Generazione 2.0: la storia di Marta Corato

In un’Italia popolata dallo sconforto generazionale per la ricerca di un lavoro e per il dover sacrificare i propri sogni, ci sono dei ragazzi che non si arrendono, e che riescono ad incastrare il doveroso dovere con il piacevole dovere. Quest’ultimo non è altro che l’impegno che una persona mette per raggiungere i propri obiettivi personali, a prescindere dalla società che lo circonda. In fondo, per mutare le cose bisogna cominciare da se stessi ed essere il cambiamento che si vorrebbe vedere nel mondo.
Ed è con questa introduzione alla Xena, principessa guerriera, con un pizzico di Gandhi, che vi presento questa rubrica dedicata a tutti, sui ragazzi che ci stanno provando, nonostante tutto. Si tratta di interviste, di racconti di persone Under 35 con esperienze ed idee da condividere.
La prima ragazza che ha prestato la sua vita a questo fine ultimo, è stata Marta Corato, cofondatrice del web magazine Soft Revolution. L’intervista risale a marzo, ma, per motivi trascendentali, Radioincorso.it la pubblica solo ora.

Presentazione.

Nome: Marta Corato

Età: 24

Città natale: Vicenza

Luogo in cui ti trovi ora:  Londra, camera mia.

Attuale occupazione: Giornalista/editor/blogger (LOL, però è vero)

Titolo di un libro che ti ha particolarmente colpito: Per lavoro e per diletto leggo davvero tantissimo, almeno una cinquantina di libri all’anno. Al momento, quello che cito in continuazione è Bad Feminist di Roxane Gay, che mi ha aperto gli occhi sul femminismo intersezionale e il privilegio di essere bianca, un argomento con cui faccio sempre fatica a rapportarmi.   

Frase tratta dal libro che ti ha particolarmente colpito: Non ho il libro sottomano, ma consiglierei il capitolo sul film The Help.

Titolo della canzone che attualmente ti risuona nella testa: Ho appena mangiato un Bacio Perugina di Tiziano Ferro, quindi Ti scatterò una foto.

Band preferite: Ultimamente ascolto tantissimo i Gaslight Anthem e gli Stars (che so già faranno una ricomparsa più in giù nell’intervista).

Film consigliato: Uno recente è Appropriate Behavior, con il quale ormai ho rotto le scatole a tutti quelli che conosco. È una commedia di una giovane regista newyorchese ed è fantastico.

Cibo preferito: Di recente sono stata convertita al curry  e lo mangerei tutte le sere. Preferiti di tutta la vita, le patate arrosto e il risotto: #carboidrati. Amen Sorella (ndr.).

Passatempo ideale: Le ricerche genealogiche! Per fortuna non sono allergica alla polvere (e film, libri e TV sono il mio lavoro, così posso inventarmi passatempo stravaganti!).

 

La redazione di Soft Revolution.

Il percorso di Marta.

Descrivi il tuo percorso di studi e la tua carriera dagli anni del liceo sino ad oggi.
Ho frequentato il liceo classico Pigafetta a Vicenza, indirizzo “sperimentale linguistico”, il che fondamentalmente vuol dire un sacco di ore di materie umanistiche più inglese, tedesco e spagnolo.  Nel 2009, appena finite le superiori, mi sono trasferita a Londra e ho studiato giornalismo (BA Journalism) alla London Metropolitan University. Non ho nessun master, specializzazione o dottorato perché ci sono troppe opzioni che mi interessano, non saprei cosa fare e non voglio buttare i soldi. Dopo l’università ho lavorato in un hotel per qualche tempo, ma adesso faccio solo la giornalista/blogger/quello che lo vuoi chiamare.

Hai avuto qualche esperienza particolare che vuoi condividere (ad es. una vacanza studio, hai preso parte a qualche manifestazione importante, hai conosciuto qualcuno che ti ha “illuminato” la via, etc)? / Hai qualcuno a cui guardi e da cui trai ispirazione?
Non voglio suonare orribile, ma onestamente questa domanda mi ha messa in grande difficoltà. Sono sempre stata piuttosto decisa su cosa volevo fare e come, quindi non mi vengono in mente esperienze trasformative che abbiano segnato la mia vita. Tra le persone che mi ispirano ci sono Grace Dent, Bianca Pitzorno, Tana French, un paio di ex professoresse dell’università, la mia amica Giulia Blasi, Jessica Valenti, Laci Green, Cheryl Strayed, mia mamma, le mie amiche/colleghe di Soft Revolution che ne sanno sempre una più del diavolo e fanno cose fighissime.

