Google ammette di aver violato la privacy

Dopo le accuse della Federal Trade Commission Google ha ammesso di aver violato la privacy dei cittadini raccogliendone i dati personali durante la realizzazione di Street View. Durante le operazioni di raccolta delle immagini iniziate nel 2008 il colosso americano avrebbe “casualmente” acquisito anche password, email e altre informazioni personali degli utenti dalle reti wi-fi non protette.

Una multa di 7 milioni per la violazione più grave della storia.

Al momento quest’avvenimento è considerato la violazione della privacy più grave della storia. Inizialmente l’azienda aveva negato l’accaduto, per passare poi a minimizzarne la gravità. In seguito al continuare delle accuse BigG ha infine puntato il dito contro un suo dipendente, che avrebbe agito di sua spontanea volontà e senza seguire le istruzioni dei superiori. Secondo la Ftc, invece, non si trattava di un caso isolato, ma di un’operazione concertata e studiata dai vertici dell’azienda. L’accusa al motore di ricerca, come racconta il New York Times, è stata intentata da 38 stati e si è risolta, per ora, con una multa di 7 milioni di dollari. Visti gli introiti dell’azienda non è la multa a fare scalpore, ma ciò che l’accaduto ha comportato. Il punto più importante, secondo gli esperti in materia di privacy, è il fatto che si finalmente un’azienda diventata “un violatore seriale della riservatezza della gente” abbia ammesso le proprie colpe. Ne è convinto Scott Cleland, responsabile di un’associazione di consumatori statunitense «Finalmente, gli stati americani hanno dato un segnale a Google: ti stiamo osservando, e c’è una linea che non devi valicare».

Possiamo solo immaginare l’effetto che la condanna avrà su Google Glass, gli occhiali che permettono di registrare quanto ci circonda. Dalla Federal Trade Commission intanto arrivano ordini precisi: l’azienda ha sei mesi di tempo per rimettere a posto le cose, dovrà organizzare un evento annuale, della durata di una settimana, per sensibilizzare i dipendenti sul tema dei dati sensibili, e infine rendere disponibili programmi di certificazione del rispetto della privacy. A questo seguirà anche una sorta di “mea culpa” pubblico, con la diffusione su You Tube di un video esplicativo per spiegare agli utenti come impostare una password per la rete wi-fi, pubblicizzandolo ogni giorno per due anni sul proprio canale.

Non mancano i dubbi sull’efficacia delle sanzioni «Chiedere a quella società di educare gli utenti alla privacy è come chiedere alla volpe di insegnare ai polli come assicurare la sicurezza dei pollai» ha affermato il responsabile di Consumer Watchdog. Intanto però consumatori stanno prendendo coscienza del mondo del web, iniziando a far valere anche qui i propri diritti.

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By | 2013-03-18T10:24:41+00:00 18/03/2013|Categories: Mondo, Tecnologie|Tags: , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa