èStoriabus continua il tour della Grande Guerra

Dopo il viaggio lungo la valle dell’Isonzo fino a Caporetto, per ricordare la pesante sconfitta subita il 24 ottobre 1917 dall’esercito italiano a opera di quello austro-ungarico, riparte per la seconda tappa attraverso i luoghi-simbolo della Grande Guerra èStoriabus, il pullman storico-turistico che permette di viaggiare nel tempo e nella storia attraverso itinerari culturali di grande fascino.

Stavolta sale sul Carso, per ricordare, con il commento storico di Marco Cimmino, le tante battaglie che furono combattute sull’aspro altopiano roccioso calcereo italiano e sloveno, alla scoperta delle tracce che la Grande Guerra ha lasciato. Si partirà sabato 23 novembre alle 9.30 dalla fermata dell’autobus di Corso Verdi 12 a Gorizia con due èStoriabus, per l’occasione vestiti a nuovo, con la rinnovata grafica studiata per il centenario della Prima Guerra Mondiale.

èStoriabus ripercorre i luoghi della Grande Guerra.

Anche dopo la presa di Gorizia, nell’agosto del 1916, la guerra sul Carso continuò lungo e oltre il Vallone delle Acque: èStoriabus ripercorrerà le tappe degli scontri, da Doberdò del Lago alla cappella ungherese di Visintini, da Castagnevizza del Carso (Kostanjevica na Krasu) al Monte Faiti, fino a raggiungere il Monte Hermada, inespugnabile fortezza che sbarrò alle truppe italiane la via d’accesso a Trieste.
Il Carso fu un po’ il paradigma di quella guerra terribile, che logorò lentamente l’esercito italiano. Gli Italiani affrontarono questo zoccolo di pietra da posizioni largamente svantaggiate logisticamente parlando: dovettero sempre attaccare dal basso verso l’alto, osservati dall’avversario, senza possibilità di ripari efficaci, tormentati dalla natura del terreno, arido e ostile, con la pietra pronta a trasformarsi in una tempesta di schegge taglienti ad ogni scoppio di granata. Eppure avanzarono: a testa bassa, come il “sublime armento” di dannunziana memoria. E fu strage terrificante, per undici feroci battaglie. L’èStoriabus del 23 novembre punterà al centro di questo vortice di ferro e di fuoco: Doberdò, Castagnevizza, Visintini, le Bocche del Timavo e l’Hermada.

Lo scopo è quello di dare un’idea efficace di quello che fu la guerra sul Carso, prima di tutto dal punto di vista delle condizioni di vita: le trincee, le gallerie, gli stessi sassi sbrecciati, parlano di una sofferenza terribile. “Questa è la meta – spiega lo storico Marco Cimmino – di questo viaggio: riscoprire una tragedia che rese, paradossalmente, i nemici fratelli. Affratellati nell’immensità del dolore. La cappella ungherese di Visintini, con la sua semplice struttura, parla proprio di questo: terminata di recente, grazie ad una ritrovata fratellanza italo-magiara, ci racconta l’Europa che vorremmo”.

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By | 2013-11-19T11:33:47+00:00 19/11/2013|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.