Gli Spettri di Ibsen in scena al Rossetti

«Mamma, dai me al sole» grida Osvald a Helene Alving in una delle battute più celebri del teatro moderno, a chiusura di un dramma su cui il sole non si alza mai, nemmeno metaforicamente. Lo evidenzia efficacemente Cristina Pezzoli, regista di Spettri per il Teatro Stabile di Bolzano, concependo – assieme allo scenografo Giacomo Andrico – uno spazio avvolto da un’allucinata campagna norvegese, resa grigia e stagnante da una pioggia battente, che finisce per rispecchiarsi nell’animo dei personaggi.

Sarà questa l’ambientazione di Spettri dramma ibseniano che – dopo la produzione Hedda Gabler – completa un dittico dedicato a questo grande autore, in scena al Teatro Stabile regionale: per Spettri debutto martedì 12 marzo e repliche fino a giovedì 14, nell’ambito del cartellone Prosa.

Una scena di “Spettri” di Henrik Ibsen.

In Spettri Henrik Ibsen sonda con perizia clinica i lati oscuri della borghesia benpensante, affonda con un testo tagliente nelle pieghe del suo conformismo di facciata. Come nei grandi miti della tragedia greca anche nel capolavoro del drammaturgo norvegese messo in scena per la prima volta nel 1883 all’Aurora Turner Hall di Chicago, si mescolano follia, colpe irrisolte, incesto e verità terribili dopo anni di menzogna. Materia scottante, rivoluzionaria per il teatro europeo di fine Ottocento, una denuncia coraggiosa che fece bandire la piéce per molti anni dai palcoscenici norvegesi.

Osvald è il rampollo della famiglia Alving, di facciata salda, borghese, integerrima: la madre, Helene, vedova da molti anni, lo ha sempre tenuto all’oscuro della vera natura del padre, cinico e dissoluto, nella speranza di donargli la serenità. Osvald vive lontano dalla terra natale, a Parigi, fa il pittore, e ritorna nella città d’origine per partecipare all’inaugurazione di un orfanotrofio che la madre ha fatto erigere dedicandolo alla memoria del marito. Un gesto ipocrita in effetti, ma fondato sui buoni sentimenti della Signora Alving.

Molto meno nobile è invece l’animo del pastore Manders, subito pronto a esternare turbamento – ma solo di

Una scena di “Spettri” di Henrik Ibesn.

facciata – per le rivelazioni di Osvald sulla frivola vita parigina, e per le sue avances alla giovane cameriera Regina. Quella giovane potrebbe essere l’ultimo raggio di luce nelle tenebre dell’animo di Osvald, conscio di essere vittima di una malattia – ereditata dal padre – che lo condurrà alla pazzia: ma la Signora Alving sarà costretta a negargli anche questa gioia, rivelando alla ragazza la sua vera origine. Appreso di essere il frutto di un’avventura del Signor Alving e dunque sorellastra di Osvald, Regine è costretta a distaccarsi, negarsi l’amore, votarsi a un non roseo destino. L’uomo invece sceglierà di affidare alla madre una dose letale di morfina con cui la prega di sollevarlo dall’ebetismo a cui sarebbe condannato dal suo male. Ma chissà se la Signora Alving saprà mai attuare quel drammatico desiderio… Realtà e dimensione onirica, mistero e simbolismo sembrano fondersi sulla scena di questo dramma, in cui gli spettri del dissoluto ministro Alving e della giovane cameriera Regine, aleggiano nelle vite tormentate di Helene e Osvald, riemergendo proprio nel momento in cui sembravano essere scomparsi definitivamente.

Spettri va in scena per il cartellone Prosa dello Stabile regionale da martedì 12 a giovedì 14 marzo: due recite sono serali (20.30) mentre quella di mercoledì è pomeridiana con inizio alle 16.

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By | 2013-03-11T12:57:07+00:00 11/03/2013|Categories: Magazine|Tags: , , , , |0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.