Festa della Donna: all'origine non c'è solo un incendio

Una recente manifestazione in difesa dei diritti delle donne

Venerdì 8 marzo si celebrerà la Giornata Internazionale della donna, momento di riflessione e di dibattito sulle pari opportunità e sui diritti verso il genere femminile, ancora oggi troppo discriminato nel mondo del lavoro. Ma in quanti conoscono veramente l’origine di tale celebrazione? La storia sembra molto confusa se andate a cercare una risposta, non solo su Internet, ma pure sui libri storiografici e tra le enciclopedie. La redazione di Radioincorso ha quindi provato a fare un po’ di ordine.

Innanzitutto, chiariamo il primo punto: in molti credono che la Festa delle donne sia una giornata per ricordare la morte di centinaia di donne operaie avvenuta in un incendio di una fabbrica tessile di New York, la Cotton, l’8 marzo del 1908. Le lavoratrici avrebbero minacciato uno sciopero e il padrone le avrebbe rinchiuse all’interno della struttura che successivamente andò alle fiamme. Questo fatto in realtà non è mai accaduto e viene spesso confuso con un altro incendio, altrettanto grave, scoppiato invece il 25 marzo di tre anni più tardi sempre in una fabbrica americana – la Triangle Waist Company – dove morirono circa cinquecento lavoratori, tra cui molte giovani donne europee. Non ce lo conferma solo la pagina di Wikipedia, ma soprattutto il nome autorevole di Gian Antonio Stella in un suo articolo sul Corriere della Sera del 2004.

Un incendio dunque c’entra, ma non è la sola origine della celebrazione. I primi del ‘900 erano, infatti, anni di agitazioni sociali, soprattutto in America. Numerosi erano gli scioperi, in particolare delle operaie che volevano rivendicare i propri diritti. A loro venne presto incontro il Partito Socialista Americano, il quale cominciò a organizzare una serie di conferenze e dibattiti subito rinominati Woman’s Day. Il primo di cui si hanno sufficienti documenti è quello del 3 maggio 1908. Successivamente questa fu spostata all’ultima domenica di febbraio.

Ben presto queste tematiche furono esportate in Europa, e nel 1910 in una conferenza organizzata a Copenaghen per la II Internazionale Socialista si decise di istituire una giornata in onore della donna, per ribadire l’impegno di raggiungere il suffragio universale. Tale giornata, però, non fu stabilita con precisione, e negli anni successivi fu istituita in giornate diverse a seconda dei paesi in cui si sarebbe tenuta. In Germania, Austria e Svizzera, ad esempio, fu organizzata il 19 di marzo.

Operaie al lavoro all’inizio del Novecento

Con l’inizio della Prima Guerra Mondiale le celebrazioni furono poi sospese. Tuttavia, nel 1917 a San Pietroburgo, ci fu una grandissima manifestazione capeggiata dalle donne russe contro il prosieguo della Grande Guerra. Questa sembra essere stata poi decisiva per l’abdicazione dello Zar. La giornata di quell’avvenimento? L’8 marzo, appunto. Il Partito Comunista Sovietico la fece poi sua, decidendo nel 1921 di celebrarla come Giornata Internazionale dell’Operaia.

In Italia la prima celebrazione si ebbe nel 1922 per opera del Pci, che stabilì come giornata la prima domenica successiva a quel fatidico 8 marzo, ma poi arrivarono il fascismo e una nuova guerra mondiale. Nel 1945, quindi, a prendere l’iniziativa fu l’UDI, Unione Donne in Italia, che organizzò l’8 marzo la Giornata della donna nei territori appena liberati dal nazi-fascismo. Quasi in contemporanea a Londra venne firmata la Carta della Donna, poi inviata all’Onu. Da qui il carattere internazionale della giornata, consolidato in seguito con i movimenti femministi degli anni ’70.

Resta un ultimo dubbio: chi decise l’utilizzo della mimosa? È presto detto: in Italia ci pensarono tre esponenti del Pci, esattamente Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei. Il fiore, infatti, non solo spunta i primi di marzo, ma all’epoca era molto facile da trovare, soprattutto nelle campagne.

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.