Che lavoro ti piacerebbe fare a lungo termine?
La giornalista, blogger, editor – cioè quello che faccio adesso. Sono molto fortunata perché ho trovato la mia carriera dei sogni quasi immediatamente e non ho dubbi che questo è quello che voglio fare. Poi ho tutta una serie di progetti che spero di poter realizzare nel corso degli anni, ma li tengo segreti per scaramanzia.

Puoi raccontarci qualche pro e contro del vivere a Londra? Ad esempio, è stato difficile per te insediarti e fare amicizia con gli autoctoni?
I contro sono che Londra è una città molto grande, caotica e spesso grigia. È anche letteralmente il posto più costoso al mondo.
Il discorso è semplice: quando ci si trasferisce a Londra, ma anche in qualsiasi altro posto, non si può pensare che sia la terra dove scorre latte e miele. Migliaia di italiani si sono trasferiti a Londra cercando chissà cosa, e vivono lamentandosi in continuazione di tutto – allora qual è il senso di farlo? Non vale la pena di andare in un posto più consono alle proprie necessità o starsene in Italia?

Vivere a Londra è molto stressante, però per me è perfetto. C’è la cultura, ci sono opportunità interessanti e gente stimolante. Io mi sono trasferita per fare l’università, quindi l’inserimento è stato semplicissimo visto che ho avuto subito amici e cose da fare.

Perché hai deciso di andartene dall’Italia? Cosa manca qui?
Vicenza era noiosa e andare a Londra mi dava l’opportunità di studiare qualcosa che mi interessava davvero. In Italia non ero pienamente convinta da nessun indirizzo universitario e sarei finita a fare lettere moderne per inerzia. Avendo le capacità e il coraggio per andare a studiare all’estero, mi sembrava stupido non farlo.
Da allora sono passati quasi sei anni, che in un periodo di transizione come la fine dell’adolescenza sono un’eternità. L’Italia nel frattempo è andata giù come il Titanic, quindi per me che non ho assolutamente nessun riferimento manca tutto.
Se parliamo di quello che mancava all’epoca, era qualcosa di interessante da fare – come per tanti, se non tutti, a diciott’anni.

Adesso, al di là delle solite banalità sul fatto che in Italia non ci sono opportunità lavorative – non serve che lo dica io – penso che manchi uno stimolo a pensare a cosa si vuole fare “da grandi”.
In Inghilterra un ragazzo spesso entra all’università con un percorso ben preciso in mente, avendo già fatto esperienze lavorative e stage, corsi specifici, con una meta da raggiungere. Non si iscrive ad una facoltà a caso “e poi vede cosa succede”. Trovo che questo sia un atteggiamento incredibilmente dannoso perché dopo aver studiato tre, cinque, sette anni, un ragazzo italiano medio si trova a trent’anni con trenta lauree in mano senza aver idea di cosa vuole fare e di come farlo. 

C’è qualcosa che ti manca dell’Italia? Pensi che potresti tornare?
Come dicevo prima, me ne sono andata ad un punto cruciale: alla fine delle superiori. Tutta la mia vita adulta l’ho passata nel Regno Unito: ho qui i miei amici, il lavoro, il mio diletto consorte che parla pochissimo italiano. Quasi tutte le mie amiche se ne sono andate da Vicenza – all’estero o in città più grandi, quindi le vedo più spesso quando passano da Londra rispetto a quando sono io in Italia.

Onestamente nel mondo dei sogni mi piacerebbe tornare in Italia, ma in concreto non saprei neanche da dove partire. Me ne sono andata che ero una ragazzina e adesso sono una persona adulta e la mia vita è radicata a Londra; in qualsiasi città italiana dovrei ripartire daccapo e rinunciare a tutto quello che ho già qui. Questo esula dalla crisi economica e dall’editoria italiana che, mi dicono i miei insider,  non è proprio un bel mondo.

Raccontaci del tuo web magazine, Soft Revolution. Com’è nato?
Verso fine 2010, Margherita Ferrari ha contattato me e Valeria Righele facendoci notare che non esisteva una rivista in lingua italiana per ragazze in quanto persone pensanti. Abbiamo iniziato a mettere insieme il progetto e voilà, eccoci quattro anni dopo con Soft Revolution. La webzine non è propriamente mia; lo facciamo tutte insieme, noi tre come editor e le altre ragazze come redazione.

Come mai avete scelto questo titolo?
Ecco che ritornano gli Stars: “Soft Revolution” è il titolo di una loro canzone che, almeno per noi, spiega perfettamente quello che vogliamo fare, cioè “cacciare i demoni dalla città”. Figurativamente, visto che nessuna di noi è Buffy.
[il testola canzone] 

Di cosa parlate?
Di base, siamo un sito femminista. Ci occupiamo di questioni di genere, cerchiamo di esaminare gli stereotipi culturali che ci circondano, parliamo di donne degne di stima e di quello che fanno. Solo negli ultimi giorni ci siamo occupate di politica, body shaming, rape culture, libri e film vari, relazioni amorose. Il tutto mentre combattiamo il patriarcato, ovviamente.

Il panel di Soft Revolution alla Festa della Rete.

State cercando nuove leve?
Non attivamente perché abbiamo più di novanta collaboratrici, ma accettiamo sempre di leggere nuove proposte. Siamo abbastanza rigorose con il genere di articoli che accettiamo e pubblichiamo e suggeriamo sempre di leggere la pagina Collabora con noi prima di mandarci qualcosa.

Il tuo articolo Essere grassa d’estate ti ha fatta notare da Vogue (il link vi condurrà all’articolo). Com’è stata quest’esperienza? Sei rimasta molto sorpresa?
È stata un’esperienza interessante. Il mondo della moda mi mette generalmente in grande disagio perché è completamente estraneo alla mia vita. Per fortuna l’intervista si è concentrata su altre cose, quindi il mio terrore iniziale era immotivato.   

Da donna “morbida”, devo dirti che il tuo articolo mi è piaciuto e mi ha fatto molto sorridere. Ho condiviso molte delle cose che hai scritto. Hai qualche consiglio da dare per le altre curvy women che ogni giorno si trovano a dover combattere con l’immagine riflessa allo specchio? Della serie: godiamoci la vita e smettiamola di pensarci troppo?
Innanzitutto penso che sia importante distinguere tra curvy e sovrappeso. Curvy vuol dire “con le curve”, quindi con seno abbondante e fianchi larghi. Scarlett Johansson è curvy, io sono sovrappeso. In Italia “curvy” è diventato un modo educato di dire “sovrappeso” perché tutte le altre parole che esistono hanno connotazioni negative e/o offensive, ma la parola non vuol dire quello.
La nostra società è improntata sul dire alle donne che non andranno mai bene: provate a guardare in televisione quante pubblicità ci sono per cambiare colore di capelli, avere una pelle più liscia, una pancia meno gonfia, delle ciglia più lunghe e così via.

Il fatto è che se una persona è infelice del suo corpo ha ogni diritto di lavorare per cambiarlo, ma è impossibile che tutte le persone si conformino ad uno standard di bellezza. Io magra non mi ci vedo; sono strana, non sono io. Piaccio a me stessa e piaccio al mio compagno, quindi non capisco perché dovrei cercare di cambiare.
A mio parere le cose sono due: dobbiamo imparare ad apprezzare noi stesse e smettere di giudicare le altre. È inutile dire che stai bene con te stessa e poi dare della nanerottola, cicciona, malvestita a quella che ti passa di fianco o pretendere di sapere come si sente o cosa stia pensando. Dobbiamo smettere di ossessionarci con il nostro aspetto, ma anche quello degli altri.

Qualche novità recente che puoi condividere?
A marzo faccio uno stage al Guardian. Entro la fine del 2015 vorrei traslocare, andare in vacanza in Svezia e possibilmente non compiere 25 anni, ma non credo sia evitabile. Continuo a dire che la mia amica Cecilia e io dovremmo fare un podcast, quindi spero che prima o poi ce la faremo.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.