Filippo Corridoni: il sindacalista rivoluzionario, giornalista e soldato

Oggigiorno, camminando tra la fitta boscaglia che ricopre le alture carsiche fra Sagrado, Polazzo e Doberdò, in provincia di Gorizia, è possibile scorgere una colonna di pietra, il Cippo Corridoni. L’opera scultorea dedicata al sindacalista, militare e giornalista Filippo Corridoni, nato a Pausula, oggi Corridonia, in provincia di Macerata, il 19 agosto 1887 e decorato con la medaglia d’oro alla memoria, è collocata in un’area carsica particolarmente simbolica: la Trincea delle Frasche. Si tratta del luogo nel quale il sindacalista marchigiano trovò la morte il 23 ottobre 1915, durante un’offensiva per la conquista di un avamposto nemico. Il periodo è quello della Terza battaglia dell’Isonzo.

Ma chi era Filippo Corridoni? Figlio di un operaio, fin da giovane si era appassionato alle letture su Carlo Pisacane, Giuseppe Mazzini e Karl Marx, sviluppando una cultura dei valori socialisti e umanitari. Trovato lavoro a Milano, nel 1905 divenne segretario della sezione giovanile del Partito Socialista Italiano di Porta Venezia e, nel marzo 1907, fondò con Maria Rygier, giovane anarchica, il giornale antimilitarista Rompete le Righe, avvicinandosi così sempre più alla corrente sindacalista rivoluzionaria. Tra un arresto e un’amnistia (nella sua breve vita è stato arrestato una trentina di volte), scriveva sul giornale L’internazionale, organo della Camera del Lavoro sindacalista rivoluzionaria di Parma, e nel biennio 1909-1910 diresse la Camera del lavoro di San Felice sul Panaro (Modena), cercando di realizzare una improbabile azione di sintesi fra le posizioni rivoluzionarie e quelle riformiste del proletariato socialista. L’operazione non riuscì e Corridoni venne emarginato dal movimento sindacale. Fondò Bandiera Rossa, giornale poco fortunato, e passò quindi a collaborare con due testate dirette da Edmondo Rossoni: Bandiera Proletaria e Bandiera del Popolo.

Sconfitto nel tentativo di innescare i principi rivoluzionari nel sindacato, si trasferì a Milano, dove iniziò per Corridoni la fase culminante della propria milizia sindacale. Sostenne la necessità di organizzare i sindacati sulla base dell’appartenenza all’unità produttiva, la fabbrica, e non sulla base della qualifica, come accadeva fino a quel momento per i cosiddetti sindacati di mestiere, ponendo così in essere un modello fortemente innovativo di organizzazione e di relazioni industriali. Al tempo della guerra italo-turca prese posizioni nettamente contrarie al conflitto, credendolo inutile per le sorti dell’Italia. Nel novembre 1912 il sindacalista marchigiano partecipò a Modena al congresso istitutivo dell’Unione sindacale italiana (USI), scissione della Confederazione generale del lavoro (CGdL), il sindacato confederale legato fortemente al partito socialista, e nell’aprile 1913, su sua ispirazione, nacque a Milano l’Unione sindacale milanese (USM), della quale divenne responsabile.

Erano quelli gli anni di Mussolini alla direzione dell’Avanti (che appoggiava la sua azione), di agitazioni sindacali, di un altro arresto e della conversione di Corridoni all’interventismo, nella convinzione che una sconfitta delle potenze reazionarie e retrograde, per lui rappresentate dagli Imperi centrali, avrebbe aperto nuove dinamiche per uno sbocco rivoluzionario. Ai primi di ottobre del 1914 fondò i “Fasci d’Azione Internazionalista”, che il mese successivo divennero i Fasci d’Azione Rivoluzionaria, gruppo sorto su iniziativa di Mussolini, col fine di raggruppare ed organizzare i ranghi dell’interventismo di sinistra.

Il Cippo Corridoni sul Carso goriziano

Nel 1915 Corridoni continuò nella sua azione di interventista e sindacalista. Ormai la sua azione era parallela a quella di Mussolini, con il quale tenne in maggio un’imponente manifestazione all’Arena Civica di Milano.Allo scoppio della prima guerra mondiale, Corridoni si presentò volontario per il fronte. Ammalato di tisi, venne inizialmente assegnato alle retrovie. Dopo sue insistenze, riuscì ad essere inviato nuovamente al fronte: partecipò ai combattimenti sul Carso, trovando la morte all’età di 28 anni. Risultò così profetica una sua dichiarazione: «Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!». Il suo corpo non è mai stato ritrovato.Venne decorato alla memoria con medaglia d’argento al valore militare, poi tramutata in medaglia d’oro da Mussolini nel 1925.

Dopo la sua morte, Corridoni rimase un personaggio scomodo e controverso. L’ascesa di Mussolini nel 1922 lo ha consegnato nell’immaginario collettivo al fascismo, ma la sua figura è stata poi rivendicata anche dagli ex compagni socialisti, in particolare da Giuseppe Di Vittorio, capo storico del sindacato CGIL, che sottolineava l’importanza di Corridoni per la formazione delle strutture sindacali in Italia.

Furono i fascisti a cambiare nel 1931 il nome della sua città natia, Pausula, in Corridonia e ad erigere nella piazza della città la statua bronzea rappresentante l’eroe cittadino in punto di morte, opera dello scultore Oddo Aliventi, inaugurata da Mussolini il 24 ottobre 1936. A Corridoni sono state inoltre intitolati: un sommergibile, istituti scolastici, associazioni culturali, cooperative. E’ citato nella toponomastica di molti comuni italiani. Nel luogo dove è caduto, la Trincea delle Frasche, oggi lo ricorda un imponente monolite, voluto espressamente da Benito Mussolini, progettato e realizzato dallo scultore di Latisana Francesco Ellero e dall’architetto Pietro Zanini, e inaugurato il 24 maggio 1933, giorno che richiama l’entrata in guerra dell’Italia. E’ alto 14,50 metri e scolpito con la pietra del Carso proveniente dalla vicina località di Merna.

Il basamento è costituito da un grande tamburo cilindrico, sopra il quale si eleva un blocco prismatico triangolare, le cui facce portano incastonati tre grandi fasci simboleggianti la forza, il diritto e la indissolubile romanità della stirpe. Sulla sommità del prisma è ben visibile un gruppo scultoreo costituito da due aquile. Alla base vi sono i simboli del combattente, del lavoro e del sindacalismo. Sulla facciata principale del monolite si legge: «Qui eroico combattente cadde Filippo Corridoni fecondando col sacrificio della vita la gloria della Patria e l’avvenire del lavoro». In vista del centenario della morte, che ricorrerà nel 2015, sono previste a Corridonia solenni celebrazioni, che hanno preso il via il 16 febbraio 2013 con una cerimonia svoltasi nel Palazzo di Città, alla presenza dell’allora Ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola.

di Eva Vuch

 

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