Gesù canta da Dio

Un titolo del genere era a dir poco doveroso per un ever green dei musical quale Jesus Christ Superstar, che ha debuttato mercoledì 21 gennaio al Politeama triestino. Peculiarità di questo grande ritorno è la presenza di Ted Neeley nelle vesti di Gesù, lo stesso ruolo che lo ha reso celebre nell’omonima trasposizione cinematografica del 1973. Sin da subito occorre aprire una parentesi d’obbligo sulle doti canore di Neeley che, alla nobile età di 71 anni, riesce ad emettere note e acuti degne dei suoi polmoni “giovanili”. Insomma, è pur sempre Gesù per qualcosa, ed è una vera superstar.

Il regista Massimo Romeo Piparo, che porta questo spettacolo in giro per il mondo dal 1994, ha onorato perfettamente il genio di Tim Rice ed Andrew Lloyd Webber, creatori dell’opera, con un cast eccellente. Ruoli fondamentali da un punto di vista canoro, accanto a Jesus, sono quelli di Maria Maddalena, interpretata da Simona Distefano, e ovviamente Giuda, portato in scena da Feysal Bonciani, scelto personalmente da Piparo e Neeley.

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L’orchestra dal vivo e la presenza di acrobati, ballerini e mangiatori di fuoco hanno dato allo spettacolo un aspetto di vero e proprio concerto, dal sapore anni ’70, tutto abiti lunghi e capelloni. Andando un attimo oltre alla qualità e al coinvolgimento di questo musical, non va sottovalutato il messaggio che si cela sotto. Alla fine, infatti, quando arriva il momento della canzone omonima, Giuda chiede esplicitamente a Gesù come mai ha scelto un’epoca così remota e dura per portare il suo messaggio rivoluzionario, anziché giungere più tardi negli anni, quando la tecnologia avrebbe potuto renderlo più popolare. Un altro momento di particolare tensione è stata la parte delle frustate in cui, ad ogni schioccata, veniva proiettata un’immagine della storia dell’umanità, dai campi di concentramento agli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Il pubblico era a dir poco in visibilio per Jesus Christ Superstar, che da anni non smette di affascinare spettatori di ogni età, soprattutto grazie al film che lo ha reso ancora più celebre. La gente in platea saltava sulle proprie poltrone non riuscendo a smettere di cantare e muoversi. Momento di particolare misticità rock’n’roll è stato l’assolo di Neeley, accompagnato dall’ascesa di un’enorme croce composta di fanali lampeggianti. Sembrava di essere a Woodstock. Il tutto non poteva dunque non concludersi che con una standing ovation.

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.