Europa – Usa. Non siamo di nuovo nella Guerra Fredda

Gli Stati Uniti spiano l’Europa. Questa è l’accusa mossa dal quotidiano Der Spiegel. Sembra di respirare il clima da Guerra Fredda o di vivere una scena del film “007”. Invece la cortina di ferro si è dissolta già da qualche anno e la spia più famosa del mondo la troviamo solo nelle sale cinematografica. Siamo nel 2013 e questa è la realtà (o parziale realtà). In un articolo, pubblicato sul settimanale tedesco il 29 giugno scorso, si citano come prove dello spionaggio americano i documenti che Edward Snowden ha consegnato all’inizio del mese scorso al Guardian con i quali ha rivelato al mondo lo scandalo PRISM: un presunto programma di spionaggio statunitense. Der Spiegel, esaminando del tutto autonomamente i documenti, ha scoperta che nelle carte datate “settembre 2010” c’erano prove di come gli Usa abbiano spiato l’Europa. Più precisamente la NSA, National Security Agency, l’agenzia governativa che si occupa del programma PRISM, avrebbe spiato i diplomatici UE installando delle microspie nelle sedi di Washington, violando inoltre le reti informatiche del palazzo dove si riunisce il Consiglio dell’Unione Europea a Bruxelles. In queste carte le istituzioni europee vengono definite “bersagli”. E’ possibile trovare il modus operandi: cimici installate nelle comunicazioni elettroniche, l’ascolto di cavi telefonici e l’utilizzo di particolari antenne.

L’informatico Edward Snowden che ha fatto scoppiare il Datagate.

Altri documenti rivelano anche un altro tentativo di spionaggio avvenuto cinque anni fa. Così viene raccontato da Der Spiegel: alcuni esperti di sicurezza europei notarono diverse chiamate telefoniche dirette a una linea telefonica interna al palazzo “Justus Lipsius”, il luogo dove si riunisce il Consiglio dell’Unione Europea a Bruxelles. Da dove provenivano le chiamate? Secondo Der Spiegel provenivano dal quartier generale NATO a Bruxelles, per la precisione da un’area del complesso utilizzata da esperti del NSA. Il fatto sembra raccontato dal punto di vista degli esperti europei di sicurezza e non da parte americana. Il settimanale tedesco inoltre non cita mai la fonte. Questo intrigo internazionale datato 2008 sembra quindi non avere un fondamento di prove o almeno non sembra così certo come afferma Der Spiegel. Ma le notizie vanno più veloci della verità. Uscito l’articolo, Martin Schulz si è affrettato a dichiarare che se il caso non verrà chiarito questo avrà pesanti ripercussioni sulle relazione USA-UE.

Lo stesso giorno il sito del Guardian ha pubblicato un articolo in cui rivela che sette nazioni europee tra cui l’Italia hanno aiutato gli Stati Uniti ad intercettare telefonate e mail. Il giorno dopo l’articolo è stato rimosso. Motivo? La fonte si è rivelata poco affidabile: Wayne Madsen, un ex militare della marina americana e attualmente giornalista free-lance, che sostiene di aver a lungo lavorato con l’NSA. Il personaggio non è nuovo ad annunci poco credibili: Barack Obama omosessuale, i responsabili dell’attentato di Boston erano due agenti del governo americano, l’attacco alla nave da guerra USS Cole nel 2000 non fu compiuto da Al Qaida, ma da un sottomarino israeliano. I documenti sul programma PRISM di Snowden, del settembre 2010, vengono riprese dal Guardian e si scopre che sono 38 le sedi diplomatiche, non solo europee, con sede a Washington e a New York che sarebbero state spiate dal governo degli Stati Uniti. Tra queste le diplomazie dell’Italia, dei paese del Medio Oriente, della Francia, del Giappone, del Messico, della Corea del Sud, della Grecia, dell’India, della Turchia e anche la sede UE a Washington. Tutti paesi alleati degli americani. Lo scopo di tale operazione sembrerebbe quello di conoscere le posizioni di questi paesi su questioni globali e rivelare eventuali dissacordi tra un paese e l’altro. Il Guardian ha pubblicato anche i nomi in codice di altre operazioni: “Perdido” si chiama quella ai danni della missione UE all’ONU, che utilizza la raccolta di dati trasmessi con cimici inserite in alcuni dispositivi elettronici, oltre ad avere elaborato un sistema per ottenere una copia di tutto il disco rigido del computer sorvegliato. L’operazione ai danni della missione francese all’ONU si chiama “Blackfoot”; quella ai danni dell’ambasciata italiana a Washington è conosciuta alla NSA come “Bruneau” o “Hemlock”. Dure le reazioni dell’Europa. La commissione europea ha chiesto spiegazioni al presidente Barack Obama, minaggiando di far saltare il Tttip, Transatlantic trade and investment partnership, ovvero l’accordo di libero scambio tra Usa e UE. Berlino ha dichiarato: “Non siamo nella Guerra Fredda, questa situazione deve essere chiarita”. Dalla Francia Hollande chiede che “lo spionaggio cessi subito, non si può accettare questo tipo di comportamento da partner ed alleati”. Gli fa eco dall’Italia Emma Bonino: “E’ una questione spinosa che dovrà trovare delle risposte soddisfacenti”. Inoltre la commissione europea ha ordinato la bonifica delle sue sedi e il controllo delle reti di comunicazione per scovare eventuali cimici o strumenti di intercettazione.

Gli Stati Uniti non sono nuovi a casi di spionaggio. Tralasciando il periodo della Guerra Fredda in cui certe

Il Presidente della Commissione Europea Martin Schulz.

pratiche potevano essere giustificate da motivi strategico-militari in chiave anti sovietica, emblematico è invece lo “scandalo Watergate” del 1972 che vide implicato l’allora presidente Nixon in un caso di spionaggio ai danni del Partito Democratico. Tutte le grandi potenze hanno un sistema informativo segreto, sarebbe ipocrita dire il contrario. Sulla moralità di tali operazioni si potrebbe dibattere a lungo, ma è “machiavellicamente” comprensibile. Dello stesso segno il segretario di Stato Usa John Kerry: “Ogni Paese nel mondo impegnato in affari internazionali e di sicurezza nazionale, intraprende molte attività allo scopo di proteggere la propria sicurezza nazionale e tutte le informazioni che ne possano contribuire. Tutto quello che so è che non questo non è inusuale per numerosi Paesi”. I precedenti sono tutti a carico dell’imputato americano, la difesa avrebbe poco da eccepire. Si potrebbe invece sollevare un ragionevole dubbio sulle fonti, cioè sui documenti di Snowdan che svelano il programma PRISM, ma soprattutto sulla lettura che ne hanno dato i giornali.

PRISM è un sistema utilizzato dalla NSA per avere accesso alle comunicazioni personali di nove aziende informatiche, tra cui Facebook, Intel, Google, Yahoo, Microsoft, Skype. Questa attività è regolata dal Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), approvata per la prima volta nel 1978, è stata continuamente emendata dal 2001 dopo i fatti dell’11 settembre. La legge consente al governo di svolgere attività di sorveglianza senza un mandato di un tribunale federale. La legge istituisce anche la Foreign Intelligence Surveillance Curt (FISC), il tribunale della FISA. La NSA quando decide di svolgere un’attività di sorveglianza deve chiedere l’autorizzazione alla FISC assicurando che non verranno intercettati dati di persone sul suolo americano nè di statunitensi all’estero, garantendo inoltre il rispetto del 4° emendamento della Costituzione, quello sulla privacy. Non c’è bisogno di dimostrare che gli individui siano sospettati di qualche reato. Una volta avuta l’autorizzazione dalla FISC, la NSA chiede alle aziende informatiche di trasmettere i dati. E qua l’errata interpretazione dei giornali. Il Washington Post e il Guardian inizialmente hanno parlato di “accesso diretto” del governo ai server e quindi alle banche dati delle aziende informatiche. Ma così non è. “Acccesso diretto” va inteso nell’accezione che la NSA riceve i dati direttamente dalle aziende, dopo avuta l’autorizzazione della FISC (e questo passaggio legale è fondamentale) e non nel senso che l’agenzia governativa può arbitrariamente violare un server. Le aziende informatiche possono inoltre rivolgersi alla FISC per chiedere la legittimità delle domande. Yahoo l’ha fatto nel 2008, perdendo però la causa. Questo vuol dire che: le aziende sono estranee a PRISM; queste collaborano con il governo ma non consentono l’accesso ai loro server senza un’autorizzazione della FISC; la NSA non spia incondizionatamente tutti, ma viene fatta una valutazione caso per caso. Nel 2012 ci sono state 1856 richieste, secondo il New York Times, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

Come si è visto inesattezze interpretative sono state commesse con PRISM e questo può essere accaduto anche con Datagate. Barack Obama rassicura:”Forniremo agli alleati europei tutte le informazioni che vogliono riguardo alle accuse di spionaggio”.

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By | 2013-07-04T09:18:58+00:00 04/07/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , , |0 Comments

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