significato. Direi piuttosto che è un mezzo provocatorio. Riprendendo anche i movimenti femministi degli anni ’60 e ’90 ti risponderei che è una forma di riappropriazione, [specie] nella società moderna, laddove il corpo femminile è mercificato e ridotto ad oggetto sessuale. Non è più la donna che si spoglia per essere pagata, bensì per affermare un suo diritto. In questo senso è un ribaltamento della logica attuale».

Ma secondo te un movimento del genere può avere in Italia lo stesso successo che ha in Ucraina, dove il corpo è più considerato un tabù, rispetto ad un oggetto del desiderio?
«Da un lato credo che il movimento Femen farà molta fatica ad attecchire in Italia, ci vorranno molto tempo e grande lavoro di sensibilizzazione. Anche vedendo le reazioni su internet alla manifestazione di ieri [la domenica delle elezioni, ndr], c’è ancora tanta gente che sembra non capire il perché del topless. Questo per un’ipocrisia che esiste nel nostro paese. Perché se il problema fosse vedere il corpo scoperto di una donna dovremmo indignarci per ogni manifesto pubblicitario  o per tantissimi programmi televisivi».

Una manifestazione di Femen Ucraina

Appunto perché c’è questa cultura dell’immagine distorta, non credi che manifestazioni del genere non riescano a sconvolgere troppo l’Italia?
«Io non credo, perché se fosse così la polizia non avrebbe avuto quella reazione, anche molto violenta, alla manifestazione [di domenica 24 febbraio]. Perché il topless, per quanto possa essere graffiante è non-violento e la resistenza che queste attiviste fanno è quasi sempre una resistenza passiva. In generale, se il topless non disturbasse più non verrebbero nemmeno portate via e data loro così tanta importanza. Io sono dell’idea che finché ti portano via e c’è una sorta di repressione o di persecuzione allora la mossa che è stata fatta dà ancora fastidio e tocca ancora qualche nervo scoperto, proprio perché va contro la mercificazione».

In ogni caso il movimento si sta espandendo in Europa. Non esistete solo in Italia e Ucraina.
«Esatto. Hanno organizzato manifestazioni già in Francia e in Germania, ad Amburgo. Loro hanno già aperto una propria sede cominciato e ad avere molto seguito. In Italia, invece, non abbiamo ancora il tipo di organizzazione che esiste in questi paesi».

Avete intenzione di continuare sulla linea delle vostre compagne ucraine oppure avete qualcos’altro in mente?
«Vogliamo sì continuare su questa linea, per lo meno ispirarci molto alle loro modalità. Però aggiungerei che vogliamo trattare argomenti più nello specifico riguardanti la realtà italiana e condurre una riflessione su quello che può essere un neo-femminismo oggi. Vogliamo acquisire un certo tipo di coscienza. Il movimento è ancora giovane, ma speriamo di essere pronte per fare anche noi una manifestazione su scala nazionale. Alcuni argomenti che vorremmo trattare sono la discriminazione di genere in ambito lavorativo in Italia oppure il femminicidio».

Un’ultima domanda. Quando fate questo tipo di manifestazioni siete disposte anche a farvi arrestare pur di far passare il vostro messaggio?
«A questa domanda posso risponderti personalmente, ma non a nome di tutto il gruppo, perché questa è una cosa di cui non abbiamo ancora parlato in maniera definitiva. Stiamo sentendo alcuni avvocati. Personalmente io penso di sì, però non te lo posso garantire per tutte le ragazze che fanno parte di Femen Italia».

 

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.