Gli acquarelli di Danilo Ceccone in mostra

L’acquarello è una tecnica pittorica molto elegante e complessa, nella sua apparente semplicità, in quanto non consente correzioni. Perciò quando s’incontra un virtuoso in tale arte, gli occhi e la mente sono felici: è questa l’emozione, quasi idilliaca, che s’insinua nei nostri cuori davanti agli acquerelli di Danilo Ceccone, esposti dall’’8 al 21 febbraio alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste (piazza Vecchia 6) a cura di Marianna Accerboni: un artista che sa captare con assoluta immediatezza il reale per trasfonderne l’anima, con grande finezza, sulla carta.

L’artista dipinge una realtà solare, luminosa, una natura che sembra quasi sempre magicamente solcata dal vento. Attraverso il pennello ci racconta i segreti di Venezia e del suo fascino, la ventosa bellezza delle coste maremmane, le verdi asperità e le luci del Carso, la bellezza silenziosa del paesaggio innevato. E nell’ambito di tali tematiche, istintivamente sensibile al linguaggio delle avanguardie, riesce a evolvere il proprio linguaggio dalla naturalezza di un gusto più propriamente narrativo, declinato attraverso i modi di un espressionismo dai tratti armoniosi e dai rimandi impressionisti, alla modernità di una sintesi essenziale e particolarmente interessante.

In Carso, 2003 – acquarello su carta – cm 30×44

Assolutamente autodidatta, è sensibile alle aspirazioni estetiche del suo tempo, che asseconda con agile, istintiva maestria. Notiamo nella sua pittura tutta la gioia dell’espressionismo mediterraneo, italiano e francese, intrecciati a concetti e modi impressionisti, che potremmo simbolizzare nella felice abitudine di dipingere sempre all’aria aperta, come usavano i protagonisti di quest’ultima corrente pittorica. Luce, bellezza e una felice levità connotano dunque la sua arte, degna della massima attenzione e ammirazione, che ci dona un momento di pausa e di silenzio.

Per quanto riguarda il suo percorso biografico va sottolineato che  Ceccone, nasce a Pola (Istria) da famiglia friulana nel ‘31nel 1931. Nel ’47, a causa dell’Esodo, si trasferisce a Ragusa in Sicilia, dove comincia a dipingere alla fine degli anni quaranta, accanto a un cognato scultore, dedicandosi soprattutto al disegno e all’olio, per poi passare all’acquerello, e scegliendo così un’esperienza pittorica “senza rete”, poiché appunto tale tecnica non ammette revisioni o emendamenti.

L’esordio pittorico si svolge dunque nel clima vibrante del Fronte Nuovo delle Arti e della sua accezione neorealista, particolarmente sentita in Sicilia: un movimento rispetto al quale Ceccone preferì tenersi a latere, pur rimanendo attento ai problemi sociali e artistici dell’epoca. Da quell’esperienza trasse tuttavia una sensibilità espressionista, che da allora è rimasta intatta nella sua pittura.

Commenti Facebook
By | 2017-03-13T16:30:20+00:00 08/02/2014|Categories: Arte|Tags: , , , , , |0 Comments

About the Author: