L’INTERVISTA – Grande Guerra: Nicolò Giraldi a piedi da Londra a Trieste

Un giornalista, corrispondente da Londra per la Voce del Popolo, il quotidiano italiano della minoranza in Croazia e Slovenia, laureato in Storia Moderna. È questo il profilo di Nicolò Giraldi, triestino di 30 anni, che in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, che ricorre quest’anno, ha deciso di incamminarsi da Londra per arrivare a piedi fino a Trieste. Partirà infatti sabato 10 maggio e arriverà a destinazione il 9 luglio, percorrendo i luoghi della Grande Guerra. Lo farà con un progetto particolare e davvero innovativo. Noi di Radioincorso.it abbiamo parlato direttamente con lui che ci ha spiegato l’itinerario e ci ha svelato tante piccole curiosità che renderanno questo pellegrinaggio davvero unico.

DOMANDA: Percorrerai a piedi il tragitto che ti porterà da Londra fino a Trieste. Quale itinerario hai scelto?
RISPOSTA: Partirò dal sud-est dell’Inghilterra, da Londra fino a Dover passando per Canterburry. Da lì mi imbarcherò su un traghetto che mi porterà a Calais, in Francia. Mi sposterò poi verso il Belgio, esattamente a Ypres e Menen. In seguito mi sposterò in direzione sud, toccherò Lille,  Lens, Arras, Cambrai, Saint Quentin e Sedan. Rientrerò di nuovo in Belgio a Virton, per spostarmi poi nel Lussemburgo. Ritornerò in Francia, a Thionville e Verdun, Metz e Strasburgo. Dopo Strasburgo entrerò in Germania: Stoccarda, Ulm, Augusta, Monaco. Mi sposterò a sud verso Innsbruck. Entrerò in Italia dal Brennero. Da lì in direzione sud-est verso San Candido. Entrerò in Friuli Venezia Giulia sostanzialmente da Sappada, per arrivare in Carnia ed entrare in Slovenia per la Val Resia, arrivando fino a Caporetto e rientrando in Italia da Cividale del Friuli e infine Cividale-Gorizia, Gorizia-Monfalcone fino a Trieste.

Bora.la ha aperto una campagna di fundraising per sostenere il progetto di Nicolò Giraldi

D: Tutti questi spostamenti, eccetto quelli più lunghi da fare obbligatoriamente con traghetto, treno, autobus, li farai a piedi. Perché la scelta di spostarti a piedi?
R:Le ragioni sono plurime. La prima, non in ordine di importanza, risale a due anni fa quando mi è stato regalato un libro che si chiama Tempo dei Regali, di Patrick Leigh Fermor, un autore inglese che nel 1933, a soli 18 anni ha percorso Londra-Costantinopoli a piedi. Questo libro per me è stato fondamentale: mi ha aperto un mondo di lentezza, che non si collega assolutamente alla situazione metropolitana che vivo ogni giorno a Londra. Una dimensione opprimente se uno non riesce a controllarla. Ho preso quindi questo libro come spunto. La seconda ragione è legata all’itinerario: volevo fare qualcosa di particolare sulla Grande Guerra in occasione del centenario. Sentivo che se avessi percorso le tappe del Fronte Occidentale e del Fronte Orientale solamente spostandomi da un punto all’altro con pullman, passaggi in macchina, treno o qualsiasi altro mezzo di trasporto che non siano le tue gambe, avrei perso qualcosa: tra la Francia e il Belgio esistono pianure sterminare di memoriali, cimiteri, piccoli musei, semplicemente piccoli paesaggi che hanno vissuto sulla loro pelle quello che è successo cent’anni fa. Non ci sono ovviamente più testimoni diretti però il ricordo è ancora vivo, visto che ci sono luoghi come Ypres dove ogni sera alle otto si svolge una cerimonia durante la quale si commemorano le migliaia di soldati deceduti. Quindi l’idea di andare a piedi è una scelta fatta per vivere il paesaggio con lentezza. In ultimo, quello che mi ha spinto è anche la possibilità di mettermi in gioco. Ho pensato “Ho 30 anni, scrivo da quasi dieci, se non lo faccio adesso non lo farò mai più”.

