#EuroPress – L’Europa apre il suo mercato del lavoro ad Est

Dal primo gennaio 2014 il mercato del lavoro comune europeo si è aperto anche ai lavoratori bulgari e rumeni, dopo che sono cadute le ultime limitazioni al loro ingresso in nove Paesi innalzate nel 2007: Austria, Germania, Belgio, Francia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. Bulgaria e Romania avevano aderito all’Unione Europea il primo gennaio 2007, ma un regolamento europeo aveva impedito la libera circolazione dei loro lavoratori. Infatti l’articolo 45 del TFUE ed il Regolamento n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione consente agli Stati membri di adottare restrizioni per un periodo transitorio di 7 anni. Anche l’Italia aveva utilizzato questa normativa fino al 2012 quando è stata abbandonata su consiglio dell’Unione Europea che suggeriva al nostro Paese di aprire il mercato del lavoro interno. Dal primo gennaio i lavoratori provenienti da Bulgaria e Romania non dovranno più essere in possesso di un contratto di lavoro prima della partenza e di un permesso di lavoro.

L’apertura ad est del mercato del lavoro comune ha destato molte preoccupazioni in particolare in Gran Bretagna e Germania, che temono un’invasioni di bulgari e rumeni. A ben vedere, le paure di questi due Paesi sono: strumentali quelle di Londra e infondate quelle di Berlino. David Cameron è già in campagna elettorale per le politiche del 2015 e la sua virata anti-immigrazione si spiega con il bisogno di togliere consensi al partito di estrema destra Ukip dato in costante ascesa. Le paure dei tedeschi sono invece state smentite sia dall’economista Klauss F. Zimmermann dell’Istituto di ricerca Izi di Bonn che ha parlato di effetti benefici dell’apertura ad est, sia dall’Istituts fur Arbeitsmarkt und Berufsforschung (IAB) che in un recente studio ha descritto le opportunità derivanti dalla libera circolazione di lavoratori bulgari e rumeni, in particolare la possibilità che giungano entro i confini tedeschi figure professionali altamente qualificate, come medici e ingegneri, di cui la Germania ha un gran bisogno.

Il primo ministro britannico David Cameron

La fine delle restrizioni riguardano solamente i lavoratori, mentre per godere del più generale diritto di libera circolazione all’interno dell’Unione Europea i cittadini bulgari e rumeni dovranno attendere che i proprio Paesi aderiscano all’area Schengen. A bulgari e rumeni è stato aperto il mercato del lavoro comune, ma di fatto sono ancora cittadini europei di serie b, discriminati nei loro diritti nonostante Bulgaria e Romania facciano parte dell’Unione Europea dal 2007. I leaders degli Stati membri dovrebbero smetterla di utilizzare la paura dell’invasione dall’Est per scopi propagandistici ed elettorali e occuparsi invece di riformare il processo di integrazione europea. Si potrebbe discutere l’abolizione dell’area Schengen, permettendo la libera circolazione degli europei contestualmente all’adesione di uno Stato all’Unione Europea, trasmettendo così un immediato senso di appartenenza ai nuovi cittadini. Anche la normativa transitoria relativa alla libera circolazione dei lavoratori presenta delle criticità: non si comprende, infatti, il motivo per cui all’interno di uno spazio comune ci debbano essere discriminazioni tra lavoratori. Si tratta di una sorta di dumping della forza lavoro nociva per la libera concorrenza e per lo sviluppo economico dell’Unione Europea che dovrebbe diventare oggetto di discussione in vista delle elezioni europee di maggio.

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