Giornata mondiale contro l’Omofobia. Diritti non riconosciuti e libertà negate

Vediamo se indovinate di cosa stiamo parlando. Si trovano in tutto il mondo, accettati e celebrati in alcuni Paesi ma accusati di compiere cose illegali in altri 76. Spesso si nascondono per paura o per vergogna. La prigione, la tortura o, in 76 Paesi, addirittura la morte sono la conseguenza della loro scelta di essere se stessi. Se non sono sottoposti a questo spesso vengono trattati come cittadini di serie B, cui sono imposte diverse condizioni di lavoro o di vita. Forse il titolo vi ha aiutato a dare una risposta, ma senza probabilmente non l’avreste trovata. Parliamo delle milioni di persone in tutto il mondo che sono omosessuali, bisessuali o transgender.

La giornata mondiale contro l’omofobia celebra la cancellazione di questa dall’elenco delle patologie.

Spesso ci troviamo di fronte a personalità forti, come Martina Navratilova, un’ex tennista statunitense tra le prime sportive a dichiarare pubblicamente la sua omosessualità, il grande attore Leo Gullotta, vincitore di innumerevoli premi per il suo talento artistico, il famosissimo Elton John, che ha fatto coming out negli anni novanta, o ancora Christine Quinn, la quarantaseienne democratica e omosessuale, che potrebbe diventare presto il primo sindaco donna della Grande Mela. Altre volte, a causa del bullismo omofobico o della realtà culturale in cui vivono, non hanno invece la possibilità di mostrare liberamente il loro vero essere ed oltre a rinnegare se stessi, arrivano al suicidio. Proprio perchè questa situazione cambi e ogni individuo possa sentirsi libero di amare chi vuole, senza provare alcuna vergogna, si celebra oggi, 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, una ricorrenza promossa dall’Unione europea che si celebra dal 2007, per ricordare l’anniversario della cancellazione dell’omosessualità dal novero delle patologie psichiatriche da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Sono moltissimi i Paesi in cui l’omosessualità è vietata e punita per legge.

In un’epoca in cui la comunità GLBT alza la voce per ottenere gli stessi diritti e, diciamocelo, la stessa dignità delle coppie eterosessuali, vari Paesi stanno muovendo i primi passi in questa direzione. Risale solo a quest’anno infatti la possibilità di essere riconosciuti legalmente come coppia in Francia e Gran Bretagna, che si sono aggiunte a Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda e Danimarca. Anche al di fuori dell’Europa sono tanti gli Stati che hanno legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, in settimana è arrivato il momento di Brasile e Minnesota. Il nostro Paese non è certo tra i più avanzati, la questione continua ad essere nominata ma mai regolamentata. Solo qualche giorno fa è arrivato, in modo quasi rivoluzionario, il voto favorevole all’estensione dei diritti sanitari ai conviventi di parlamentari omosessuali. Alcuni dei votanti hanno affermato che era finalmente giunto il momento di far acquisire un diritto simile, che non deve però essere un privilegio per pochi ma un diritto che spetta a tutti gli italiani.
Risale a ieri invece la tanto attesa estensione della legge Mancino con una proposta di legge volta a contrastare omofobia e transfobia, punendo le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima. In pratica aggiungere la motivazione dell’identità sessuale della vittima del reato a quelle di sesso, razza, etnia e religione.

Il vero problema non sta però solo nella mancanza di una legge a regolamentare la situazione, ma anche nell‘esistenza di persone nel mondo che ritengono anormale amare qualcuno che non rientra negli standard fissati dalla propria cultura. Fino a quando non entrerà nella testa della gente che l’amore tra persone dello stesso sesso non è un male, non è una malattia e, soprattutto, non è un problema di alcun tipo, le leggi potranno cambiare la situazione solo in modo parziale. Sentirsi liberi di manifestare i propri sentimenti, quando sono positivi e sinceri, dovrebbe essere sempre e comunque fonte di orgoglio e non di vergogna. In 76 Paesi del mondo, dire “Ti amo” può costare la vita.

http://www.youtube.com/watch?v=qdjFdABx8M0

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By | 2013-05-17T08:53:26+00:00 17/05/2013|Categories: Mondo|Tags: , , , , , , , |0 Comments

About the Author:

Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa