Grande Guerra, un logo per trasmettere speranza

Per disegnare il logo del progetto Comunicare ai giovani la Grande Guerra, si è scelto di utilizzare immagini chiare ed immediate, che però non rientrassero nella banalità. Il libro aperto indica un mezzo di comunicazione determinante per diffondere la conoscenza delle cause che hanno portato alla guerra, ma anche degli orrori e delle conseguenze che ne sono derivate. Esso richiama inoltre il concetto di cultura, vista come uno strumento di pace, capace di fermare la logica della violenza, come simbolicamente indicato dall’interruzione della prima riga di filo spinato, nella speranza che non si debbano mai più ripetere eventi di questo genere. Questa speranza viene rappresentata, nella parte superiore del logo, dallo sfondo di colore verde acceso, come qualcosa che nasce dalle rovine della guerra, ricordate invece con il colore verde-marrone in basso, richiamante il fango e il terreno delle trincee. Sul verde speranza si colloca il trascorrere del tempo, con specifico riferimento agli anni del Centenario.

LOGO CON PLACCA

I papaveri situati in alto, sopra il verde speranza, sottolineano inoltre l’importanza della commemorazione e del ricordo dei caduti in guerra e, tramite il loro colore rosso, il sangue che è stato sacrificato. La presenza di questi fiori è tra l’altro particolarmente significativa, perché sono quelli citati nei versi del poeta di guerra canadese John McCrae e divenuti simbolo universale della tragedia della Grande Guerra: “Nei campi delle Fiandre sbocciano i papaveri / tra le croci che, fila su fila, segnano il nostro posto; / e nel cielo volano le allodole / che cantano coraggiosamente, appena udite tra il suono dei cannoni”.

Sotto il disegno, il titolo del progetto è riportato su una sorta di placca metallica, che riproduce la piastrina identificativa in uso nelle Forze Armate italiane già alla fine dell’800. Si trattava di una targhetta 37×54 mm in zinco forata agli angoli per essere cucita all’interno della giubba durante la ferma. Queste piastrine portavano inciso elettricamente o dipinto con vernice indelebile il nome del militare, la matricola, l’anno di nascita, il distretto militare e a volte anche la categoria di arruolamento. Va precisato che durante la prima guerra mondiale fu introdotto, oltre alla piastrina, un astuccio di latta 52x34x5 mm composto da due guancette unite da una cerniera ad un’estremità, mentre a quella opposta, a forma di appiccagnolo forato, era infilato uno spago che serviva per appenderla al collo. All’interno era custodito un cartiglio con i dati anagrafici, la matricola, il grado, il reparto, il distretto militare, il nome dei genitori e l’indirizzo di residenza. Sul retro erano annotate le vaccinazioni cui era stato sottoposto il soldato.

Per saperne di più:

–   McCRAE John, In Flanders Fields (Nei campi delle Fiandre),

–  Cos’è la piastrina identificativa

 di Laura Bologna

 

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