D: Noi conosciamo le vicende della Grande Guerra attraverso i libri di scuola. Il tuo scopo infatti non è quello di raccontare le vicende. Qual è?
Il mio scopo è assolutamente distante dal tornare sui libri. A scuola ci siamo stati tutti e la Prima Guerra Mondiale a grandi linee la conosciamo. L’obiettivo principale del reportage che andrò a fare è quello di parlare con le persone che vivono ogni giorno la Prima Guerra Mondiale sul campo: per il centenario ci sono da una parte le Istituzioni, le “stanze dei bottoni”, che compaiono durante i giorni delle celebrazioni per tagliare un nastro e dall’altra parte c’è tutto il sommerso, ovvero le migliaia di persone che lavorano ogni giorno nei cimiteri, nei memoriali. Parlo anche delle guide turistiche, dei direttori dei musei, o semplicemente degli appassionati che durante l’anno ricevono i turisti, che ogni giorno “gestiscono i luoghi della memoria”. Queste sono le persone che io ho contattato o che mi hanno contattato e che danno ogni giorno un contributo al mantenimento della memoria. Il mio scopo è quello di dare un taglio popolare al progetto, mischiarmi alla gente comune che lavora nei musei e nei memoriali, il mio scopo non è quello di incontrare istituzioni o personaggi importanti.

D: Sei riuscito a contattare testimoni indiretti della guerra? Persone che non l’hanno vissuta in prima persona ma che possono portare la testimonianza indiretta di parenti o concittadini?
R: Durante il reportage mi recherò in un paesino in Belgio, al confine con il Lussemburgo, che si chiama Virton. Lì all’inizio della guerra, il 24 agosto ci fu un massacro di civili da parte dell’esercito prussiano, di cui la storiografia non riesce ad oggi a darne una spiegazione. In questo paese intervisterò un cittadino di 90 anni. Lui è stato testimone indiretto dei fatti, raccontatigli dai genitori e dalla gente del luogo. Colpito dall’accaduto, decise di mettere in piedi il museo della città utilizzando tutto il materiale, proiettili, documenti e quant’altro che aveva recuperato. Delle persone che incontrerò lui è quella più vicina alla Prima Guerra Mondiale.

D: Sarà possibile seguire i tuoi spostamenti sui social?
R: Sì, su bora.la (che ha promosso una campagna di fundraising per sostenere il progetto di Nicolò) ci sarà una corrispondenza costante che permetterà di seguire il percorso. Su twitter sarà presente un hashtag, #gironellastoria. Sarà possibile seguire gli spostamenti anche sul mio blog www.nicologiraldi.wordpress.com. Si è messo in contatto con noi anche Turismo Fvg. Si è mosso l’ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la celebrazione della Grande Guerra, che vorrebbe seguire il progetto tramite i social e mettere a disposizione le loro piattaforme.

D: Alla fine del tuo percorso raccoglierai in un libro tutto il materiale raccolto.
R: Si, il materiale scritto e registrato sicuramente sarà usato per creare un volume. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere case editrici nazionali, in quanto racconto la storia da un punto di vista diverso. La mia intenzione non è quella di scrivere un saggio di storia, farei un qualcosa di già visto e già scritto.

Insomma, una preparazione lunga circa quattro mesi, dodici pagine di progetto. Un budget che oscilla tra i 700 e gli 800 euro per vivere due mesi tra Londra e Trieste. Contatti trovati personalmente, senza intermediazioni, dei quali Nicolò ci ha raccontato anche qualche aneddoto: “alla prima fermata nel Kent – racconta Nicolò – mi ospiterà una coppia trovata tramite il contatto internet del reverendo di un paese di 300 abitanti”. “Nel giro di chilometri non c’era un Bed&Breakfast, ho contattato allora direttamente la chiesa. Il reverendo, durante la messa della domenica, ha raccontato la mia storia e un coppia si è offerta per ospitarmi”. Se il suo viaggio nella Prima Guerra Mondiale ha degli antefatti così particolari varrà assolutamente la pena seguire tutto il percorso di Nicolò Giraldi.

Commenti Facebook

About the Author: