Essere uno studente omosessuale a Trieste

Il 23 gennaio alle 15 in piazza Unità d’Italia a Trieste e in moltissime altre città italiane ci sarà la manifestazione #SvegliaItalia, per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni sul tema dei diritti civili e sulla legge Cirinnà, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni. Per capire meglio perché è importante per omosessuali ed eterosessuali scendere in piazza uniti, abbiamo scelto di fare quattro chiacchiere con Antonio Parisi, ex studente dell’Units, nonché fondatore di Jotassassina, la serata Lgbt per eccellenza di Trieste (ma molto conosciuta anche fuori regione). Dopo aver studiato a Trieste si è dedicato all’animazione ma anche all’attivismo, facendo luce sui problemi di gay, lesbiche, transessuali e bisex della città. È un punto di riferimento, soprattutto per i più giovani, e quindi vogliamo capire assieme a lui se e come Trieste è cambiata in questi anni.

Sono un po’ di anni che animi la comunità LGBT di Trieste, come si è evoluta secondo te la situazione?
Ovviamente sì, dieci anni fa era impossibile per una coppia gay farsi vedere in pubblico e ricordo che alle serate in discoteca i ragazzi non volevano farsi fotografare. Era molto difficile. La società triestina fortunatamente si è aperta alla comunità Lgbt e ora i ragazzi gay si baciano e si tengono per mano, anche se c’è ancora molto da fare. A Capodanno, ad esempio, un ragazzo stava per perdere un occhio perché uno gli ha tirato un pugno, mentre si baciava con il suo fidanzato durante una serata. Queste cose non devono più succedere.

È stato difficile per te essere uno studente omosessuale a Trieste?
Sì lo è stato sicuramente. All’epoca quelli dichiarati si contavano sulle dita di una mano e non è stato facile, perché l’università non aveva ancora creato l’associazionismo, e l’Arcigay era in mano a gente più anziana. Io me ne sono sempre fregato perché venivo da realtà più grandi, ma vedevo che i miei amici gay non si dichiaravano nell’ambiente universitario, perché avevano paura. Perciò, quando ho fatto le foto per il calendario 2016 di Jotassissina, ho deciso di fare uno scatto sulla scalinata dell’università centrale, è stato proprio perché rappresentava le difficoltà di dieci anni fa e di quando mi sentivo discriminato.

È ancora così per gli studenti di oggi?
Credo che siano cambiate le cose. L’Arcigay è entrata in punta di piedi nelle scuole superiori, ad esempio, anche con progetti contro il bullismo. Anche se in realtà il tema del gender e le relative (e inutili) paure dei genitori hanno frenato un po’ le cose.

Molti ragazzi omosessuali vengono alle serate che organizzi, ci sono ancora problemi di integrazione tra la comunità Lgbt e la città?
Purtroppo ce ne sono ancora, perché mi arrivano, anche se molto meno, segnalazioni di ragazzi trattati a volte in malo modo. Come capoluogo di regione, Trieste non è messa male soprattutto sul piano sociale, rispetto a Udine e Pordenone, ad esempio, dove funziona l’associazionismo, ma la vita quotidiana è ancora difficile.

Con Jotassassina fai divertire molto, ma cerchi anche di far riflettere su molte tematiche, come appunto i diritti civili, a Trieste c’è abbastanza attenzione a questo tema?
Diciamo che da parte delle istituzioni e quindi della giunta Cosolini c’è stata una sorta di apertura, ma purtroppo non possono fare nulla perché manca una legge dello Stato, mentre secondo me la società è pronta per i diritti. Ho avuto pochissimi riscontri negativi, nonostante Trieste sia popolata da molti anziani, ho avuto molte conferme positive. Tante persone mi fermano e mi dicono che non hanno problemi.

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Perché la giornata del 23 gennaio è importante per Trieste e l’Italia intera?
Ci saranno due piazze, chi la pensa in modo contrario come le Sentinelle in Piedi, e noi. È importante esserci perché è importante che i politici vedano che la città è cambiata. Saremo tantissimi, anche molti eterosessuali, perché il Ddl Cirinnà vale anche per le coppie eterosessuali e molti questo lo dimenticano.

Sei in contatto con famiglie omogenitoriali a Trieste o in regione? Che esperienze sono?
Ne conosco tantissime. Sono esperienze felici e serene. Sono tutte persone equilibrate che hanno ponderato le loro scelte. Sono tutti figli felici, perché non viene a mancare nessuna figura, ricordiamo che le famiglie sono fatte anche da nonni, da zii, ecc. Vorrei per altro sottolineare che la legge Cirinnà non è per il diritto di avere i figli, ma è un dovere dello Stato su legiferare su bambini che ci sono già e che in Italia sono circa 100mila.

Ottenendo i diritti civili si può anche combattere l’omofobia secondo te?
Assolutamente sì, perché i diritti civili sono la vitamine per la lotta all’omofobia. Parificare rapporti affettivi così importanti, renderebbe la comunità gay più serena e poi si dimostrerà che siamo “normali” e che abbiamo la stessa emotività degli etero.

A quei giovani che non riescono a fare coming out cosa consigli?
Consiglio di prendersi il loro tempo, senza rifletterci però troppo. È importante stare bene con se stessi. Consiglio anche di lasciare ai genitori del tempo e di non spaventarsi per eventuali reazioni negative. Nella maggior parte dei casi i genitori dopo un po’ tendono ad accettare e rispettare il figlio. Cominciate magari con gli amici o con i professori, perché anche le scuole stanno cambiando molto. Fatelo perché farlo vi fa sentire bene e vi farà avere finalmente una vera chiave di lettura della propria vita. La luce del sole è comunque più bella dell’oscurità.

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By | 2016-01-21T11:49:21+00:00 21/01/2016|Categories: Giovani e società, Magazine|Tags: , , , |Commenti disabilitati su Essere uno studente omosessuale a Trieste

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.